Situazione debitoria, il sindaco: il lavoro di chiarezza andrà avanti

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Il primo cittadino che in apertura aveva sottolineato la differenza tra la massa passiva e i debiti caratterizzati dalle condizioni di certezza, liquidità ed esigibilità, ha poi aggiunto: “Ciascuno debito ha una sua genesi e non è indifferente comprendere quando siano nati e perché si sia giunti ad affrontarne la loro liquidazione solo oggi. Nel corso del mio primo mandato, l’amministrazione comunale ha già pagato circa 20 milioni di debiti fuori bilancio provenienti da fatti e sentenze assolutamente antecedenti al nostro insediamento. Come in quelle circostanze, anche oggi ci troviamo ad affrontare questioni nate a ridosso degli anni’80, a causa di espropri di suoli su cui sono stati costruiti alloggi non sempre di edilizia residenziale. Già nel 2009, subito dopo una sentenza che ha fatto da spartiacque sulla materia, avevo chiesto al settore legale puntuali relazioni sulle singole vicende, incartamento inviatomi solo nel marzo 2012. Di fronte a tutto ciò l’amministrazione ha continuato il suo lavoro di accertamento fino all’istituzione di una commissione intersettoriale.Sono venute a galla incongruenze e fattispecie molto preoccupanti che hanno danneggiato l’Ente, e quindi la collettività, in maniera evidente. Ad esempio, il cui valore era stimato intorno alle 30mila lire per metro quadro sono arrivati fino all’astronomica cifra di circa 100 euro per metro quadro. Ma ancora, è di questi giorni la notizia di un commissario ad acta impegnato nella esecuzione di una sentenza che vede il Comune, soccombente in giudizio, dover pagare una particella già comprata dallo stesso Comune, come risulta dagli atti realizzati dal dirigente dell’epoca”.Sui singoli aspetti di natura tecnica rientranti nelle passività del Comune ha relazionato l’assessore al Bilancio, Cosimo Lepore: “Da più parti – ha esordito – ci viene chiesto di riconoscere queste sentenze e pagarle come debiti fuori bilancio. Se agissimo così rischieremmo di fare un danno alla cosa pubblica. Ci sono diverse fattispecie che ci incoraggiano in questa lettura, come quella di una CTU realizzata su contrada Fontanelle, dove per un esproprio da 27mila metri quadri è stata riconosciuta un calcolo errato per almeno 6mila metri quadri: una differenza da oltre tre milioni di euro che se avessimo pagato senza approfondire si sarebbe riperpetuata sulle casse comunali. Per inciso, la stessa consulenza tecnica ha poi riconosciuto che dei 27mila iniziali, il Comune ha utilizzato solo 8mila metri quadri”. “Se in questi giorni – ha aggiunto ancora Lepore – si è parlato di riapertura controllata del dissesto è perché troppe vicende legate alla chiusura di quel capitolo della storia amministrativa, non hanno trovato una reale conclusione. Ci siamo fidati, all’insediamento 2006, della chiusura attestata e degli equilibri di bilancio che ci venivano proposti: troppi dubbi e troppe incertezze su quell’azione si sono accumulate”.“Come si evince – ha poi aggiunto il sindaco – abbiamo rischiato di pagare somme non dovute. La situazione è seria e dalle pesanti ripercussioni sociali, visto che ci sono tanti cittadini che abitano in alloggi costruiti su suoli mai pagati. Anche per questa ragione abbiamo il dovere di prendere le distanze da chi semplicemente ci suggerisce di pagare questi debiti senza realizzare i dovuti approfondimenti. Io sono certo che chi continua a sostenere che i debiti del Comune ammontano a 25 milioni, asserisce il falso. Su questi presupposti ci presenteremo domani in Consiglio, certi di aver lavorato ben e con coraggio predisponendo anche un piano di rientro eventuale per tutte le somme che ci sono state indicate: le delibera sul piano con la Cassa Depositi e Prestiti è solo un esempio. Il Consiglio può decidere la strada che ritiene più idonea, io credo sussistano le condizioni degli articoli 193 e 194 del TUEL, e quindi vi siano gli equilibri di bilancio, così come è possibile imboccare la strada del decreto 174 dello scorso 8 ottobre: in ogni caso posso assicurare che il Comune continuerà nella strada della chiarezza, a tutela degli interessi collettivi”.Al termine dei lavori anche il vicesindaco Raffaele Del Vecchio ha voluto stigmatizzare la vicenda definita “uno dei bubboni peggiori e delle pagine più oscure della storia amministrativa di Benevento”. “Bisogna accertare – ha concluso Del Vecchio – le responsabilità di ogni tipo perché venga fatta la doverosa chiarezza e chi ha sbagliato, per dolo o per colpa, sia chiamato a risponderne”.

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