CALCIO. I GIGANTI, I NANI ED UN FUTURO POSSIBILE. LETTERA AD ORESTE VIGORITO ED AL MOVIMENTO GIALLOROSSO


Caro Oreste, care amiche e cari amici della Gens Samnites e di tutte le altre componenti del tifo giallorosso costituenti lo “zoccolo duro” sempre presente negli stadi, scrivo questa lettera aperta per manifestare tutto il mio dolore quasi fisico per la decisione del Presidentissimo di “lasciare ad altri il compito di tenere alto il nome del Benevento Calcio”, e per auspicare nel contempo una via di uscita da questa situazione critica.
La domanda è volutamente retorica: esistono davvero, nel territorio sannita, imprenditori o cordate di imprenditori in grado di realizzare la missione di tenere la nostra squadra vicina ai livelli che abbiamo raggiunto in queste ultime, straordinarie annate calcistiche? Non credo che ci sia bisogno di scriverla, una risposta così scontata e triste.
Nel 2006, la dea bendata volle premiare la storia e la laboriosità del nostro popolo sannita, facendo atterrare i fratelli Ciro ed Oreste Vigorito nel nostro allora derelitto territorio calcistico, fatto di tanta passione ma costellato da speranze andate deluse e da pochi effimeri successi, ottenuti solo dalla quarta serie in giù.
Si capì subito che eravamo di fronte a dei GIGANTI, rispetto alla nostra storia, fatta di presidenti (anche appassionati e rispettabili) ma non dotati di visioni, capacità e risorse imprenditoriali in grado di portare la nostra città (ma io preferisco dire la nostra “nazione”, che è il punto di vista di chi ha fatto l’emigrato per 60 anni) ad una dimensione calcistica consona alla storia ed alla cultura che ci appartengono.
Uscire dall’inferno delle serie minori non fu né facile né veloce. Ma anche in quei primi dieci anni di gestione Vigorito abbiamo potuto godere di un notevole cambio di passo e di reputazione, per i nostri colori. Siamo stati sistematicamente nei primi posti in tutti i campionati, abbiamo festeggiato una larga promozione in serie C1 nel 2008 ed una storica ascesa in serie B nel 2016. Degli ultimi sei anni è persino superfluo riparlarne, siamo andati oltre ogni più rosea aspettativa. Mi limito a ricordare solo tre perle: le vittorie a San Siro contro il Milan ed a Torino contro la Juventus (di Ronaldo), nonché la stagione ’19-’20 dei record storici in serie B. Questi sono i risultati oggettivi ed incontrovertibili conseguiti dai GIGANTI di casa nostra. Fra 100 anni, nel Sannio tutti ricorderanno ancora l’era dei fratelli Ciro (il visionario) ed Oreste (il concretizzatore), quasi come i Granduchi Longobardi.
Allo stesso tempo, però, dobbiamo parlare anche dei NANI (in senso metaforico, meglio precisarlo), che condividono il nostro territorio e ed il nostro tempo.
Badate bene: gli ultimi a cui intendo fare riferimento sono quei pochi ragazzi di uno sconosciuto gruppo ultras che hanno messo quello striscione a cui tutti (impropriamente) imputano la presa di posizione del nostro Presidente. Mi assumo le mie responsabilità, e tutte le critiche che mi pioveranno addosso. Dico chiaramente che i NANI non sono solo i tifosi da social media o gli improvvisati esperti di calcio, bensì anche una non piccola fetta di rappresentanti delle istituzioni, della imprenditoria e delle altre classi più abbienti della nostra provincia, che “sotto sotto” si sono sentiti sminuiti ed emarginati dai successi dello straniero napoletano, e quindi non hanno contribuito in modo significativo al progetto. Queste persone hanno sfogato la loro frustrazione andando a cercare in modo sistematico i peli nell’uovo della gestione del Benevento Calcio. Ne ho sentite di critiche ingenerose, e non solo negli ultimi mesi. Un dittatore che pretende di imporre il “pensiero unico”. Uno sperperatore di soldi in campagne acquisti eccessive e sbagliate (cosa che farebbe anche ridere, visto che i capitali sono i suoi, se non facesse rabbia in bocca a chi ha dato poco o nulla al calcio beneventano). Un uomo solo al comando, capace di circondarsi solo di yesmen ed adulatori. Mi è toccato talvolta di sentire persino questa: “un imprenditore che investe tutto fuori provincia, e contribuisce poco all’economia sannita” (inaccettabile, pensando ad un calcio zeppo di faccendieri senza scrupoli, che usano le città di cui comprano la squadra per i loro opachi traffici, mentre Lui con la sua generosità si ritrova in bilancio milioni di euro di crediti, non onorati dal comune).
Considero emblematico un articolo che ho letto ieri su una testata locale, in cui il redattore premetteva di non volere criticare, ma limitarsi a mettere in evidenza i soli dati fattuali del campionato del Benevento. Ebbene, una società ed una squadra che con alti bassi è rimasta in lizza per la A fino all’ultimo minuto della semifinale, in un campionato dove erano presenti società con curriculum di Serie A da togliere il fiato, sono state liquidate con il termine “stagione fallimentare”. Fallimentare, capite? Non “deludente”, “da rimpianti”, “inferiore alle aspettative”. Fallimentare!!! Se si fosse trattato del Parma, la sintesi sarebbe stata perfetta, per il rapporto risultati / investimenti. Eppure, sono certo che lassù, dove esiste un’altra cultura calcistica ed addirittura una bacheca con titoli nazionali ed europei in bella vista, le critiche sono molto meno feroci. Perché? Perché non ci sono frustrazioni endemiche da “scaricare” su un GIGANTE ingombrante.
I NANI sono così, sempre ed ovunque. Incapaci di avere successo, cercano consolazione attraverso la critica di coloro che il successo lo hanno, chiaramente visibile a tutti. Questi NANI si sentiranno di nuovo importanti, nel loro provincialismo viscerale, solo quando avremo un presidente di calcio che naviga tra fallimenti e retrocessioni, come la triste storia passata della Strega ci ha insegnato. A loro non importa altro, solo recuperare la visibilità perduta, oscurata da un GIGANTE venuto da fuori.
E allora, care streghette e stregoni, caro Presidentissimo, vogliamo davvero darla vinta, a questi perdenti di professione? Io non ci sto, mi ribello. Comprendo la stanchezza fisica e mentale del nostro condottiero, ne condivido l’amarezza accumulata, accetto la sua aspirazione ad uscire dalla trincea in cui sta combattendo (a dispetto dei santi) da tanti anni. Forse però un modo per conciliare le esigenze personali del nostro amatissimo Oreste senza dilapidare il patrimonio di esperienza, risultati e passione accumulati c’è ancora. Forse è possibile dare una nuova prospettiva di lungo termine allo zoccolo duro di questa “nazione”, che se lo meriterebbe per tutto quanto ha dato ed intende ancora dare, avendo ancora negli occhi l’autentica ovazione del settore ospiti a Pisa nei confronti del Presidente, mentre i NANI importanti si fregavano le mani e quelli mediocri si accanivano sulla tastiera vicino al divano di casa.
Signor Presidente, mi permetto di suggerire (o di sperare) che la sua frase riportata all’inizio di questa lettera, a mente fredda e con le giuste garanzie fornite dal sindaco Mastella, venga implementata in un modo originale, positivo, propositivo e sostenibile, sia per le sue esigenze personali che per le aspettative dell’ambiente di provata fede giallorossa. Lei potrebbe decidere di fare solo un piccolo passo indietro, che nella realtà si tradurrebbe in un grande passo in avanti: tenersi stretta la società ed il controllo del suo indirizzo strategico, “scaricando” nel contempo gli stress della gestione quotidiana, per Lei sempre meno sopportabili, su un General Manager di ottime capacità ed esperienze, che nel calcio italiano non manca di sicuro. A questa figura (da Galliani del Sud, se mi passa il termine) potrebbe assegnare il chiaro mandato di coniugare un solido equilibrio economico-finanziario con una politica da “cantera” eccellente, sul modello di società quali l’Atalanta, il Sassuolo, l’Udinese, il Chievo dei bei tempi andati, ma anche più in piccolo (perché no?) il Cittadella dei “carneade” da play-off sistematici nella serie cadetta. E’ vero, la latitudine in cui questi progetti hanno avuto successo è assai lontana dalla nostra, tuttavia è il Sud l’unica area di sviluppo possibile per questo Paese, e Lei è uno dei figli più degni del Sud che vorremmo. Lei ce la può fare, se ben supportato a livello operativo.
Le streghette e gli stregoni dello “zoccolo duro” saranno senz’altro dalla sua parte, perché essi sono consapevoli della necessità di tornare allo spirito del campionato 2016-17, e quindi sono pronti a sposare il loro tifo caloroso con un atteggiamento equilibrato e resiliente, riassumibile in pochi ma decisivi punti:
– cessare immediatamente di guardare alla serie A come ad una “ossessione”, la cui pericolosità si è rivelata in tutta la sua ampiezza negli ultimi diciotto mesi; se arrivasse, dovrebbe essere affrontata senza chiedere rivoluzioni di organico, ma con l’orgoglio di vedere valorizzato ulteriormente il capitale umano e con la serenità di chi è già pronto, sul piano ambientale, tecnico ed economico-finanziario, ad affrontare un probabile immediato ritorno in serie B;
– considerare i “play-off” di serie B un grande successo, e non un “fallimento” come propugnato dai perdenti di professione;
– salutare con grande gioia anche solo la salvezza, quando capiterà la classica stagione grigia, come abbiamo visto fare pochi giorni or sono a Cosenza, ovvero una realtà con un bacino di utenza di 690.000 persone, quindi 2,5 volte quello del nostro Sannio;
– riempire o quasi lo stadio con continuità, anche grazie agli incentivi forti che la società saprà concedere per gli abbonamenti in curva e nei distinti inferiori (viste le oggettive difficoltà finanziarie degli strati meno abbienti della nostra popolazione) e per l’accesso di giovani generazioni e famiglie;
– ripristinare una coesione generale sugli spalti, eliminando tutti i gruppetti in cerca di improbabili visibilità e coinvolgendo tutti i cosiddetti occasionali, che potrebbero trovare piacevole il modello e quindi aumentare la frequenza di partecipazione.
Ecco, questa è la mia personale visione per ribaltare la gravissima crisi in corso, trasformandola in una opportunità di crescita per tutti.
Senza questa svolta, io vedrei solo frotte di opportunisti pseudo imprenditori che arrivano da chissà dove, pronti ad accanirsi sulla preda e ridurre il Benevento alla stregua delle tante grandi e medie città che ristagnano nelle serie inferiori. Però, di una sola cosa sono certo: Oreste il GIGANTE del Sannio si opporrà con tutte le sue forze alla possibilità che questo scenario si concretizzi.

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