Il Liceo Guacci e l’inclusione dei non vedenti: brailliamo insieme

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Nell’ambito delle attività dirette a sviluppare il settore dell’inclusione, il Liceo Guacci di Benevento risulta tra le scuole più attive e propositive, anche per la enorme popolazione scolastica che gestisce quotidianamente. L’esigenza, sempre più avvertita, di recuperare i disagi e gli svantaggi sia fisici sia sociali, richiede strumenti e approcci diversi da quelli della didattica tradizionale. Al Liceo Guacci si sperimentano nuove metodologie e buone prassi, anche dirette a una categoria di utenza ben specifica e con esigenze speciali: i non vedenti.
Com’è noto, la didattica per i non vedenti utilizza quel codice tattile chiamato Braille, dal nome del suo inventore, il francese Louis Braille, che lo inventò nella prima metà dell’Ottocento. Al Guacci protagonista di queste sperimentazioni è la prof.ssa Maria Antonietta Vendra, che ha potuto condividere il suo approccio al linguaggio Braille negli incontri della Erickson, che si sono svolti a Rimini dal 3 al 5 novembre.
Il contesto era l’XI convegno internazionale dal titolo “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” al quale hanno partecipato numerosi esperti, docenti e formatori, provenienti da tutta Italia. Questi convegni, organizzati dalla casa editrice Erickson, forniscono l’occasione di confrontarsi su molte e centrali tematiche riguardanti l’inclusione ed ha offerto alla platea numerosi workshop tematici per approfondire diversi aspetti di tipo didattico, pedagogico, normativo.
Nell’ambito dei “workshop Q più” la prof.ssa Vendra ha esposto una buona prassi dal titolo “Brailliamo insieme: un’esperienza d’inclusione scolastica” sperimentata al Guacci di Benevento. Questo percorso è nato dalla volontà di condividere criteri, principi educativi e pratiche comuni in tema di accoglienza, inclusione ed intervento sugli alunni con disabilità visive e il materiale prodotto è diventato così guida d’informazione e ha permesso di attivare la buona prassi nell’accoglienza e nell’inclusione degli alunni con disabilità visiva all’interno del Guacci.
Questa esperienza di inclusione è così divenuta una prassi metodologica da tenere a modello per il futuro, definendo “regole” che entrino a far parte del sistema scolastico, nel piano dell’offerta formativa, nel curricolo, nelle procedure organizzative. In questo modo i docenti sono realmente “team di classe” e possono dire di aver trovato una buona soluzione da proporre anche agli altri docenti della scuola (benchmarking interno), così che da una “cultura delle differenze” si vada verso un’evoluzione del pensiero e delle pratiche dell’inclusione.

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