L’ANM VERSO L’ASSEMBLEA GENERALE DEL 9 NOVEMBRE 2014

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Le riforme che si vanno delineando sono lontane da quella rivoluzione che, secondo facili slogan, dovrebbe restituire alla giustizia piena efficienza e decoro. In più, tali progetti di riforme si uniscono a dichiarazioni pubbliche, che associano i ritardi della giustizia a una presunta scarsa produttività dei magistrati.

Tali dichiarazioni offensive si affiancano ai molti luoghi comuni, alimentati da quanti insistono sulla nostra presunta inefficienza e irresponsabilità:

sono veri e propri falsi, smentiti dai dati statistici che collocano la produttività della magistratura italiana ai livelli massimi in Europa, con oltre 2 milioni 800.000 mila cause civili e con oltre 1 milione 200.000 procedimenti penali definiti in un solo anno.

Soltanto l’impegno straordinario dei magistrati e del personale di cancelleria ha consentito di consolidare la tendenza verso una lenta ma progressiva riduzione delle pendenze nel settore civile e del lavoro.

Nel settore penale, ricordiamo i risultati conseguiti, nonostante le difficoltà:

nel contrasto alla criminalità organizzata ed economica

nella lotta alla corruzione

nella tutela dell’ambiente e della sicurezza sui luoghi di lavoro

nella prevenzione patrimoniale, con aziende e immobili sottratti alle mafie e recuperati alla legalità;

l’impegno e la qualità del lavoro svolto dai colleghi degli Uffici minorili;

lo sforzo dei colleghi della Sorveglianza cui va il merito se l’Italia si è sottratta a nuove condanne della Corte europea.

Occorre dunque ribadire il ruolo centrale e insostituibile della giurisdizione e la qualità del nostro lavoro.

La magistratura associata non intende farsi trascinare sul piano dello scontro sindacale, che mal si concilia con la specificità della funzione giudiziaria.

La giurisdizione va tenuta indenne con ogni forza dai rischi di burocratizzazione e va salvaguardata, quale funzione di rango costituzionale, nelle sue caratteristiche di autonomia e di autorganizzazione, non quale presunto privilegio di categoria ma quale interesse della Repubblica.

In una parola, la giurisdizione va salvaguardata nella sua dignità.

E’ appunto nella prospettiva della dignità e specificità della funzione giurisdizionale che devono trovare adeguato riconoscimento lo stato giuridico e i diritti della Magistratura.

Assistiamo da tempo a interventi che, in modo asistematico e spesso incoerente, eccedono i confini della semplice riforma tecnica.

A titolo d’esempio:

* le modalità e i tempi della riduzione dell’età pensionabile, che produce la decapitazione, in contemporanea, di centinaia di incarichi di vertice e consistenti vuoti in un organico già in sofferenza;

* la riduzione della sospensione feriale e delle ferie, anche per le modalità con cui essa è stata annunciata e realizzata, con l’accostamento suggestivo e offensivo tra una presunta – e inesistente – chiusura estiva dei tribunali e i ritardi della giustizia;

* l’introduzione, nel processo civile, di strumenti deflattivi, astrattamente apprezzabili ma troppi, costosi e male armonizzati fra loro e con le regole del processo;

* la mancata attuazione della revisione delle piante organiche della magistratura connessa alla riforma delle circoscrizioni giudiziarie;

A ciò si uniscono:

una perdurante assenza di seri investimenti in personale e strumenti di lavoro;

il progressivo impoverimento della cultura della legalità e della qualità del processo

ripetute accuse di supplenza rivolte a una magistratura spesso lasciata sola su materie che il legislatore non sa o non vuole affrontare;

un dibattito pubblico quasi sempre superficiale, intriso di pregiudizi e di luoghi comuni, che fa dei magistrati una casta fra le caste e bolla di corporativismo qualsiasi espressione o parere che provenga dalla magistratura associata, in un evidente fastidio per il controllo di legalità;

la banalizzazione del tema della responsabilità civile dei magistrati, col ricorso a slogan che non tengono conto della specificità della funzione giudiziaria, col rischio di promuovere, per dirla con le parole di Livatino, una giustizia non più giusta ma più innocua e più conformista.

Offriamo oggi ai cittadini questi spunti di riflessione. A piccoli passi, si rischia di retrocedere, in una progressiva erosione del ruolo della giurisdizione, con riforme condotte in assenza di un progetto organico, con strumenti normativi impropri e con soluzioni inefficaci, accompagnate da slogan che ne dissimulano l’inutilità.

La magistratura italiana ha sempre dimostrato maturità, senso di responsabilità, forte condivisione etica. Noi vogliamo discutere del nostro ruolo e del nostro stato giuridico, perché sappiamo che esso è presidio della dignità della nostra funzione; noi chiediamo strutture adeguate, condizioni di lavoro decorose e personale sufficiente e preparato, norme efficaci e chiare, perché sono condizioni indispensabili per rendere un servizio efficiente al cittadino; chiediamo investimenti nell’innovazione e nell’informatizzazione del sistema, funzionali a una giustizia moderna e al passo con i tempi. Su questo e sulle buone riforme noi chiediamo alle altre istituzioni un impegno formale.

La magistratura, così come rifiuta la deriva di una burocratizzazione del proprio ruolo, al tempo stesso :

> rifiuta la via delle polemiche pretestuose e delle chiusure corporative;

> non vuole privilegi ma respinge le offese e difende con intransigenza il proprio decoro, in coerenza col suo rango costituzionale;

> chiede le riforme necessarie a restituire alla funzione giudiziaria piena efficienza e decoro.

Sulla difesa dei valori costituzionali e della funzione giurisdizionale non potremo mai cedere.

Perché quando una vittima della mafia o del malaffare chiederà soccorso, o un cittadino invocherà la tutela dei propri diritti, quando, insomma, una persona vorrà giustizia, possa sempre trovarla, nella professionalità e nell’indipendenza di un magistrato.

Su questo ed altro i magistrati si riuniscono in Assemblea generale il 9 Novembre 2014.

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