San Giorgio la Molara – Il caso del cane trovato agonizzante nel centro storico e la risposta della Regione Campania

L’episodio avvenuto l’11 novembre 2025 nel centro storico di San Giorgio la Molara, dove un cane randagio è stato trovato in condizioni critiche e successivamente deceduto, ha riportato l’attenzione su un tema particolarmente sensibile: la tutela degli animali, la sicurezza dei cittadini e il funzionamento dei servizi territoriali.

Il ritrovamento è avvenuto in una delle stradine storiche della zona, dove il cane è stato rinvenuto con convulsioni, tremori, vomito verde e diarrea verdastra. I sintomi, documentati in video e foto, sono risultati compatibili con quelli tipici di un possibile avvelenamento, secondo una valutazione veterinaria successiva effettuata sulla base del materiale raccolto.

Il soccorso è stato attivato immediatamente attraverso il numero regionale dedicato ai cani vaganti, che ha fatto riferimento al PAV (Pronto Intervento Veterinario per i randagi). La morte dell’animale è sopraggiunta poco dopo la mezzanotte, dopo un lungo periodo di sofferenza.

L’avvelenamento degli animali è un fenomeno regolato da precise norme.
Il Codice Penale, agli articoli 544-bis e 544-ter, punisce rispettivamente l’uccisione e il maltrattamento di animali, comprese le situazioni in cui vengano somministrate sostanze tossiche o esche pericolose.
In aggiunta, l’utilizzo di esche avvelenate è vietato da una specifica ordinanza ministeriale, tuttora vigente, che distingue chiaramente questa pratica come illegale e penalmente rilevante.

La vicenda non si limita tuttavia all’animale deceduto.
La sua gestione ha aperto un più ampio interrogativo sul funzionamento dei servizi veterinari e sulla collaborazione tra enti. In Campania, la normativa (Legge 281/1991 e Legge Regionale 16/2001) attribuisce infatti ai Comuni un ruolo centrale nella prevenzione del randagismo, nell’organizzazione dei servizi di recupero e nella gestione dei canili e dei rifugi.
Il Sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale, è responsabile del benessere degli animali vaganti e della sicurezza pubblica, e collabora con ASL, veterinari e servizi regionali.

Per questo, alcune settimane dopo l’episodio, ha destato particolare attenzione la comunicazione ufficiale inviata dalla Regione Campania – Direzione Generale per la Tutela della Salute, che ha preso in carico la segnalazione e l’ha trasmessa all’ASL Benevento per le verifiche di competenza.
Nella nota regionale si fa riferimento alla necessità di approfondire quanto accaduto e di valutare attentamente le procedure seguite dal personale coinvolto.

Il caso ha riportato all’attenzione anche la situazione del centro storico, dove – secondo diverse testimonianze – la presenza di cani vaganti è frequente e la sorveglianza serale risulta carente. In quest’area, i residenti si muovono quotidianamente a piedi, spesso accompagnati da animali domestici, rendendo rilevante ogni possibile rischio ambientale, compresa la presenza di sostanze tossiche o materiali pericolosi.

Tra coloro che hanno assistito all’episodio e che hanno contribuito alla sua documentazione vi è Maria Chiara Petrone, addetto stampa e collaboratrice di testate nazionali, che ha dichiarato:

«Sono sollevata che la Regione Campania abbia richiesto chiarimenti all’ASL. È un passo importante per fare luce su un episodio che ha colpito profondamente chi vive quotidianamente questo territorio.»

Ha poi aggiunto:

«La parte più dolorosa è il vuoto istituzionale che ho percepito subito dopo l’accaduto. Nessun sopralluogo, nessuna comunicazione, nessuna verifica nell’area. In un centro storico frequentato da famiglie, bambini, animali domestici e altri randagi, la prevenzione dovrebbe essere un dovere immediato.»

In chiusura, Petrone ha richiamato un principio etico significativo:

«Schopenhauer ricordava che gli animali hanno la stessa essenza degli esseri umani. È un invito a non voltare lo sguardo di fronte alla sofferenza e a pretendere sistemi di tutela adeguati, nel rispetto della legge e della civiltà.»

La vicenda resta aperta e oggetto delle verifiche degli enti competenti.
Il caso solleva interrogativi importanti sulla gestione del randagismo, sulla trasparenza amministrativa e sui sistemi di tutela presenti sul territorio, in un contesto dove la sicurezza di cittadini e animali coincide con la qualità della cura del bene comune.

ARTICOLI CORRELATI