PD. Tracollo, debacle, catastrofe.

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Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante la presentazione del libro di Aldo Cazzullo 'Basta Piangere!' al teatro Argentina, Roma, 26 novembre 2013. ANSA/CLAUDIO PERI

Tracollo, debacle, catastrofe. Passata la notte più buia con un risultato, seppur ancora parziale, che non sembra lasciare dubbi né speranze, per il Partito Democratico inizia ora il suo giorno più lungo. Ben al di sotto della cosiddetta ‘soglia Bersani’ del 25%, Matteo Renzi si trova a dover fare i conti con un partito che sta toccando con mano il suo minimo storico, lontanissimo dai fasti degli esordi da segretario con il 40% alle europee.

Il Pd andrà all’opposizione“. E’ stato Ettore Rosato, in tv, il primo a sdoganare sin dai primi exit poll la parola che tutti temevano ma nessuno osava pronunciare al Nazareno fino a oggi. Una lettura apparsa subito scontata, con i numeri delle urne che di ora in ora hanno lasciato pochi margini ai dem, addirittura con l’asticella del 20% diventata difficile da agguantare. “Un tracollo. Una debacle”, si è lasciato sfuggire persino qualche renziano scorrendo i numeri davanti alla tv.

Al Nazareno, Renzi è arrivato prima del previsto e si è chiuso nel suo ufficio con un manipolo di big: Maurizio Martina, Matteo Orfini, Francesco Bonifazi, Luca Lotti, Matteo Richetti. “La notte sarà lunga”, è stato l’invito alla prudenza subito diffuso dal Nazareno. E poi: “Le proiezioni sono diverse”. Intanto, però, tv e social diffondevano numeri difficili da digerire, tra il 18 e il 21%.

“Complimenti a Leu”, è stato uno dei commenti di Renzi tra un exit poll e una proiezione. Ma lo ‘schema’ di buttare la croce sugli scissionisti regge solo fino a un certo punto, visti i risultati poco lusinghieri raggiunti dai bersaniani. La delusione, tra i dem, è evidente. Così come la tensione. Nessun dirigente si è fatto vivo in sala stampa, disertata nonostante il numero record (300) di accreditati.

La minoranza interna, anche fisicamente, sembra aver già preso le distanze da Renzi: Andrea Orlando ha disertato il Nazareno, per seguire lo spoglio a La Spezia, nel suo collegio. E anche il premier Paolo Gentiloni ha scelto il suo ufficio a palazzo Chigi per seguire lo spoglio. Il primo argomento di discussione sarà quello della composizione della delegazione da inviare al Quirinale per le consultazioni: dovrà essere meno ‘renzizzata’, è la richiesta della minoranza.

Anche se i numeri (salvo sorprese) hanno disinnescato le larghe intese con Forza Italia. “Il Pd non è interessato a un governo con i 5 Stelle“, ha tra l’altro chiarito Rosato spazzando via un’ipotesi fino a qualche giorno fa da incubo per i dem. Occhi puntati anche sulle mosse di Dario Franceschini. Per paradosso, proprio una percentuale troppo bassa (con il partito troppo fragile) potrebbe stoppare le pretese degli anti renziani. Anche per questo qualche democratico già in nottata invocava un intervento dei padri nobili come Walter Veltroni e Romano Prodi.

Ma sembra impossibile da evitare l’apertura della discussione sulla linea e sulle scelte di Renzi già nelle prossime ore. Tra i dem, circola già l’ipotesi della richiesta di una Direzione da convocare prima dell’avvio delle consultazioni. Renzi ha sempre negato l’intezione di voler cedere il passo. “Resterò fino a 2021”, ha chiarito solo pochi giorni fa. Ma un Pd sotto il 20% è un risultato nemmeno ipotizzato nei giorni scorsi che aprirebbe scenari inattesi. Tanto che lo stesso Rosato, di fronte una domanda sul futuro del segretario, ha spiegato: “Deciderà lui”.

Più tardi il vice segretario del Pd Maurizio Martina, al fianco del presidente del Pd Matteo Orfini e del coordinatore Lorenzo Guerini, ha commentato: “E’ chiaro che per noi si tratta di una sconfitta molto evidente, molto chiara e netta“.

“E’ un risultato al di sotto delle aspettative – ha aggiunto Martina – Chiaramente si tratta di un risultato molto chiaro nella sua negatività, per qualsiasi altra valutazione rimandiamo alla giornata di domani”.

adnkronos

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