Domani parte Riverberi 2014, il jazz festival di Benevento

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 Prima della sua esibizione, una raffinata intro con Sara Aquino che reciterà “Dammi Tempo”, un testo di Isabella Pedicini, accompagnata dalla tromba del direttore artistico Luca Aquino. Bearzatti proporrà un fantastico viaggio nelle canzoni d’amore di Duke Elliington, il pianista e compositore statunitense che ha un posto d’onore nella hall of fame del jazz mondiale. Al termine del concerto, da piazza Santa Sofia partirà una straordinaria performance itinerante: una parte de "La Banda del Bukò”, con l’ausilio di Luca Aquino, Sergio Casale, Carmine Ioanna e Pasquale Pedicini, suonando, percorrerà corso Garibaldi e i suoi vicoli fino ad arrivare in via Niccolò Franco, presso la Vineria Frittole. Dove, ad attenderla, ci sarà la restante parte del gruppo che prenderà, al volo, le stesse note anche con supporti elettronici. Quest’ultima parte dello spettacolo sarà aperta a tutti, con via Niccolò Franco che si trasformerà, per qualche ora, in una sorta di piccolo auditorium. Prossimi appuntamenti con i concerti di Riverberi domenica 20 luglio: alle 19 Sergio Casale in “Sciuscià” presso il cortile di Palazzo Pallante Bosco Lucarelli in piazza Roma e alle 21.30 presentazione del disco “Solo" di Carmine Ioanna presso i giardini di via Umberto I adiacenti al Morgana Music Club. 
Si ricorda che le partecipazioni destinate al pubblico, sia singole che combinate, sono disponibili esclusivamente presso “Frittole Vineria” in via Niccolò Franco e “Frittole Drogheria” in via Pasquale De Juliis e che per qualsiasi info riguardo le stesse è possibile contattare il numero 3492497861.  
ULTIMO AVVISO: Per i pass riservati alla stampa in ordine all’accesso agli eventi, ogni testata potrà inviare nota di accredito (1 giornalista più 1 fotografo/operatore) all’indirizzo e-mail luigi.trusio@virgilio.it. I pass saranno poi ritirati dagli interessati il giorno 17 luglio, in occasione dei concerti inaugurali, all’ingresso del giardino di Palazzo Casiello in piazza Santa Sofia. 
Non essendo previsti posti riservati stampa/autorità, si invitano i colleghi giornalisti ad arrivare almeno un quarto d’ora prima per avere la certezza del posto a sedere. I pass saranno comunque disponibili all’ingresso sin dalle ore 20.15. 
FRANCESCO BEARZATTI (Giardini Palazzo Casiello, giovedì 17 luglio ore 21.15)
“Duke Ellington Sounds of Love”
Biografia
Narratore innamorato delle parole e capace di prodigiose innovazioni, straniero sempre e ovunque eppure profondamente italiano, musicista all'eterna ricerca dell’altro, attirato irresistibilmente dai processi rivoluzionari purché liberi e mutevoli e non rigidi, Francesco Bearzatti ha trascorso l’infanzia nella provincia friulana. Con i coetanei ha condiviso i primi amori musicali, ascolti da rockettaro vero: Led Zeppelin, Deep Purple, poi è arrivato il punk, Ramones, Sex Pistols e tutti gli altri. Diplomato in clarinetto al conservatorio di Udine, Francesco approfondisce gli studi a New York, dove ha modo di incontrare anche George Coleman. 
Per molti anni si dedica alla musica rock e pop, per diverso tempo si esibisce nelle discoteche locali anche nelle vesti di dj e incide alcuni progetti di musica elettronica che segnano profondamente la sua corsa musicale: “Ho suonato molta musica pop specie quando ero molto giovane. Ho suonato per cinque anni in discoteca, più o meno tutte le sere, lavorando con vari dj e come dj, e mi è capitato di registrare anche molta musica elettronica. Questo tipo di situazioni rappresenta un’influenza ancora oggi molto evidente: fa parte del mio background e quando penso ai miei progetti, mi viene naturale andare a pescare anche nel mio passato extra-jazzistico”. Tra le prime e più importanti esperienze formative è certamente il disco “Live At Vartan” – e conseguente tournée negli Stati Uniti – a nome del trombettista russo Valery Ponomarev nel quale si ritrova a suonare con il batterista Ben Riley, storico partner di Thelonious Monk. Forma nel 1994 il Kaiser Lupowitz Trio, formazione legata al periodo veronese e composta da Enrico Terragnoli alla chitarra e Zeno De Rossi alla batteria, che prende il nome da un investigatore privatore, personaggio inventato da Woody Allen per una short story, cui viene dato l’incarico di trovare Dio. Di chiara ispirazione newyorkese, specie per quell’avanguardia che si stava consumando all’interno della Knitting Factory, il trio si contraddistingue per una profonda spinta folk, con mescolamenti vari con il klezmer e la musica indiana. Insieme registrano un paio di dischi: “Dommage” gode anche della partecipazione di Kurt Rosenwinkel alla chitarra; “You Don’t!”, inciso al Systems Two Studio di Brooklyn, vede affacciarsi Josh Roseman. 
Il primo disco da leader è intitolato “Suspended Steps”, inciso per la Caligola in quartetto con Paolo Birro al pianoforte, Marc Abrams al contrabbasso e Max Chiarella alla batteria. Il disco, pubblicato nel ’98 e formato da repertorio quasi totalmente originale, gode di un buon consenso di pubblico e della critica specializzata (in particolare sul magazine francese JazzMan). Tuttavia il periodo seguente, gli anni trascorsi in Francia, a Parigi, segnano per Francesco l’apice della sua corsa artistica. Stringe un’ottima amicizia con Aldo Romano e partecipa alle registrazioni di “Because of Bechet”. Proprio in quell’occasione incontra Emmanuel Bex, virtuoso suonatore di organo. I tre formano il Bizart Trio capeggiato da Francesco e registrano “Virus” per l’Auand di Marco Valente (2003) e replicano l’anno seguente con “Hope” nel quale compare anche Enrico Rava. Nel 2003 viene votato Miglior nuovo talento al Top jazz indetto dalla rivista specializzata Musica Jazz.
Tra le molte collaborazioni, sicuramente di rilievo è quella con Giovanni Mazzarino. Francesco prende parte a diverse incisioni sia del quartetto che del quintetto del pianista siciliano, da “Plays Ballads” del 1999 a “Live allo Spasimo” del 2003, il primo realizzato in quartetto, il secondo in quintetto.
Prende parte al nuovo disco di Gianluca Petrella “Indigo 4” per la Blue Note ed è tra i protagonisti del quintetto di Stefano Battaglia con il quale ha già inciso un disco-tributo a Pier Paolo Pasolini che sarà prossimamente pubblicato dalla celebre casa discografica Ecm. Tra i progetti disponibili a suo nome, oltre al Bizart Trio (artefice dei due dischi per Auand), il premiato progetto “Stolen Days” sempre prodotto da Auand a nome del Sax Pistols (formazione nella quale lo affiancano Stomu Takeishi al basso elettrico e Dan Weiss alla batteria. Inoltre è protagonista di un libero adattamento per voce recitante e sassofoni di “Natura morta con custodia di sax” di Geoff Dyer, il duo con il pianoforte di Jean-Pierre Como e un progetto in solitario su Duke Ellington. Dopo aver partecipato al secondo disco dell’Indigo 4, nel febbraio del 2008 viene pubblicato dalla Parco della musica Records il disco “Tinissima”, lavoro interamente dedicato alla figura di Tina Modotti e concepito con la tromba di Giovanni Falzone e la ritmica formata da Danilo Gallo e Zeno De Rossi, questo è considerato uno dei lavori più interassanti del 2008.
Vince nell'ambito del referendum Top Jazz 2009, indetto dalla rivista Musica Jazz, il premio come "Strumentista dell'anno sezione ance".
Nel 2010 "X (Suite for Malcolm)" viene premiato come "Miglior disco dell'anno" nel Top Jazz 2010 e come Miglior Album in Italia da JazzitAward.
Miglior ancia 2011 referendum Musica Jazz e Miglior Sax Tenore Jazz It awards.
Miglior Musicista Europeo 2011 Accademie Jazz Francaise.
Collaborazioni 
Valery Ponomarev Universal Language, Charles Persip Orchestra, Kaiser Lupowitz Trio, Simone Guiducci Gramelot Ensemble, Fabio Morgera Quintet, Marc Abrams Four, The Organ Trio, Kepto Orchestra, C.C.Orcestra, Renato Chicco Quartet, Giovanni Mazzarino Quartet & Quintet, Third Eye Big Band, Gaetano Riccobono Quintet, Zero Orchestra, Bruno Cesselli Quartet, Andrea Massaria Quintet with Flavio Boltro, Pentagono, Gaetano Valli Quintet, G.Cazzola Quartet, Claudio Cusmano Quintet with Roberto Gatto, Beggio-Ciancaglini Quartet, Pietro Tonolo “Disguise” sestet, Aldo Romano “Because of Bechet”, H.Texier “Sud-Nord 4tet, S.Bollani “I Visionari”, Maria Pia De Vito “Songs From Underground”, G.Petrella “Indigo Four”
J.Lovano, B.Morris, D.Irvin, L.Parker, L.Hayes, R.Eubanks, B.Riley, T.Kirkpatrik, D.Bennet, K.Wheeler, R.Brecker, M.Murphy, M.Hendrix, G.Telesforo, P.Birro, S.Battaglia, J.Cartwight, P.Tonolo, M.Tonolo, K.Rosenwikel, M.Tamburini, L.Patruno, N.Stilo, F.Bosso, T.Harrell, E.Zigmund, B.Trotignon, L.Sclavis, H.Texier, J.P.Como, A.Menconi, A.Kell.
Progetto “Duke Ellington Sound of Love” che presenterà a Riverberi
Un omaggio alla musica di Ellington dal talento di Francesco Bearzatti. Si dice che i viaggi iniziano nell’immaginazione e finiscono nel ricordo. Almeno dovrebbe funzionare così. Però Francesco Bearzatti ci insegna che c’è anche un altro modo di viaggiare. Lui parte dalla memoria e finisce nell’inventiva. Perché un personaggio come Duke Ellington lo impone, la sua musica parla chiaro. Un artista che ha saputo trarre dal proprio ingegno una singolare propensione a scommettere sull’innovazione, a cambiare senza tradirsi. Insegna, Bearzatti, che la musica di Ellington è bene conoscerla, accettarla e poi integrarla alla propria. Che la si debba riarrangiare per capire quanto ancora oggi possa funzionare, evocare, divertire, far gioire. Allora il ricordo della storia diventa la premessa del quotidiano che Bearzatti esplora, scompone e ricompone in una sorta di bilancio estetico e affettivo della musica di Ellington. Il sassofonista, estroso e divertito, aggiunge alla storia ancora una altro tocco personale: i brani di Ellington vengono interpretati esclusivamente imboccando il sassofono; quelli di Billy Strayhorn – che del Duca fu il più fedele collaboratore – sono sviluppati al clarinetto. E l’autoritratto in forma fantastica è completo.
BANDA DEL BUKO’ (Percorso itinerante da piazza Santa Sofia a via Niccolò Franco c/o Frittole Vineria, giovedì 17 luglio ore 22)
“Musica, rombi movimentati di sguardi intrecciati a forti odori e tremori instabili delle emozioni”
Biografia
La Banda del Bukó nasce come laboratorio d'idee, di condivisione, di ascolto, di pratica musicale e pratica di vita felice. In questo laboratorio la banda ha dimostrato di essere strumento d'integrazione di musicisti professionisti e non professionisti che insieme hanno collaborato e lavorato come una ditta di costruzioni per erigere tanti palazzi fatti di armonie, allegria ed energie positive – elementi che solo la musica riesce a mettere in circolo nell'aria. Per far ciò sono serviti tanti operai-musicanti e, pertanto, quello che sembrava all'inizio essere un assembramento di pochi uomini armati di strumenti per fare musica diviene un appuntamento che vedrà una vera a propria banda produrre materiale energetico e poetico capace di dare alle persone che ascoltano voglia di costruire e stimolo alla riflessione sul collettivismo quale unica forma di emancipazione dalla tristezza e monotonia di una società sempre più disaggregante. 
La Banda del Bukó nasce presso il Circolo Virtuoso Bukó, uno dei posti dove il gruppo ha lavorato per creare ciò che ora ha tra le mani.
Insieme al materiale della banda saranno in circolo nell'aria frammenti di esperienze condivise e non, genuflessioni di artisti e meno artisti che vogliono scendere dalle nuvole per ritrovare l'umidità in testa e non sotto i piedi.
Ecco la composizione della Banda: Leonardo Masone basso tuba, Stefano Cocca sax tenore e sax soprano, Tommaso Caroscio clarinetto e fisarmonica, Francesco De Luca asso elettrico, Domenico Panella percussioni e chitarra battente, Giampaolo Vicerè fisarmonica, Emanuele Vicerè percussioni e basso tuba, Fabrizio De Cunto tromba e flicorno, Fabrizio De Cunto sax tenore, Antonietta Rossi trombone, Dario Spulzo chitarra acustica, Vincenzo Nisco, chitarra acustica, Michele Iannotta tromba, Luciano Faiella flicorno contralto. 
Progetto che presenteranno a Riverberi
Un susseguirsi di suoni, ritmi e vibrazioni con gli ottoni (e non solo) indiscussi protagonisti per lasciarsi coinvolgere in un tripudio di emozioni: musica, rombi movimentati di sguardi intrecciati a forti odori – si! La loro musica puzza! – e tremori instabili delle emozioni!.
 

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