Si accende Sarno, si infiamma lo Zaccheria. Il Lecce si inchina

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Il calcio insegna che spesso certi giocatori particolarmente estrosi, possano trascorrere un’intera partita trotterellando per il campo, sbagliando tocchi piuttosto semplici, e raccogliendo solo errori banali e improperi dei tifosi più esigenti e meno pazienti. Poi, basta un lampo, pochi minuti in cui si toglie il guinzaglio al talento, e gli si concede libertà di espressione. E le urla di disapprovazione, si trasformano in goduria.
Quella di Vincenzino Sarno sarà una notte difficile da dimenticare. Una gara non positivissima, fino al 45’ della ripresa, quando Leonetti si procura una punizione dai 25 metri, da posizione centrale, che lui va a calciare. Un sinistro magico, che scavalca la barriera e si spegne sul sette. Una parabola che non può non evocare paragoni con l’idolo di tanti napoletani come lui, ma che ricorda anche le deliziose gemme con le quali il suo attuale tecnico castigava gli avversari e infiammava il pubblico.
Il secondo gol, in pieno recupero, è la ciliegina su una torta gustosissima, che i tifosi non si stancheranno di assaporare.

SOFFERENZA – Nella logica dei “se” e dei “ma”, il Lecce probabilmente avrebbe portato a casa i tre punti. Se il barbuto Moscardelli non avesse graziato Narciso in tre occasioni, per il Foggia si sarebbe messa male. Male come il gioco espresso nella prima parte della gara. De Zerbi sceglie la qualità di Sainz Maza rinunciando al dinamismo di Sicurella, e sposta D’Allocco sulla destra. In difesa, c’è Loiacono al posto di Bencivenga. Scelta comprensibile, dato che di fronte Lerda oppone la velocità di Doumbia, che prima sulla sinistra mette in difficoltà Potenza, poi sulla destra ingaggia un bel duello con Agostinone. Lo schieramento del tecnico leccese è più vicino ad un 4-5-1 che al 4-3-3. I due esterni, Carrozza e Doumbia, si dispongono larghi all’altezza della linea mediana, lasciando a Moscardelli il compito di battagliare nell’area di rigore. Il risultato è evidente, perché la difesa del Foggia si allarga, manca di filtro in mezzo, e basta un lancio lungo per imbucare centralmente la difesa. Il centravanti giallorosso rischia di far male al 16’, al 38’ e al 43’. Una traversa, un diagonale sul fondo e un intervento di Narciso, certificano la sua serata no. Il Foggia? Come sempre i rossoneri fanno la partita, ma come già evidenziato in altre gare casalinghe, il fraseggio a tratti è troppo lento, c’è sempre un tocco di troppo, che finisce con il mandare in offside gli attaccanti, che poi neanche si sforzano di collaborare troppo tra di loro. Si aggiunga anche che la manovra pende esclusivamente sul versante mancino, mentre dall’altra parte Sarno viene quasi ignorato.

SECONDO TEMPO – Bisogna di fatto aspettare il 13’ per vedere la prima conclusione verso la porta del Foggia. E’ Iemmello l’autore, anche se il pallone non va in porta, ma finisce in curva. E si tratta di un corner.
Il Lecce non cambia il suo atteggiamento. Difesa compatta, e ripartenze fulminee. Doumbia viene contenuto piuttosto agevolmente, ma quando riesce a liberarsi, si trema, come al 14’. Fortuna che nell’occasione il pallone capiti sul piede poco nobile di Papini. Il Foggia fa male solo su piazzato, come al 31’ quando Sarno per poco non uccella Caglioni direttamente dalla bandierina. Proprio il fantasista napoletano diventa protagonista con il passare dei minuti. Viene coinvolto maggiormente nella manovra, anche se cade spesso in errore. Peggio fa Cavallaro, corpo estraneo in un attacco in cui anche Iemmello si eclissa progressivamente. I cambi di De Zerbi servono principalmente a sistemare il versante destro, dove il Foggia si appoggia di più nella parte finale. E così dentro Sicurella per un volenteroso ma troppo scolastico Maza, e Bencivenga per Loiacono, e D’Allocco che torna sul centrosinistra, zona a lui più congeniale. Lerda punta sull’esperienza di Bogliacino, e sulla freschezza di Rosafio. Ci sarà spazio anche per Della Rocca, che entra nel finale, qualche minuto dopo l’ingresso di Leonetti: il cambio che decide il match. Com’era già accaduto contro la Lupa Roma, al giovane attaccante bastano pochi minuti per risultare decisivo. Lui si procura il fallo da cui nascerà il capolavoro di Sarno, lui raccoglierà la sfera, la proteggerà dai difensori avversari e la consegnerà al fantasista ex Entella, nell’azione del raddoppio. Il resto è delirio, quello dei 5mila tifosi in festa. Il derby va al Foggia, i sogni e le speranze oggi hanno solo due colori sapientemente intrecciati tra loro, il rosso e il nero.

Tabellino

FOGGIA (4-3-3) Narciso; Loiacono (19’st Bencivenga), Potenza, Gigliotti, Agostinone; D’Allocco, Agnelli, Sainz Maza (15’st Sicurella); Sarno, Iemmello, Cavallaro (37’st Leonetti). A disposizione: Tarolli, Grea, Altobelli, Bollino. All. De Zerbi

LECCE (4-3-2-1) Caglioni; Mannini, Martinez, Abruzzese, Donida; Salvi, Gomes Ribeiro (20’st Bogliacino), Papini; Carrozza (40’st Della Rocca), Doumbia (32’st Rosafio); Moscardelli. A disposizione: Petrachi, Vinetot, Lepore, Rullo. All. Lerda

Arbitro: Di Ruberto di Nocera Inferiore

Marcatori: 45’st e 48’st Sarno
fonte www.foggiatoday.it/

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