TRUFFA DEL BANCOMAT, MISURE CAUTELARI TRA REGGIO EMILIA E CREMONA. LA RICOSTRUZIONE

Nell’ambito di un’articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, personale della Polizia di Stato in servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Benevento e militari della stazione dei Carabinieri di Cusano Mutri, supportati dalla Questura di Benevento-Squadra Mobile e dal Nucleo Investigativo dei CC Comando Provinciale di Benevento, hanno eseguito sette ordinanze applicative di misure cautelari personali (5 agli arresti domiciliari ed 2 di obbligo di presentazione alla P.G.), emesse dal GIP presso il Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica di Benevento, nei confronti di soggetti –in gran parte calabresi ma residenti tra le province di Reggio Emilia e Cremona- gravemente indiziati del reato di truffa aggravata commessa su internet ai danni di un cittadino sannita, che in virtù degli artifizi e raggiri versava in favore di carte di pagamento risultate essere nella effettiva disponibilità di tutte le persone destinatarie delle misure cautelari un importo complessivo di 78.890,00 mila euro a seguito di 34 operazioni di ricarica effettuate dal maggio al settembre del 2018. Il reato contestato è pluriaggravato, in particolare, tra le altre, è stata contestata l’aggravante (art. 640 cpv n. 2 bis in relazione all’art 61 n. 5 cp.) di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di luogo tali da ostacolare la privata difesa, in quanto la distanza tra il luogo in cui si trovavano gli indagati e quello in cui era la vittima precludeva un efficace controllo preventivo da parte del denunciante in ordine alla veridicità di quanto prospettatogli tramite contatti telefonici e mediante l’applicativo “whatsapp”, e segnatamente la circostanza fattuale che le somme già versate dalla persona offesa fossero state effettivamente bloccate, nonché circa la serietà della trattativa economica. Tale aggravante è stata anche riconosciuta nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti on-line, con approfittamento della distanza tra il luogo ove si trova la vittima e quello in cui, invece, si trova l’agente con conseguente posizione di maggior favore di quest’ultimo, che può facilmente schermare la sua identità, fuggire e non sottoporre il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente (C., Sez. II, 29.9.2016, n. 43706; v. anche C., Sez. II, 17.7-6.9.2018, n. 40045; C., Sez. VI, 22.3.2017, n. 17937). Nel caso di specie, sebbene non vi sia stata una vendita di prodotti online, si ritengono tuttavia applicabili le medesime coordinate interpretative, in quanto la distanza in cui si trovavano la persona offesa e gli indagati, nonché –a causa di tale distanza- la possibilità di questi ultimi di poter schermare la loro identità non sottoponendo ad efficace controllo quanto prospettatogli in relazione al “blocco” dei conti correnti ha costituito in concreto circostanza che ha aggravato il fatto, approfittando delle condizioni di maggiore vulnerabilità del soggetto passivo.

Le indagini traevano origine dalla denuncia-querela presentata nel maggio del 2018 da un cittadino di Cusano Mutri (BN) presso la locale Stazione Carabinieri.

I Carabinieri della stazione di Cusano Mutri effettuavano verifiche preliminari sugli autori del reato mediante acquisizioni documentali e accertamenti presso Poste Italiane.

Successivamente personale della Polizia di Stato in servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Benevento si occupava di complesse e articolate investigazioni telematiche effettuate su internet, le quali consentivano di identificare i sette soggetti (di cui due donne) autori della truffa e di ricostruire una attività delittuosa -decisamente ben collaudata ed assai remunerativa- il cui modus operandi, oggetto anche di vari servizi tv andati in onda su trasmissioni televisive di rilevanza nazionale, viene denominato “truffa del bancomat”.

In particolare, gli indagati ponevano la loro attenzione sui numerosi annunci online pubblicati sul sito internet “subito.it” relativi alla vendita di veicoli stradali.

Fingendosi interessati all’acquisto di quanto pubblicizzato in rete, uno dei complici contattava telefonicamente l’inserzionista, mediante utenze mobili intestate formalmente a cittadini stranieri (al fine di rendere impossibile o meno agevole la reale identità dell’interlocutore), e chiedeva di versare immediatamente in suo favore una somma di denaro a titolo di acconto per aggiudicarsi la vendita.

La modalità di pagamento proposta era la “ricarica istantanea” di carte ricaricabili bancarie o postali di proprietà e/o in uso alle vittime, in quanto tale tipologia di transazione presso sportelli ATM risulta la più veloce per effettuare un trasferimento di denaro.

Nel caso di specie e in casi analoghi, al fine di rendere più credibile la negoziazione e di carpire la fiducia degli inserzionisti, alle vittime vengono inoltrati anche copia di documenti d’identità di ignari soggetti precedentemente raggirati con analoghe modalità.

Rassicurato quindi circa l’identità dell’interlocutore, la vittima veniva invitata a recarsi presso il più vicino ATM postale o bancario per ricevere subito la ricarica istantanea concordata.

Presso lo sportello, inoltre, la persona offesa contattava o veniva ricontattata dai truffatori per effettuare le presunte operazioni tecniche di accredito: in tal contesto, al malcapitato veniva suggerito di inserire negli ATM la propria carta di credito o ricaricabile ed ad eseguire sul monitor una serie di operazioni per vedersi accreditato il denaro promesso.

In realtà, le procedure indicate telefonicamente dagli indagati inducevano la vittima in errore, in quanto le digitazioni eseguite non accreditavano alcun importo ma al contrario –inserendo il numero di carta nella disponibilità degli indagati- trasferivano istantaneamente denaro dalle carte della persona offesa a quelle in uso ai truffatori.

Tale stratagemma criminoso permetteva agli indagati di conseguire in tempo reale considerevoli ed ingiusti profitti, atteso che il denaro trasferito si rendeva di fatto immediatamente disponibile sulle Postepay Evolution nella disponibilità dei truffatori.

Nella maggioranza dei casi, le somme risultavano parzialmente prelevate pochi minuti dopo dal loro accredito.

Le indagini effettuate dal personale della Polizia di Stato in servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Benevento hanno evidenziato come tali somme siano state prelevate presso gli sportelli postamat delle province di Reggio Emilia, Cremona e Parma, luogo di residenza delle persone raggiunte oggi dalle misure cautelari.

La vittima, nell’immediato, non aveva materiale percezione dello spossessamento appena subito, in quanto l’operazione di “ricarica istantanea altra carta”, alla fine della procedura eseguita all’ATM, non consente di visualizzare l’effettivo saldo contabile e di conseguenza l’eventuale diminuzione del credito disponibile.

La consapevolezza dell’addebito, invece che dell’accredito di somme, avveniva quindi solo a distanza di qualche ora, allorquando veniva effettuata dalla vittima una “stampa lista movimenti”.

A quel punto, contattato il presunto acquirente, i complici attuavano la seconda parte della truffa: contattavano con altra utenza mobile la vittima, e fingendosi direttore di una filiale di Poste Italiane, gli prospettavano falsamente che i soldi già versati erano in realtà stati bloccati, intimando altresì che per la loro restituzione sarebbe stato necessario versare ulteriori somme di denaro.

E così, di volta in volta, dopo i primi pagamenti effettuati agli inizi di maggio del 2018, la vittima era indotta a versare con altre operazioni (34 in tutto) ulteriori importi su diverse carte ricaricabili –risultate essere nell’effettiva disponibilità dei sette soggetti, che si recavano alla cassa per estinguere i conti correnti o per effettuare prelievi nominali- fino alla rilevantissima somma sopra indicata di 78.890,00 euro.

Al fine di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa delle ricariche oggetto d’indagine e rendere impraticabile l’eventuale recupero delle somme provento di truffa, gli indagati eseguivano anche operazioni di ricarica istantanea a beneficio di altre carte Postepay Evolution nella loro disponibilità e/o prelevavano immediatamente parte del denaro accreditato.

Tali operazioni, come mostrato dai riscontri investigativi acquisiti, risultavano spesso eseguite “in sincrono” presso il medesimo ATM con l’utilizzo di più carte contemporaneamente.

I fatti e le condotte accertate nella presente indagine, in relazione ai riscontri investigativi acquisiti, hanno fatto emergere con chiarezza che le carte Postepay Evolution in uso ai soggetti in questione sono state in più casi attivate “ad hoc” per la consumazione dei delitti di truffa, il conseguimento di illeciti profitti e quali “contenitori” per la raccolta ed il successivo reimpiego del denaro provento di reato.

Infine, di volta in volta e secondo le necessità le stesse sono state estinte ritirando cospicue somme di denaro per cassa o abbandonate con saldo negativo dopo esser state preventivamente svuotate con prelievi per cassa, ricariche verso altre carte e prelievi ATM.

E’ evidente la serialità delle attività criminose accertate che con molta probabilità ha riguardato numerose vittime e ha consentito agli indagati di trarre notevoli profitti immediatamente fatti scomparire.

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