PASQUA: CATENE PER BATTERSI E PIEDI NUDI, A SAN LORENZO IL VENERDI’ SANTO DEI FLAGELLANTI

Foto di Mirko De Vivo

Il rito non comincia al primo schioppo di catena sulla schiena, ma molto prima. La gente di San Lorenzo Maggiore, nel beneventano, si prepara in religioso silenzio alla processione dei penitenti del Venerdì Santo. Le stradine del borgo che collegano la chiesa di San Lorenzo Martire fino a quella del Santissimo Nome di Dio, dove si trovano le statue del Cristo morto e  della Madonna, sono mute. Uno strano movimento avvolge l’edificio che ospitò anni addietro l’ospedale. La scalinata che conduce all’ingresso è coperta da un drappo nero su cui sono posizionate delle corone di spine. E’ lì dentro, infatti, che i flagellanti, in gran segreto, indosseranno il camice bianco (che richiama la purificazione) e il cappuccio per celare la propria identità e partecipare alla propria, personale, Passione di Cristo.

La curiosità è tanta, in molti cercano di lanciare un’occhiata oltre l’ingresso, ma è vietato avvicinarsi. Nessuno sa chi siano i flagellanti, neppure i loro più stretti familiari lo sanno. Sono maschi e femmine. E di qualsiasi età. Si può cominciare quando ci si sente di dover espiare la penitenza, tanto che in fila indiana c’è anche un bambino. Nella mano destra hanno ‘la disciplina’: un attrezzo formato da un anello a cui sono collegate delle piastre di ferro a  formare una sorta di catena. Sono tre, quattro, cinque o sei piastre
in base all’esperienza del singolo penitente.

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