M5S. Riscontrate molte anomalie nel funzionamento della Polizia Municipale

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Il Comune e la Polizia Municipale

Il M5S ha riscontrato molte anomalie nel funzionamento della Polizia Municipale, a prescindere dai problemi strutturali legati al cronico sottodimensionamento del corpo. Sicuramente non sono state rispettate le procedure regolamentari nel provvedere ai vertici dei corpo. Questo potrebbe anche comportare danni per il Comune: come accaduto, nel recente passato, con l’ex comandante Gennaro De Nigris a cui il Tribunale riconobbe mansioni superiori («espletamento delle mansioni superiori e l’erogazione della retribuzione di posizione scaturente dall’attribuzione della posizione organizzativa di tipo A») con un risarcimento di circa 30 mila euro (più le spese legali).

Per questo motivo il portavoce Nicola Sguera ha presentato un’interpellanza al Presidente del Consiglio in merito a tre questioni.

Nel dicembre 2017 si è provveduto alla nomina del Vice Comandante della Polizia Municipale nella persona del sig. Fioravante Bosco, in forza presso il corpo locale (il cui Dirigente risulta essere l’avv. Vincenzo Catalano). L’allegato A del vigente Regolamento prevede, per la nomina a Vice Comandante, un concorso interno per titoli e per esami.

Altra questione: la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha ribadito i principi della giurisprudenza (Cons. St., sez. V, 14 maggio 2013, n. 2607), secondo cui il Corpo di polizia municipale rappresenta un’entità organizzativa unitaria ed autonoma rispetto alle altre strutture organizzative del Comune, costituito dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che esplicano, a vari livelli, i servizi di polizia locale e al cui vertice è posto un comandante, anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne risponde direttamente al Sindaco. Come mai questo non accade a Benevento?

Terza questione. Il Vice Comandante Bosco espleta il suo delicato ruolo garantendo un solo giorno di presenza settimanale (che non dovrebbe essere “mobile” ma fisso), anche in virtù dei suoi impegni sindacali.

Abbiamo, dunque chiesto tre cose all’Amministrazione:

  1. perché la nomina del Vice Comandante non è avvenuta a seguito di regolare concorso interno per titoli e per esami come previsto dal “Regolamento”?

  2. perché, in deroga alla sentenza del Consiglio di Stato, la dirigenza della Polizia Municipale viene esercitata da un Dirigente del Comune non interno al corpo stesso?

  3. è sensato conferire incarico ad un ufficiale che può garantire una sola presenza settimanale a fronte dei molteplici fronti su cui la Polizia Municipale è impegnata?

Questo sul piano burocratico-amministrativo. Non possiamo però non sottolineare un dato che potremmo definire politico-culturale. Fioravante Bosco è figura di spicco del sindacato cittadino (della UIL, che candidò Cosimo Pagliuca con Del Vecchio Sindaco tra l’altro) da oltre vent’anni, che non disdegna (anzi…) l’uso pressoché quotidiano dei media. Durante la campagna elettorale di Raffaele Del Vecchio lo notammo sempre in prima fila (insieme ad altri esponenti dei sindacati cittadini), salvo ricordarsi, casualmente pochissimi giorni dopo la vittoria nel ballottaggio di Clemente Mastella, delle molte censure che la UIL aveva fatto al governo di centro-sinistra, elencate in una nota del 22 giugno. Da lì era iniziata una lunga marcia di riposizionamento politico, culminata nell’intervento agli Stati Generali di Forza Italia e, finalmente, nella nomina a Vice Comandante.

Addirittura Bosco non si capacita che «di come ancora parlano coloro che questo mare di guai, ivi compreso il dissesto finanziario, ce l’hanno propinato». Eppure fino alla sera del 19 giugno l’appoggio a Del Vecchio era convinto e, addirittura, nell’aprile 2016 veniva ringraziato Fausto Pepe, presupponendo una totale condivisione di quel percorso e un giudizio positivo. Un’altra folgorazione sulla via di… Ceppaloni?

Abbiamo stigmatizzato i cambi di casacca, Palazzo Mosti trasformato in “quagliodromo”, suscitando l’ira “funesta” di vari consiglieri, che vorrebbero derubricare la vicenda a bazzecola. Non possiamo non fare altrettanto con Bosco. Il trasformismo dei politici è evidentemente riflesso di una trasformismo ben radicato nella società, in cui i soggetti di volta in volta si sentono autorizzati a riposizionarsi in base non a scelte ideali o progetti di lungo periodo ma a valutazione relative al proprio “particulare” o a quello di categorie rappresentate, in barba alla coerenza. Dimenticando che la Rete ricorda tutto: ogni parola, ogni nota, ogni comunicato…

Pare che solo il M5S sia interessato a questo tema. A costo di rimanere “voci che gridano nel deserto” continueremo fino alla fine della consiliatura a reclamare dalle persone coerenza rispetto agli impegni presi.

Marianna Farese, Nicola Sguera

M5S BN

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