Funerali Diabolik, tensione tra tifosi e polizia

Roma, 21 ago. (AdnKronos) – di Silvia Mancinelli

“È uno che per come lo conosco io andrebbe solo e a piedi al funerale suo”. Lo striscione appeso alle transenne che delimitavano l’area sosta del santuario del Divino Amore e ispirato per Diabolik a una canzone di Franco Califano è niente di più profetico. “Che per quanto si è aspettato Fabrizio se la sarebbe fatta a piedi cento volte avanti e indietro”, spiega sarcastico un amico tra la folla. Il carro funebre, bloccato oltre un’ora davanti alla chiesa, fatto scivolare via davanti ai tifosi che aspettavano di toccare la bara per un ultimo saluto, costretti ad aspettare sotto un sole cocente per tutta la durata e oltre della cerimonia, ha reso questa giornata infinita. i suoi funerali li ha sudati quasi più di un derby.

Il lunghissimo braccio di ferro tra polizia e familiari, amici e ultras laziali è finito con un pareggio portato a casa con fatica da entrambe le parti. Il divieto di celebrare le esequie in forma solenne, le lettere accorate della moglie, della sorella e delle figlie al Questore, la “concessione” di una cerimonia per soli cento intimi avevano lasciato presagire il peggio. Che non c’è stato. Il funerale di Diabolik, il leader degli Irriducibili Lazio ancora a piede libero, alla fine si è concluso come il derby più temuto. L’attesa, il dispiegamento di forze antisommossa, le chiusure al traffico, la chiesa del Divino Amore “a numero chiuso”, il divieto di portare a spalla il feretro nero con le scritte degli Irriducibili fino al parcheggio, dove in tanti lo aspettavano e poi l’omaggio negato agli ultras, rimasti ore sotto al sole cocente dal mattino e per tutta la durata della cerimonia hanno rischiato di far scoppiare la scintilla tra le due opposte fazioni: polizia da una parte e familiari e tifosi dall’altra.

“Fabrizio, Fabrizio” hanno gridato gli Irriducibili al di là delle transenne, “Rispetto” hanno urlato agli agenti tra saluti romani e cori da stadio. “C’è solo un capitano” qualcuno ha intonato prima di ricreare nel piazzale ai piedi del Santuario una curva con tanto di inno e fumogeni. L’attesa snervante ha rischiato di dar vita a scontri, in una occasione gli agenti del reparto mobile hanno impugnato i manganelli. Che non sono serviti, grazie ai “vecchi” del tifo pronti a richiamare alla calma le nuove e fomentate leve. “Non cediamo alle provocazioni, facciamolo per Fabrizio”, il monito dal parcheggio. Fin lì era andato tutto liscio, forse anche troppo, con bandiere e messaggi “pacifici”, con tifosi arrivati da tutta Italia e ordinati al bar del santuario come boy-scout in gita, con bottigliette d’acqua distribuite a tutti e raccolte in buste di plastica con solerzia monacale. Poi la “lotta” per il feretro “nascosto” nel carro e fatto andar via senza che nessuno potesse seguirlo in corteo, chiusa a tutti la strada di uscita da un cordone di poliziotti in tenuta anti sommossa. La moglie di Piscitelli, Diabolik, è stata colta da malore in piazza, mentre provava a ottenere quanto le sarebbe stato promesso, la possibilità di mostrare il feretro nero e lucente con le scritte “Irriducibili” e gli occhi di Diabolik. Qualche urlo, insulti soffocati da mani sulla bocca e anche l’ultimo fumogeno si è spento.

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