Dichiarazione del consigliere Nicola Boccalone

L’esternazione merita un’ulteriore e più approfondita ricostruzione dei fatti per approdare a interrogativi ai quali chiedo siano date risposte chiare per far emergere la verità.In data 25 luglio 2006 mi veniva notificato il ricorso elettorale da parte della cittadina Zollo Concetta.In data 26 settembre 2006 proponevo ricorso avverso l’elezione del sindaco Fausto Pepe, per fini esclusivamente politici.In quei due mesi non ho ricevuto 1) alcun attestato di solidarietà da parte del presidente provinciale, che sarebbe risultato necessario anche per smentire voci ricorrenti su un suo atteggiamento non disinteressato alla vicenda; 2) alcun segnale su iniziative da proporre in relazione alle connotazioni politiche di cui si colorava l’elezione a sindaco di Fausto Pepe sotto il profilo giuridico-elettivo.L’elemento comun denominatore di entrambi gli atteggiamenti è stato l’assoluto istituzionale disinteresse. Anzi, un dirigente provinciale del partito aveva avuto modo di affermare, laconicamente, il suo attaccamento e vicinanza a Nicola Boccalone, iscritto al partito, ricorrendo alla storica frase: «Che la giustizia faccia il suo corso».In data 10 ottobre 2006 il Tribunale di Benevento, ritenendolo assolutamente infondato, rigettava il ricorso della cittadina Zollo Concetta e condannava la stessa al pagamento delle spese processuali. Anche in questo caso, la vicinanza all’iscritto al partito veniva manifestata attraverso il silenzio assoluto.In data 28 novembre 2006 il Tribunale di Benevento rigettava il ricorso proposto da Nicola Boccalone, consigliere comunale di Alleanza Nazionale, rilevando però che le cause di incompatibilità di Pepe erano state rimosse solo dopo la proposizione del ricorso, con parziale compensazione delle spese processuali. Nessun commento e nessun approfondimento: ancora silenzio e disinteresse.Il 26 novembre, dopo la pubblicazione all’Albo pretorio tenuto presso il Comune di Benevento, della sentenza Zollo – Boccalone, iniziavano a decorrere i 20 giorni utili per proporre appello innanzi alla Corte d’Appello, che sarebbero scaduti il successivo 15 dicembre 2006.Per dimostrare la tempestività dell’atto di appello, depositato cioè tra il 26 novembre e il 15 dicembre 2006, occorreva una certificazione che solo il Comune di Benevento poteva rilasciare, poiché tenuto ad effettuare la pubblicazione della sentenza. La segreteria generale del Comune di Benevento, in una nota del 19 gennaio 2007, ha certificato di aver rilasciato solo due attestati di pendenza dei termini processuali: uno a Capezzone Roberto, in data 28 novembre 2006, l’altro al sottoscritto in data 11 dicembre 2006. Al sottoscritto necessitava per esibirlo nell’udienza del successivo 12 dicembre, in relazione al ricorso proposto da Corona Gabriele. A cosa è servito quel certificato rilasciato, invece, nella sua qualità di consigliere comunale, al presidente provinciale del partito? A questo punto credo siano legittime altre domande e doverose le relative risposte.Qual è il rapporto di conoscenza e frequentazione della prima ricorrente Zollo Concetta e suoi congiunti, con il presidente del partito?Qual è il rapporto di conoscenza e frequentazione dell’appellante (abitante dal 2003 in via Napoli, proveniente da Arpaise), risultato iscritto ad An, nell’anno 2003, con il presidente del partito?Avendo i due cittadini, dall’alto e incontenibile senso civico, lo stesso legale, abilitato e interessato a richiedere qualunque atto utile al processo, perché il presidente provinciale del partito ha mostrato tanto interesse al conseguimento del certificato?Queste domande sono tutte inerenti a fatti che hanno anche una strana coincidenza. Il 28 novembre 2006 il sottoscritto sosteneva le ragioni di un progetto politico avverso a quello del sindaco Pepe, innanzi al Tribunale di Benevento, mentre nelle stesse ore il presidente provinciale del partito otteneva il rilascio del certificato utile a proseguire il contenzioso nei miei confronti.Risposte non chiare faranno solo male agli interessi del partito, così pure l’immobilismo che comporterà il ripetersi di vicende simili a quelle santagatesi che per Capezzone, presidente provinciale, hanno dimostrato la sua incapacità gestionale in alternativa al suo non escludibile collaborazionismo.Come per la vicenda Pepe, escludo coinvolgimenti personali, sotto la spinta di sentimenti deplorevoli. Sono solo reazioni pari alle azioni che ho subito.

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