Rdc: Di Maio accusò ‘furbetti’, a Camera questione insindacabilità per querela (2)

(AdnKronos) – Parole che suscitarono però la reazione dell’Alpaa, che precisò di non svolgere “alcuna consulenza fiscale e men che meno” di avere “competenza sulla richiesta del reddito di cittadinanza. Pertanto, nessun ‘dipendente’ dell’Alpaa, a Palermo o in qualunque altra sede, ha mai potuto fornire e mai fornirà consulenze in materia”. Di qui la successiva decisione di querelare per diffamazione Di Maio da parte del presidente dell’Associazione Luigi Rotella.

Una denuncia di fronte alla quale il pm ha rilevato, trasmettendo gli atti al gip, che le dichiarazioni “extra moenia” del ministro dovranno essere esaminate dalla Camera di appartenenza, quindi l’Assemblea di Montecitorio, per valutare se siano riconducibili “alla previsione di cui all’articolo 68 comma 1 della Costituzione”, in base alla quale “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.

In pratica, prima la Giunta delle Autorizzazioni poi l’Aula, dovranno stabilire se le affermazioni di Di Maio sono insindacabili e quindi non perseguibili, oppure se il procedimento, che nel frattempo viene sospeso, dovrà proseguire, lasciando che in quella sede si valuti se e in che misura eventualmente dichiarare il vicepremier colpevole di diffamazione.

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