Liberato l’imprenditore Zanotti in Siria

Roma, 5 apr. (Adnkronos) – Torna finalmente in Italia Sergio Zanotti l’imprenditore bresciano rapito in Siria nell’aprile 2016. “Il nostro connazionale – assicura il premier Conte nel dare notizia della sua liberazione – appare in buone condizioni generali e tra qualche ora rientrerà in Italia, a Roma. Un ulteriore successo delle nostre Istituzioni e, in particolare, dell’Aise: a loro il mio più vivo e sentito ringraziamento”. L’imprenditore italiano di 57 anni sarà sentito alla caserma dei Ros dal pubblico ministero Sergio Colaiocco, che aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo. “Felice per la liberazione di Sergio Zanotti, l’ennesima operazione che conferma l’efficacia della nostra intelligence” ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Abbiamo professionisti di grande capacità e che tutelano gli italiani, sia in patria che all’estero”. “La liberazione in Siria di Sergio Zanotti è una gran bella notizia” twitta il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. “Le mie più sincere congratulazioni ai nostri apparati di intelligence, in particolare all’Aise, e a coloro che hanno lavorato per consentire la liberazione del nostro connazionale”. Dalla notizia della scomparsa, l’Unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivata in coordinamento con le Agenzie di Intelligence e Sicurezza, il Ros dei Carabinieri e l’autorità giudiziaria. In questi anni, dalla sua scomparsa nell’aprile del 2016, l’Unità di Crisi ha mantenuto regolari contatti con la famiglia in Italia. L’imprenditore bresciano era anche apparso in alcuni video, diffusi su YouTube dai suoi rapitori. L’ultimo lo inquadrava in ginocchio, con una barba folta e lunga, vestito con una maglietta celeste, davanti a due incappucciati con i mitra in pugno, in un ambiente chiuso. In precedenza, in un altro filmato, era ripreso fra alberi di ulivo, sempre inginocchiato e sotto la minaccia di un uomo armato.

IL SINDACO DI MARONE – “Siamo felici e sollevati per la notizia della liberazione di Sergio. Tutta la comunità di Marone ora lo aspetta per festeggiare insieme il suo ritorno a casa”. A dirlo all’Adnkronos Alessio Rinaldi, sindaco di Marone, comune del bresciano, dove viveva l’imprenditore Sergio Zanotti liberato dopo un rapimento in Siria durato tre anni. “Tutto il paese aspettava questa notizia dal 2016 ma con il passare dei mesi la speranza di riabbracciarlo si stava affievolendo. Oggi finalmente – sottolinea – possiamo gioire”.

GLI ALTRI ITALIANI SEQUESTRATI – Con la liberazione di Zanotti, sequestrato da gruppi jihadisti vicini ad Al Qaeda esattamente tre anni fa, restano almeno quattro gli italiani di cui non si hanno più notizie. A cominciare da Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita rapito il 29 luglio del 2013 mentre si trovava a Raqqa, in quella che era la ‘capitale’ dell’autoproclamato “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi. Poi c’è Luca Tacchetto, 30enne di Vigonza, scomparso in Burkina Faso dal 15 dicembre 2018 insieme con l’amica canadese Edith Blais. Partiti il 20 novembre per un viaggio nel Paese dell’Africa occidentale, i due erano arrivati a Bobo-Dioulasso, la seconda più grande città del Burkina Faso, con un’auto, una Megan Scenic con targa italiana, per poi dirigersi verso la capitale Ouagadougou. Al 20 novembre risale invece la scomparsa in Kenya della cooperante Silvia Romano, rapita da un commando armato nel villaggio di Chakama, a circa 70 km da Malindi. La ragazza era arrivata in Africa con un progetto dell’associazione onlus Africa Milele, che opera nel Paese africano su progetti di sostegno all’infanzia. Dal 17 settembre non si hanno invece più notizie di padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (Sma). Il missionario 57enne originario di Cremona è stato rapito in Niger presumibilmente da jihadisti di etnia fulani, mentre si trovava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. A dicembre, fonti non verificate hanno fatto sapere alla Sma che il religioso è ancora vivo, ma vi è nessuna notizia certa sul luogo in cui è tenuto prigioniero né sui passi intrapresi per liberarlo.

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