Mobilità: da Milano il progetto che trasforma le batterie auto in posti di lavoro (2)

(AdnKronos) – L’infiammibilità delle batterie a litio è il tema che preoccupa maggiormente a causa dei casi di autoincendio. Per questo motivo, il corpo nazionale dei vigili del fuoco insieme a Enea, Cobat e all’Università di Roma “La Sapienza” ha creato un gruppo di lavoro che ha l’obiettivo di definire delle linee guida per una corretta regolamentazione della modalità di stoccaggio ma anche per dare corrette misure di prevenzione e protezione.

“Stiamo cercando di lavorare – sottolinea Massimo Nazareno Bonfatti ingegnere del Nucleo Investigativo Antincendio dei vigili del fuoco – sia sull’intervento che sulla neutralizzazione degli effetti particolari di questo utilizzo o riuso delle batterie delle auto elettriche”. Il litio è un metallo fortemente reattivo che in presenza di acqua libera idrogeno accompagnato da un forte calore che potrebbe portare a esplosioni e incendi. “Bisogna studiare – precisa Bonfatti – un intervento decisivo e per questo motivo noi mettiamo la nostra esperienza sull’estinzione in questo progetto che vede la partnership di Enea e dell’università”.

L’Europa ha un ruolo centrale in tema di mobilità elettrica. L’Italia dovrà seguire quanto stabilito dall’Unione europea che incentiva l’uso di auto elettriche. Gli incentivi europei aiuteranno le imprese lombarde ad ampliare il mercato delle auto elettriche. Entro il 2030 potrebbero essere oltre 10.000 le aziende ‘made in Italy’ operanti nel settore della mobilità elettrica per un fatturato di quasi 100 miliardi di euro.

“La comunità europea ha obbligato – spiega Piazza – le case automobilistiche ad avere per il prossimo anno 95 grammi di Co2 per chilometro per ogni macchina venduta. Questo mercato quindi volente o nolente partirà”. E’ importante sottolineare il fatto che questa filiera italiana, “nel momento in cui sarà in grado di operare in territorio internazionale, si occuperà del riciclo di batterie elettriche che arriveranno anche da altri Paesi”. conclude De Rocchi.

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