“Come se foste a casa vostra” di Michele Cosentini in scena al Teatro Massimo lunedì 19 novembre

0
22

Alt Academy Produzioni presenta “COME SE FOSTE A CASA VOSTRA” di Michele Cosentini, con Sveva Tedeschi, Luca Ferrini, Alberto Melone, Ashai Lombardo Arop, Yonas Aregay, Paolo Roca Rey.

La rappresentazione andrà in scena al Teatro Massimo il prossimo 19 novembre alle ore 21:00, con il patrocinio di: Regione Lazio e Comune di Roma per il progetto Integr-Azione, Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, Ambasciata della Costa d’Avorio, Ambasciata della Repubblica di Moldavia, Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran ed Istituto Nazione Rom.

Note di regìa

In un momento storico come questo, trattare un argomento come il razzismo diventa quasi un imperativo morale. Ci siamo molto interrogati sulla modalità più efficace per un’operazione che in tempi e in paesi civili sarebbe banale e scontata, e che invece è drammaticamente urgente. Siamo arrivati alla conclusione che l’errore più grande che avremmo potuto fare sarebbe stato quello di affrontare la materia in chiave “seriosa” (che è ben diverso da “seria”) e melodrammatica, scelta che paradossalmente avrebbe rischiato di rendere un pessimo servizio alla causa. Il taglio è dunque quello della commedia e del paradosso: si ride, e molto. Spesso si ride verde. La risata sottolinea la vergogna del razzismo per contrasto. Al contempo, l’impianto comico non resta confinato in un unico genere. “Come se foste a casa vostra”, quando meno ce lo si aspetta, quando il comico ha raggiunto il proprio acme, presenta accenti drammatici che esulano completamente dal genere della commedia: tratti da testimonianze reali, interamente recitati su musica, affrontano i temi dell’islamofobia, delle torture nei lager libici, del razzismo latente dell’italiano medio, della minaccia della chiusura dei porti, in una chiave rovesciata e allo stesso tempo complementare rispetto al resto dello spettacolo, fino allo spiazzante finale. Uno spettacolo esilarante e commovente, divertente e struggente, un esperimento che potremmo definire un “genere non genere”.

SINOSSI:

Il razzismo più pericoloso è quello strisciante, quello nascosto tra le pieghe di ognuno di noi. Quello che neghiamo davanti agli altri, e talora davanti a noi stessi. Quello che si nasconde dietro i mille “io non sono razzista, ma…” che precedono sempre più spesso le frasi che sentiamo quotidianamente pronunciare. E’ un razzismo che nasce da paure ataviche e paure indotte da professionisti del mestiere. E’ questo tipo di razzismo, che vogliamo provare a raccontare, con lo spirito della commedia e del paradosso. E lo facciamo immaginando che lo Stato preveda, in nome di una non meglio precisata “emergenza abitativa”, che coloro che abbiano un appartamento superiore a una certa metratura siano obbligati ad ospitare un certo numero di immigrati: si tratta del cosiddetto “decreto dell’accoglienza”. La cosa coglie impreparati Maria e Riccardo, agiata coppia borghese con una casa di oltre cento metri quadrati, da due mesi in ristrutturazione, e che si vede assegnati una sudanese e un senegalese (Haya e Hazuz). Maria, donna di sinistra, da sempre impegnata in lotte contro la discriminazione razziale e a favore dell’integrazione, nel momento in cui è costretta a mettere in pratica i propri principi, perde ogni pudore e fa di tutto per eludere la legge: corrompe una funzionaria del Comune, paga il suo operaio moldavo per essere ospitato da lei (in modo da accogliere una persona conosciuta e che le faccia dei lavoretti inclusi nel prezzo), costringe i suoi “accolti” a dormire nel corridoio o nella cabina armadio per non rovinare le stanze appena imbiancate, distrugge mezza casa per far abbassare i coefficienti comunali e poter ospitare qualche persona in meno, fino a pagare una tangente per far trasferire la sudanese a Pisa, dopo aver scoperto che suo figlio Simone si è innamorato di lei. Riccardo, che da sempre ha avuto idee politiche opposte a quelle di Maria, è quasi imbarazzato da come la moglie sia diventata intollerante, ma questo non lo porta a rivedere le sue posizioni, che restano profondamente razziste. Anche se, nel momento in cui i tre immigrati cominciano a essere stufi delle continue dimostrazioni di razzismo di Riccardo e Maria e gliele rinfacciano, i due coniugi continuano a negare orgogliosamente la loro miseria morale. Il gioco di equivoci e di intrecci comici prosegue in un crescendo surreale fino al parossismo del finale a sorpresa. La particolare struttura di “Come se foste a casa vostra” fa sì che nell’impianto tradizionale della commedia si innervino elementi volutamente dissonanti, distanti dai canoni classici del comico, che analizzano le tematiche del razzismo e dell’integrazione sotto tutt’altra luce e angolazione, sulla base di testimonianze e di recitazione su musica. Sono piccoli iati che rendono lo spettacolo un esperimento che solo fino a un certo punto è inquadrabile in un genere unico. Forse perché non esistono i generi. O forse perché una delle più incredibili tragedie di quest’alba di secolo -il razzismo, che nessuno avrebbe pensato, dopo il secolo breve, di vedere spuntare nuovamente così presto- non merita un genere unico.

Lo spettacolo ha debuttato a Roma il 23 luglio 2018 all’interno della Rassegna “I solisti del Teatro” presso i Giardini della Filarmonica Romana. E’ stato poi inserito nel cartellone di Città Spettacolo a Benevento, con replica il 30 agosto 2018. Da fine gennaio a marzo 2019 lo spettacolo sarà al Teatro Argentina di Roma con una replica serale e 14 repliche in matinèe per le scuole.

Alt Academy produzioni

CONTATTI

Sede legale: Via Val di Fassa, 38 – 00141 – Roma

Sede operativa: Via del Forte Tiburtino, 160/162 – Roma

Sala prove: Via Goffredo Ciaralli, 96 – Roma

TEL: 06.4070056 – MAIL: info@altacademy.it – SITO: www.altacademy.it

Organizzazione: Nicola Bianco – nicola@altacademy.it – 393.9753042

ARTICOLI CORRELATI


LASCIA UN COMMENTO (Il commento dovrà essere approvato dalla redazione)

Please enter your comment!
Please enter your name here