Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

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Dopo la Santa Messa nella chiesa di Santa Sofia in suffragio dei Caduti della Grande Guerra, di cui quest'anno ricorre il Centenario, il Presidente Ricci ha preso parte alla solenne Commemorazione davanti al Monumento ai Caduti di Piazza IV Novembre.

Qui ha pronunciato, secondo il protocollo stabilito nel Cerimoniale, la sua Allocuzione.

Ricci, dopo aver salutato il Prefetto, tutte le Autorità e i cittadini presenti, e dopo aver dato alle Forze Armate italiane impegnate in missioni di pace nel mondo di aver conquistato il plauso delle popolazioni assistite e del nostro Paese, ha reso omaggio ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.

“I Caduti erano giovani, anche giovanissimi, padri di famiglia, gente umile, contadini, operai che giunsero a sacrificare la propria vita per l'Italia nel fango, nella neve e nel dolore delle trincee del Carso”.

Ricci ha ricordato che da quel terribile massacro “nacque il fiore di una vera Unità nazionale, bene supremo dell'Italia”: infatti, insieme lottarono cittadini meridionali e cittadini settentrionali per costruire il nostro Paese.

Il Presidente ha, quindi, ricordato che, nella attuale difficilissima congiuntura socio-economica, “i nostri giovani vivono un pesantissimo disagio: ma, in ricordo dei giovani Caduti 100 anni or sono, questa loro condizione – ha concluso Ricci – impone a noi amministratori pubblici un impegno ancora maggiore ed una ancora più grande dedizione al dovere”.

In occasione della cerimonia del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, ha pronunciato un’allocuzione che di seguito viene riportata:

“In premessa alle solenni Celebrazioni odierne, sono orgoglioso, a nome della Città di Benevento, di poter rivolgere il saluto dell’intera Comunità, oltre al mio personale, a tutte le Autorità Civili, Militari e Religiose presenti.

Un saluto particolare al nuovo Presidente della Provincia, Claudio Ricci, a lui anche gli auguri per l’arduo compito a cui è stato chiamato.

Un doveroso e rispettoso omaggio, inoltre, lo rivolgo a tutti i cittadini presenti, che contribuiscono, con la propria vicinanza, ad impreziosire il doveroso tributo che oggi siamo chiamati a rappresentare.

La Festa dell’Unità Nazionale, giornata contemporaneamente ascritta alle nostre gloriose Forze Armate, rappresenta un’occasione unica, innanzitutto per ringraziare tutti gli uomini e le donne in divisa che quotidianamente garantiscono con il proprio impegno, la serena e pacifica coesistenza tra le tante istanze presenti in realtà sempre più complesse e articolate.

Un ringraziamento che va, senza alcuna distinzione, a tutti gli operatori cui lo Stato devolve l’insidioso compito della tutela dell’ordine e della realizzazione compiuta della Giustizia. Uomini e donne che prima di ogni altra cosa, assolvono ai propri doveri di lavoratori, e che come lavoratori affrontano le difficoltà di questi tempi.

Alle donne e agli uomini in divisa, figli di Benevento e del Sannio, impegnati su questo territorio come in ogni altro angolo remoto del mondo, per portare Pace, garantire l’ordine, fermare i soprusi e assicurare che, anche i più forti rispettino le regole: rivolgo l’orgoglioso saluto del Comune Capoluogo.

Duplice è l’impegno per i rappresentanti delle nostre Forze Armate: nelle vesti di tutori dell’ordine, in prima fila per assicurare il pieno rispetto e la completa attuazione del principio di legalità; come padri e madri di famiglia, che ogni giorno sono impegnati nell’affrontare le insidie crescenti di una congiuntura economica non più etichettabile semplicemente come ‘crisi’.

Tenere insieme queste contraddizioni, è compito non agevole, in modo particolare per chi è demandato ad importanti e rilevanti responsabilità, non prive di ripercussioni sociali.

Troppo spesso si dimentica che ai compiti sempre più difficili cui sono demandati i lavoratori italiani, ve ne sono altri anche più complessi per chi indossa la divisa dello Stato. Credo, invece, che anche attraverso l’impegno delle nostre forze armate, sarà possibile contrastare la crescente disaffezione che investe i simboli dell’Unità Nazionale.

La fase di una antipolitica ormai abusata, sembra dover cedere senza soluzione di continuità ad una sorta di scetticismo, nei confronti dell’operato dei tanti uomini e donne schierati sui fronti critici di cui abbonda il Paese.

Uno stato di sofferenza, le cui semplici avvisaglie sarebbero dovute bastare ad elevare una difesa complessiva da parte delle istituzioni. Una reazione che troppo spesso è stata ritardataria o insufficiente.

Assolve egregiamente a tale compito, il Capo dello Stato che anche in occasione delle celebrazioni odierne, ha fatto risuonare alto e chiaro, il sentimento di devozione che gli italiani vivono verso le proprie Forze Armate.

Oggi più che mai i particolarismi minano dalle fondamenta il vincolo che ha garantito il prosperare degli Italiani. L’Unità Nazionale che proprio qui siamo chiamati a celebrare, viene svilita quando si offre la percezione di uno Stato che è pronto a contrapporre lavoratori ad altri lavoratori.

E’ il caso di quanto recentemente avvenuto con gli operai di Terni a Roma.

Le istituzioni per recuperare credibilità e fiducia, non possono devolvere ad altri le proprie competenze e devono assolvere ai compiti affidati.

Allo stesso modo non ci deve esser timore nell’individuare le negligenze e le responsabilità, che hanno negato obiettivi minimi, come il rispetto per la vita di chi proprio alle autorità di Giustizia è affidato.

Ma gli errori di pochi, non possono essere coperti con il lavoro di molti, se non si vuol svilire l’impegno dei rappresentanti dello Stato.

La storia ci racconta che sulle trincee della Grande Guerra, qui oggi celebrata, non si definirono solo i confini dell’Italia, ma contemporaneamente anche il popolo italiano.

Quei soldati che un secolo fa arrivavano al fronte, nemmeno conoscevano una lingua comune, e che fosse a tutti comprensibile. Eppure riuscirono a gettare le basi per il futuro glorioso che ci ha poi regalato la storia.

Paradossalmente, oggi che quei confini hanno perso il loro valore anche simbolico, grazie al superamento nell’Europa del concetto di limite invalicabile, ritornano ad affacciarsi gli stessi spettri.

Esattamente come allora nelle regioni del Sud, l’emigrazione diventa regola, insieme alla povertà dilagante, e il numero dei nuovi nati ritorna inferiore a quello dei decessi. Anche se può sembrare, non è un bollettino della Grande Guerra, bensì l’ultimo rapporto dello Svimez.

Di fronte a cifre che raccontano di fatti talmente preoccupanti, tanto significativi da rimettere in discussione vincoli, legami e simboli, non resta che riscoprire un nuovo linguaggio comune. Un codice innanzitutto utile a superare i particolarismi e le false contrapposizioni sociali.

Ho l’onore di essere per la nona volta al cospetto del picchetto d’onore allestito per i festeggiamenti del IV Novembre: un onore particolare poter rappresentare la città di Benevento. Ho rinsaldato in questi anni la convinzione assoluta nel valore dell’Unità e la fiducia che meritano le nostre Forze Armate, anche nel perdurare delle difficoltà contingenti.

Viva Benevento

Viva le Forze Armate

Viva l’Italia Unita”

 

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