Buoni pasto, Anseb: “Maggiore attenzione a qualità”

Milano, 9 mag. (AdnKronos) – Un mercato che in Italia vale circa 3 miliardi di euro e la cui filiera rappresenta lo 0,72% del pil italiano, creando 190mila posti di lavoro tra lavoro diretto e indiretto: questi i dati relativi al mercato dei buoni pasto, il benefit più utilizzato dai lavoratori italiani. Dopo la vicenda che ha visto coinvolto il secondo operatore di questo comparto, Quigroup, l’Anseb (Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto che rappresenta circa il 80% di tutto il mercato italiano) aveva lo scorso ottobre durante gli Stati Generali, illustrato agli organi di Governo alcune proposte per regolamentare e sviluppare il mercato. Tra i temi trattati in quell’incontro e che l’Associazione sta portando avanti con molto impegno l’assegnazione delle gare pubbliche e la proposta di innalzamento della soglia defiscalizzata del buono pasto digitale dagli attuali 7 euro a 9 euro.

Emmanuele Massagli, presidente Anseb, illustra quali sono gli aspetti principali dell’evoluzione dei buoni pasto evidenziandone i benefici: “Anseb ha organizzato a luglio e ottobre scorsi gli Stati Generali del Buono Pasto, un’iniziativa interessante che penso replicheremo nei prossimi mesi. Dopo i fatti della vicenda Quigroup, il mercato è riuscito a reagire bene al fallimento del secondo operatore italiano”.

“Dopo l’innalzamento della soglia defiscalizzata del buono pasto elettronico a 7 euro, è arrivato il momento – sottolinea Massagli – di fare un passo in avanti ed è per questo che abbiamo proposto di cominciare a parlare di buono pasto ‘digitale’. Digitale perché circola sugli smartphone, sui tablet, utilizza cioè tutti i sistemi elettronici moderni. Questo implica quindi tempi più veloci di rimborso agli esercenti, contrasto agli abusi, più comodità di rendicontazione, più potere d’acquisto ai lavoratori e più risparmio per le imprese. La politica deve ascoltare questa proposta innalzando la soglia defiscalizzata dei buoni pasto a 9 euro”.

“Quando sono arrivato in Anseb – prosegue Massagli – nel 2015 abbiamo visto l’innalzamento del valore defiscalizzato del buono pasto cartaceo da 5 euro circa ai 7 euro del buono pasto elettronico. In pochi anni abbiamo notato che la diffusione del buono pasto digitale si è moltiplicata, uno strumento veloce e apprezzato dai lavoratori che possono così fare una pausa pranzo più tranquilla e di qualità”.

Massagli ha poi spiegato le proprie proposte rivolte al mondo della politica: “Qualche problema lo riscontriamo – specifica il presidente ANSEB – nelle gare pubbliche che sono purtroppo costruite ancora al massimo ribasso. Questo genera una difficile gestione, pensiamo a Gara 8 che si sta svolgendo in questi mesi, stiamo pertanto lavorando per migliorare il bando di Gara 9. Voglio coinvolgere tutta la filiera a partecipare a questo dialogo, in particolare Consip, affinché la gara si concentri non sul costo ma sulla qualità”.

Fondamentale quindi il dialogo con le istituzioni: “La politica di solito reagisce alle notizie di stampa, si attiva quando ci sono problemi (vedi caso Quigroup), però è stata data un’attenzione importante a questo settore e spero rimanga perché il buono pasto è il benefit preferito dai lavoratori. L’obiettivo è quello di farlo crescere sempre di più – sottolinea Massagli illustrando le proprie proposte al mondo della politica – Quelle più apprezzate da Politica e filiera sono in particolare: l’istituzione di una Commissione Nazionale con la creazione di un luogo formale in cui tutta la filiera si possa ritrovare per analizzare e conoscere subito i problemi che ci sono nel mercato, proponendo così alla politica proposte e regolamenti normativi condivisi e approvati di tutto”.

“Altra idea che è piaciuta molto al mondo politico è quella dell’istituzione di un fondo di garanzia; noi abbiamo proposto che le società che emettono buoni pasto vincolino nel proprio bilancio una percentuale sui buoni in circolazione. In questo caso, c’è un incremento di costo per gli emettitori, ma si avrebbe uno strumento giustissimo a garanzia soprattutto dei piccoli esercenti, perché laddove un emettitore avesse difficoltà nel rimborso, potrebbe attingere a questo fondo evitando di avere dei ‘buchi’, come è stato riscontrato in passato”.

Interessante in questo momento storico delicato per l’intero comparto il punto di vista di Edenred, il leader di mercato del buono pasto elettronico in Italia : “La nostra sfida è quella di dimostrare come il mondo dei buoni pasto sia tutta un’altra storia rispetto a quella emersa nei mesi scorsi, a seguito della crisi che una singola impresa stava attraversando a causa di scelte imprenditoriali che poco avevano a che fare con il sistema – afferma Luca Palermo Amministratore Delegato di Edenred – Nel corso dei mesi però il sistema ha dimostrato, unendosi e incontrandosi tra associazioni di categoria e stakeholder (Gli Stati Generali) la bontà di un mondo che crea ricchezza e valore, facendolo non solo per gli emettitori, ma per una filiera fatta di dipendenti che integrano circa 400 euro all’anno al proprio reddito, dedicandolo all’alimentazione.

“Il giro dei buoni pasto ha inoltre un grande impatto in termini di posti di lavoro e benessere, influendo anche sulle imprese che traggono vantaggio sia in termini di produttività, sia come vantaggi economici perché parte del salario è defiscalizzato. Un beneficio importante anche per lo stato, perché parliamo di un prodotto tracciato e i consumi generano tassazione ed entrate certe”, dice ancora Palermo.

L’impatto dei buoni pasto digitali inoltre influisce sulla digitalizzazione dei consumi: “Nel suo percorso di crescita da cartaceo a digitale – specifica Palermo – il buono pasto contribuisce alla creazione della cosiddetta ‘cashless society’ , un numero significativo è dato dalle transazioni: quelle effettuate dai buoni digitali sono circa 200 all’anno, mentre quelle effettuate con carta di credito circa 40 annuali. Dati significativi per il sistema paese.

Per dare alcune cifre, il mercato del buono pasto rappresenta circa 3 miliardi di euro di valore, è utilizzato da più di 80mila aziende tra pubbliche e private, con circa 2 milioni e mezzo di lavoratori che ne usufruiscono. Il settore è in crescita e ci auspichiamo che questo diritto possa avere un adeguamento ai tempi, penso all’esenzione defiscalizzata da 7 a 9 euro, adeguandosi così al costo della vita, facendo emergere flussi finanziari e monetari (oggi non tracciati), dando maggiore trasparenza e maggiore opportunità a tutti gli stakeholder coinvolti in questo meccanismo virtuoso che il buono pasto può attivare”.

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