Sir Antonio Pappano: orgoglioso della mia terra

Con lo spettacolo «I Musicanti di Brema raccontano» stamane (ore 11) al Teatro dei Piccoli di Napoli riparte la stagione de «La Scena Sensibile».

Tratto dalla favola dei fratelli Grimm, nell’adattamento di Pompeo Perrone, il testo riporta in scena la storia di quattro animali in fuga contro i soprusi e le prepotenze degli umani. Metafora del presente con risvolti attualissimi, la pièce, messa in scena da Maurizio Stammati, anche interprete con Chiara Di Macco, insiste sui temi della fuga e dell’approdo per evidenziare, il valore dell’amicizia, «unico antidoto al male e agli oltraggi dei soprusi di cui tutti, animali e umani, sono vittime». (r. s .)

« Delle origini non rivendico solo un certificato di nascita dei miei genitori, ma lo spirito combattivo e mai domo della mia terra, che nella musica è virtù indispensabile »

Sono le orgogliose parole di Sir Antonio Pappano dedicate al Sannio, territorio dei suoi genitori, cui il grande direttore, Accademico di Santa Cecilia, è da sempre molto legato, un sentimento che ha sintetizzato in un’espressione dal sapore romantico: «La terra dei genitori è la “verità della vita” »

Dopo la prova aperta al pubblico di ieri, alle 19 il maestro Pappano dirige l’Orchestra Filarmonica di Benevento al Teatro Massimo in un programma che alterna suggestioni mitologiche a immagini di fiaba orientale con «Prélude à l’après-midi d’un faune» di Debussy e la «Suite Shéhérazade, op. 35» di Rimskij-Korsakov.

L’evento, curato dalla Scabec, voluto e sostenuto dalla Regione Campania, si avvale del patrocinio del Comune e della Provincia di Benevento insieme l’Arcidiocesi.

Quello di oggi si aggiunge al Memorial Pasquale Pappano, concerto con il quale Il grande direttore ogni anno nel mese di agosto onora la memoria dei suo padre in Castelfranco al Miscano, in quella provincia di Benevento, terra di migrazioni e di valori che hanno profondamente influenzato il Pappano uomo non meno del Pappano musicista: «Sono orgoglioso delle mie umili origini e ripenso spesso con amore alla fatica e ai sacrifici dei miei genitori e anche alla mia tenacia, alla perseveranza per emergere, conservando il ricordo della mia terra e di papà che mi ha avviato alla musica, quando avrebbe potuto destinarmi, come tanti paesani, alla coltivazione della terra, che è pure una nobile attività – ha ricordato l’artista – È così tenero ritrovare i colori della pelle, la parlata, la gestualità dei miei genitori, sono sensazioni che direi tattili: qui è tutto familiare e mi sento rassicurato. Sono ricordi che riaffiorano e mi accompagnano durante i miei soggiorni per il mondo».

Corriere del Mezzogiorno

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