SOLOT. Il programma della stagione teatrale “Obbiettivo T”

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Lunedì 6 gennaio 2020 ore 20.30

Sciaveca Associazione Culturale

presenta

NAPUCALISSE

(oratorio in lettura)

di e con Mimmo Borrelli
musiche dal vivo di Antonio della Ragione

 Un monologo che scava nelle viscere di un’umanità dolente e arrabbiata, quella di Napoli, destinata a esplodere come il suo VesuvioIn questo lavoro, emerge forte la visione Politica di Borrelli su Napoli considerato il luogo ideale per perdere la speranza. E il Vesuvio, questo, sembra saperlo. E’ così che, nello spettacolo, alcuni dei suoi abitanti invocano le grazie delle sette madonne Vesuviane, messe a guardia del vulcano per placarlo, e si chiedono se sia giusto lasciar sopravvivere questa città o se sia più giusto che questa città compia il suo destino suicidandosi tra il fuoco e la lava. Napucalisse è un’invettiva con l’anima di una preghiera, un’invocazione del fuoco per bruciare di pietà e di speranza. Con l’innocenza di un fauno e la collera di una bestia, Borrelli incarna lingua e tumulto di una Napoli che si fa archetipo e pulsa dentro la terra: archeologia di memoria, futuro e sedimento di quell’antro ribollente che è il teatro.

Venerdì 17 gennaio 2020 ore 20.30

Fondazione Teatro di Napoli e Teatri Associati di Napoli

presentano

WET FLOOR

di Fabio Pisano

con Antimo Casertano, Fabio Cocifoglia

regia 

Lello Serao

“Oggi se non leggi i giornali sei disinformato, se invece li leggi sei informato male; […] Una delle conseguenze della troppa informazione è il bisogno di arrivare primi, non importa più dire la verità, quindi qual è la responsabilità di un giornalista? Dire la verità. Non solo arrivare per primi, ma dire la verità.”

 WET FLOOR è uno spettacolo nato dalla riflessione di Denzel Washington sul giornalismo di oggi. Arrivare primi. Non conta la verità. 

Fabio Pisano dà vita ad uno testo in cui protagonista è l’attuale nuova “guerra” dei media d’informazione che si divide il campo tra realtà e verità. In scena, Antimo Casertano e Fabio Cocifoglia. Di cosa si ha bisogno, oggi? Di conoscere la realtà, o la verità? Realtà e verità nel mondo contemporaneo sono concetti molto distanti.  Il testo è tagliente, con colpi di scena a dir poco grotteschi e con una scrittura rapida, efficace. Questo il presupposto, il taglio drammaturgico, che dà al testo una scorrevolezza e una rapidità esecutiva capace di tenere l’attenzione dello spettatore sempre viva, un autentico ring sul quale si affrontano due visioni in netta contrapposizione, la dialettica tra i due protagonisti (Ruth Crisus – Antimo Casertano e Ben Hones    Fabio Cocifoglia) è aspra, autentica, cruda perché spiattellata senza mediazioni sotto gli occhi degli spettatori. La scena, disegnata da Luigi Ferrigno, segna questo aspetto, è essenziale, sospesa in aria, (al 18 piano di un grattacielo) a sottolineare la pericolosità della situazione, i due antagonisti  si fronteggiano sapendo di poter scivolare da un momento all’altro nel vuoto sia fisico che mentale. A fare da sfondo a tutto ciò lo scorrere incessante di notizie che da uno screen rimbalzano sempre uguali.

Lunedì 27 gennaio 2020 ore 20.30

Solot Compagnia Stabile di Benevento e I due della città del sole

presentano

I FIORI DEL CAMPO

(Adattamento dal libro “Il fotografo di Auschwitz” di Luca Crippa e Maurizio Onnis)

regia Antonio Intorcia

con Antonio Intorcia, Michelangelo Fetto, Assunta Maria Berruti, Carlotta Boccaccino, Luigi Furno

Installazioni video di Michele Salvezza

Musiche composte ed eseguite da Antonello Rapuano

Alla fine degli anni ’30, dopo l’invasione tedesca della Polonia, il fotografo austro-polacco, Brasse , rifiuta di arruolarsi nell’esercito di Hitler come tutti gli uomini dell’epoca, perché non vuole tradire la sua Patria. 

 Un anno dopo viene internato in un campo di concentramento. Dopo essere sopravvissuto per alcuni mesi, un giorno viene convocato nell’Ufficio Politico del campo, dal comandante Walter, il quale, venuto a sapere da alcuni documenti della sua origine ariana e della sua professione di fotografo, decide di aggregarlo al Servizio Identificazione del campo, con il compito di fare fotografie ai prigionieri di ambo i sessi per identificarli e crearne un archivio.

All’inizio con il solo scopo di sopravvivere, in seguito con quello ancor più nobile di “agire”, documenta, a suo rischio e pericolo, sempre più dettagliatamente l’orrore che pervade il campo, fotografa le violenze sui prigionieri, le esecuzioni,gli  esperimenti sulle cavie umane del Professor Mengele.

All’ interno del campo, anche l’incontro con Czeslawa , ragazzina quattordicenne, che Brasse salva da una violenza e da morte imminente, convincendo il comandante Walter ad assumerla per le pulizie dello studio. E ancora, l’incontro con Baska, giovane prigioniera politica di Cracovia, impiegata nella sezione femminile del campo, grazie alla quale Brasse ricorda l’emozione del guardare con ammirazione una donna.

L’ammirazione per la bella Baska andrà avanti, portando Brasse a fare di tutto per vederla anche per pochi secondi. Scatterà per lei una foto ad alcuni fiori, cresciuti ai margini del campo, che purtroppo diventerà, per volere del comandante, una cartolina da riprodurre in molte copie e da vendere ai militari del campo come souvenir per i propri cari lontani.

Venerdì 7 febbraio 2020 ore 20.30

Teatro Segreto

presenta

IL MOTORE DI ROSELENA

Da un’idea di Gea Martire

Drammaturgia di Antonio Pascale

con Gea Martire

 Storia in forma monologata dell’emancipazione di Roselena, nata e cresciuta dietro al Vesuvio. Il tono è tragicomico, come lei. Roselena è infiammata da una grande passione per le macchine. Una donna! C’è chi si sogna in abito da sposa, chi in tailleur manageriale, lei in tuta da pilota. L’importante nella vita è avere un motore e lei ce l’ha in testa come un chiodo fisso. Fin da piccola. Con molta meraviglia la madre si rende conto che il rumore dei motori delle macchine l’acquieta come nessuna ninna nanna e la mette di buon umore. Crescendo, il suo linguaggio dialettale, spesso sgrammaticato, colorito e poco forbito, diventa adeguato, calzante, perfetto se si ritrova a parlare di motori, carburatori, testate, pistoni, aerodinamicità. Le reazioni di chi la conosce passano dallo stupore alla perplessità allo scherno. Perché le persone intorno a lei sono fossi pieni d’acqua dentro i quali il suo motore si affoga. La bloccano, la mandano in avarìa. Ma Roselena sa aggiustare i motori scassati e truccarli a dovere, e ogni volta mette insieme i pezzi e riparte. Riuscirà ad arrivare alla meta e battere ogni record? O prenderà altre direzioni, condotta da quella macchina che tutti chiamano destino e che procede ignorando i nostri comandi? In ogni caso Roselena avrà vinto perché ha sfidato, combattuto e, di sicuro, non si è annoiata.

Sabato 7 marzo 2020 ore 20.30

Teatro Metastasio di Prato

presenta

SCAMPOLI

da Robert Mitchum ad Andrea Camilleri

a cura di Massimiliano Civica

 Una serata a metà strada tra una crestomanzia di detti memorabili e il “Forse non tutti sanno che…” della Settimana Enigmistica: il regista Massimiliano Civica racconterà aneddoti, pensieri ed episodi della vita di alcuni protagonisti del mondo del teatro e del cinema. Robert Mitchum, Roberto Rossellini, Jerry Lewis, Emanuele Luzzati, Andrea Camilleri. Attraverso le vite di questi e di altri uomini di spettacolo si tenterà di tracciare il ritratto dei nostri artisti ideali, modelli forse irraggiungibili ma proprio per questo “esemplari”.

Venerdì 20 marzo 2020 ore 20.30

METALLI PESANTI

di e con Vittorio Zollo

 Metalli Pesanti è uno spettacolo di poesia performativa che unisce Spoken Word e Improvvisazione. Metalli Pesanti cerca una relazione tra il processo di decadimento radioattivo e il processo di degradazione delle zone rurali post caduta del Muro di Berlino. Nello spettacolo convivono il culto mariano e la legge di conservazione dell’energia, il crollo del muro di Berlino e le radiazioni ionizzanti, il metadone e i betabloccanti, la vita di paese e la globalizzazione, il suicidio della Poesia nella parola, il cancro e l’amore.

Venerdì 17 aprile 2020 ore 20.30

Associazione Culturale Progetto Goldstein

presenta

TINGELTANGEL 

di Susanna Laurenti ed Enrico Torzillo

Cosa accadrebbe se un gruppo di giovani aspiranti attori italiani che sognano il teatro, costretti ad emigrare alla ricerca della fioritura culturale, approdassero in Germania? Questa domanda e la risposta ad essa sono le fonti della storia che fa da base alla volontà di ridare vita a Karl Valentin e al suo teatro. “Tingeltangel” è, infatti, un’opera mai messa in scena da una produzione teatrale, se non nella riproduzione di sporadici sketches. 

 Al di là di qualsiasi filone narrativo, leggendo Valentin non si può prescindere dalla questione linguistica, centro nevralgico intorno al quale ruota tutta la sua comicità, tutta la sua amarezza, tutto il suo grottesco.

Se si vuole svegliare il magma dormiente di Valentin e se non si può, chiaramente, prescindere dalla questione linguistica, quale ambientazione migliore del meridione esportato all’estero, con i suoi dialetti, con la sua cultura, con le sue intenzioni, con i suoi sogni, con il suo confronto verso una realtà sociale diversa, sognata e forse deludente che trova, inoltre, numerosi spunti nella vastissima tematica dell’emigrazione italiana?

Venerdì 8 maggio 2020 ore 20.30

Itinerarte

presenta

CATENA

Regia di Sara Sole Notarbartolo

Testo di Giacomo Di Niro 

Con Ernesto Mahieux e Patrizia Eger 

Il legame fra vittima e carnefice è uno dei più pericolosi e affascinanti “ganci” che esistono nei rapporti patologici.

 La totale dipendenza della persona rapita ne fa, per il rapitore, un essere in qualche modo da proteggere: il sommo bene, l’essere caro, il tesoro nascosto di cui si possiede la chiave.

Immaginare l’evoluzione di un rapporto del genere non ha limiti né previsioni: si è davanti ad un piccolo nucleo che potrebbe prendere tutte le svolte immaginabili.

Per chi parteggiare? Chi è davvero la vittima? A chi si affezionerà maggiormente il nostro cuore?

In questa storia ogni personaggio racchiude molte possibili versioni di se stesso e scoprirle assieme al pubblico sarà il nostro gioco di disvelamento. 

In foto Ernesto Maieux (Vincitore David di Don

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