Cives: la finanza etica per combattere l’esclusione dal credito che diventa esclusione sociale

“ I soldi sono diventati più importanti del pane”. Ha esordito così Nello Tuorto, direttore generale di Finetica al secondo appuntamento della XIII edizione di Cives – Laboratorio di formazione al bene comune – sul ruolo della microfinanza a sostegno di persone e comunità – promosso dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento in collaborazione con il Centro di Cultura “R. Calabria” e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La frase, che vorremmo fosse solo diretta a cercare l’attenzione degli astanti, inquadra una condizione economico-finanziaria disastrosa vissuta dalle nostre comunità, dalle famiglie e dai singoli; una condizione che diviene esistenziale, capace di devastare i microcosmi nei quali si insinua.

Tendenza al sovraconsumo, l’illusione indotta dalla jackpot economy (il credere che le vincite al gioco possano risolvere i problemi finanziari in famiglia), l’aumento delle diseguaglianze, politiche lassiste di accesso al prestito per acquisti di beni effimeri sono tra le cause responsabili del deterioramento delle finanze familiari, delle crisi di piccole e medie imprese e alla base di grandi tragedie che culminano in lutti o con il ricorso a finanziamenti da usurai, denuncia Ettore Rossi. “E’ un fenomeno che fatica ad arrivare all’attenzione della magistratura”, lamenta il coordinatore di Cives e direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della diocesi di Benevento.

Agganciandosi a queste riflessioni Tuorto spiega che troppo spesso dietro la figura degli usurai si celano colletti bianchi. “E’ un gioco dei ruoli in cui compare sempre una figura femminile, il presunto amico e poi i “cattivi”, impiegati nel lavoro sporco del ”convincimento” a pagare.

“I disagi sociali, le disuguaglianze e le conseguenze nefaste che ad esse sono correlate nascono da una ingiusta distribuzione delle risorse”, denuncia Nello Tuorto, che aggiunge: “Le banche apparentemente sono disponibili al prestito, raccolgono il risparmio che trasformano in credito, ma di fatto sono in molti ad essere esclusi dall’accesso ai soldi, per le maglie strettissime attivate nella concessione dei finanziamenti. Le black list si allungano di nomi di persone che diventano insolvibili anche per piccole somme. La conseguenza è che l’esclusione dal credito diventa esclusione sociale”. Anche le banche non sono esenti da conseguenze per le restrizioni attivate e gli sportelli si ridurranno progressivamente, dice, con ulteriore perdita di posti di lavoro. In molti casi basterebbe uno sguardo più oculato da parte del consumatore. Il facile ricorso al prestito per acquistare beni la cui necessità è indotta da modelli sociali spesso inarrivabili mentre dovrebbero prevalere logiche più attente al vero senso dell’esistenza. Ma tant’è: il consumatore è oggetto di incessanti pressioni all’acquisto. In altri casi la ricerca di denaro è volta al risanamento cogente di situazioni familiari o di imprese; in tali casi anche l’accesso a piccole somme dell’ammontare di 6000/7000 euro possono fare la differenza. “Un tempo si ricorreva alle reti comunitarie: ci si rivolgeva al fratello, all’amico, al parroco. E’ a queste reti di relazioni che occorre ritornare a far riferimento”, suggerisce Pasquale Orlando coordinatore di Sannio Social Factory. Riaprire le sedi di incontro, i circoli, ricreare insomma, il tessuto connettivo sociale in cui il problema del singolo diventa il problema della collettività, aggiunge Orlando. Le risorse non sono solo quelle attingibili da fondi statali o regionali, ma dovrebbero essere anche quelle che provengono dalle comunità che operano in sinergia. Poi il monito si fa accorato: ”L’economia non gira, i soli soldi che circolano sono quelli dei pensionati. La conseguenza futura sarà che ad essere indebitati in un futuro prossimo saranno non più solo i singoli o le famiglia o le imprese, ma intere province”.

Fortunatamente l’usura non è l’ultima spiaggia. Per far fronte alle esigenze di una famiglia ridotta sul lastrico e costretta a ricorrere agli usurai nacque Finetica, ricorda Tuorto. “Il termine che coniuga finanza ed etica sulle prime potrebbe far pensare ad un paradosso, invece è frutto dell’impegno di giovani neolaureati di Nola, empatici e visionari, che all’inizio degli anni ‘90 organizzarono sulle prime un convegno, poi decisero di passare alle vie di fatto e concretizzare gli aiuti con un sistema di garanzie con cui Finetica oggi mette in comunicazione le esigenze di credito di famiglie e microimprese con banche disponibili ad elargirlo, potendo contare su un fondo pubblico. Oggi Finetica ha al suo attivo diverse azioni, tra cui vale la pena citare l’educazione finanziaria rivolta ai giovani, agli studenti formati e sensibilizzati contro il ricorso all’usura, il gioco d’azzardo e comportamenti finanziari virtuosi. La microfinanza può far crescere persone e territori, ma la regia è e sarà sempre a cura di chi ha a cuore le sorti del prossimo. Al termine dell’incontro è intervenuto anche Giuseppe Tamburro della Fondazione Banco delle opere di carità che ha illustrato l’impegno dell’organizzazione per il recupero delle eccedenze alimentari a beneficio delle persone e famiglie indigenti.

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