Dal check-in allo yogurt, gli hotel preparano la ‘fase 2’

Quale ripartenza per gli alberghi? Lo abbiamo chiesto all'imprenditore Luca Boccato, che gestisce una quindicina di alberghi a quattro o cinque stelle in diverse città italiane

Dalle modalità per il check-in ai percorsi per muoversi nelle strutture, passando per il rebus su come mettere a disposizione lo yogurt a colazione. Che vorrà dire per gli hotel riaprire dopo lo stop forzato causato dal coronavirus, considerando che un regime di prevenzione andrà comunque garantito? Tra gli imprenditori che ci stanno ragionando c’è Luca Boccato, ad del gruppo Hnh Hospitality, che ne ha parlato nel corso di un incontro video organizzato dal think-tank “Io resto in Italia” sul rilancio del turismo.

Il gruppo Hnh (con base a Mestre) gestisce direttamente una quindicina di alberghi a quattro o cinque stelle in diverse città italiane e legati a varie catene, come Best Western e Crowne Plaza, per 1.750 camere. Oggi tutti gli hotel sono chiusi e il 70% dei lavoratori sono in cassa integrazione: il gruppo è “alla cappa”, dice Boccato in linguaggio velistico, “per aspettare che passi burrasca”. Finalmente “cominciamo a vedere qualche timido segnale di uscita da questa fase e stiamo quindi iniziando a ragionare sulla successiva”, afferma l’ad, sapendo che “abbiamo alcune destinazioni che apriranno prima e altre che probabilmente non vedranno un cliente fino a settembre”. Oggi ad esempio “siamo molto preoccupati per Venezia“, sottolinea Boccato, visto che in quel caso una fetta “assolutamente rilevante” della domanda è intercontinentale: si parla di ospiti americani, cinesi, giapponesi e “difficilmente rivedremo questi mercati prima di settembre o probabilmente del 2021”.

 

In questo contesto, “noi siamo disposti ad aprire qualche albergo sapendo di perderci qualche soldo nel breve periodo“, afferma Boccato, perchè “se aspettassimo di essere pronti al 100% e profittevoli, probabilmente qualche cliente si affezionerebbe ad altri alberghi e qualche collaboratore andrebbe a lavorare altrove”.

L’Almar e il Brasilia di Jesolo, ad esempio, “li aprirei a qualunque costo“, continua Boccato: anche per la loro storia, rappresentano “un valore intangibile dell’azienda che dobbiamo preservare”. Quindi, “quando sento colleghi dire che quest’estate è impossibile guadagnare quindi resteranno chiusi, è sbagliato“, ammonisce Boccato: meglio “perdere qualcosa quest’anno per esserci il prossimo”. Con questa filosofia, “stiamo cominciando a discutere su quali alberghi aprire prima”, spiega l’ad di Hnh.

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Ma con che modalità? Oggi gli hotel in Italia sono chiusi per assenza di clienti, ma potrebbero stare aperti “e da quel che mi risulta non esiste alcun protocollo Covid a cui gli alberghi siano obbligati”, afferma Boccato. Però si sente parlare di regole per la fase 2: “Ma come, non mi hai imposto alcuna regola ieri che eravamo in piena epidemia e adesso che probabilmente siamo vicini alla fine mi dici quali sono le regole del gioco? E’ un fatto gravissimo”, secondo il manager. “Non vuole dire che non siamo disposti ad assumere dei protocolli che garantiscano la sicurezza e che ci facciano fare la nostra parte sul piano sociale per rallentare i contagi”, precisa l’ad. C’è però incertezza.

Noi vorremmo aprire gli alberghi in qualche data di maggio” ma al momento “dobbiamo immaginare quale sarà la situazione”, continua Boccato, considerando che “non abbiamo avuto nemmeno un input esterno”. Nel frattempo, “abbiamo creato un gruppo di lavoro interno con alcuni direttori, responsabili di prodotto e city manager che sta lavorando per definire un nostro protocollo interno- spiega Boccato- immaginando quale sarà lo scenario quando potremo aprire”, con l’obiettivo di “garantire la sicurezza degli ospiti e dei collaboratori”.

 

Il plexiglass? “Non è mia intenzione metterlo, se dovessimo usarlo forse non saremmo nelle condizioni di aprire“, mette in chiaro Boccato: l’ipotesi delle barriere sulle spiagge rientra tra le cose “un po’ deliranti” sentite in questo periodo, secondo Boccato, pronto a scommettere che si sia trattato di una trovata “commerciale” dell’azienda che l’ha proposta. Di certo “dobbiamo in tutti i modi cercare di favorire in modo concreto il rispetto della distanza“, continua Boccato, ma questo “non dev’essere un valore assoluto, non si va in galera se due clienti scendono sotto i due metri di distanza o se un cameriere si avvicina a meno di tre metri da un cliente”. Da parte degli ospiti “ci sarà un’enorme disponibilità” perchè “la sensibilità su questo tema è cresciuto tantissimo”, aggiunge Boccato, mentre come albergatori “dobbiamo diventare quasi maniacali” sul distanziamento e l’igiene. Ad esempio, “il primo interrogativo che ci siamo posti è stato capire se in ogni sala colazioni abbiamo la possibilità di creare un varco di ingresso e uno di uscita per evitare gli incroci”, spiega l’ad.

Sempre per le colazioni, difficile pensare al superamento del modello buffet, però “stiamo studiando come aumentare il numero di cose portate al tavolo”. E si arriva allo yogurt: servirlo sfuso comporta l’uso di un cucchiaio che andrebbe continuamente sostituito, “quindi il compromesso può essere quello di avere, anche in un albergo a cinque stelle- dice Boccato- un prodotto confezionato”. Inoltre, magari questa “diventerà l’occasione per cambiare alcune regole assurde che ci differenziano da altri Paesi. Pensate che abbiamo ancora l’onere di identificare tutti gli alloggiati” e non solo chi fa la prenotazione, sottolinea Boccato: “Ma come si fa a fare il check-in se devo mantenere la distanza sociale e non posso prendere in mano un documento?”.

agenzia dire

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