Bullismo e cyberbullismo, incontro con la Polizia postale all’istituto “Le Streghe”

Il cyberbullismo con il suo impatto devastante sull’integrità psico-fisica delle vittime è tra le cause “emergenti” di dispersione scolastica. Il fenomeno non conosce tregua, malgrado da anni il sistema dell’istruzione sia impegnato a contrastarlo anche con iniziative di rete promosse a livello locale, regionale e nazionale. 

Malgrado la grande visibilità che il tema ha avuto negli ultimi anni, tra gli studenti adolescenti è ancora facile notare una scarsa consapevolezza circa il “peso”, le conseguenze e i risvolti, anche penali, di determinate condotte. Le giovani vittime, poi, spesso non sanno come e a chi chiedere aiuto. Ecco perché questa mattina presso la sede centrale dell’istituto alberghiero “Le Streghe” di Benevento, in via Santa Colomba,  nell’ambito della campagna di sensibilizzazione promossa dalla Polizia di Stato, si è tenuto un incontro tra gli studenti delle seconde classi e il vice ispettore della Polizia postale Francesco Visalli.

Un incontro al quale sono stati invitati anche i genitori degli studenti coinvolti, nella convinzione che tra famiglie e istituzione scolastica sia possibile una proficua sinergia educativa su un tema così delicato.  

Con gli studenti si è discusso tra le altre cose della tracciabilità della navigazione in rete e del diritto all’oblio, degli aspetti principali del cyberbullismo e delle diverse figure in esso implicate, del diritto-dovere di denunciare e dell’importanza di non accettare il ruolo di complici silenziosi dei bulli o cyberbulli. “Il bullo  – puntualizza in merito la dirigente scolastica dell’Ipsar Le Streghe Maria Gaetana Ianzito – non deve essere considerato solo persecutore, ma esso stesso vittima di un malessere che può avere radici psicologiche, familiari, sociali e/o scolastiche, con l’eventuale influenza di figure di riferimento negative. Per questo i bulli si combattono con la prevenzione più che con un approccio punitivo. Prevenzione soprattutto a scuola. Nell’era dei social e del corto circuito relazionale bisogna recuperare il valore della parola, del gesto e dell’educazione. Resta però indispensabile anche supportare le famiglie, spesso distratte e confuse”. 

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