Federico Paolucci: “Giù le mani dal viale Atlantici”.

Rilevo che nessuno, nonostante l’espresso invito, ha replicato alla lunga nota del comitato per la difesa di pini del viale Atlantici del 27 novembre scorso.

Premetto che non intendo scendere sul terreno delle sterili polemiche, né su questo argomento, né su altri che riguardano il futuro e le prospettive della città. Non ho problemi di confronto con nessuno. E nessuno, per me, rappresenta un nemico.

Vi può essere una distanza di impostazione politica e possiamo trovarci anche distanti alle prossime amministrative, come è giusto in democrazia, ma le questioni vanno affrontate senza accanimenti di parte e senza personalizzazioni.

Colgo l’occasione di fare questa premessa di merito, perchè sono convinto che la emergenza sociale e sanitaria che stiamo vivendosi si rifletterà a lungo sul futuro di una provincia ed una città già martoriata da mille problemi e da una angosciante assenza di futuro. Ecco perchè la mia preseenza nel dibattito cittadino sarà scevra da ogni personalizzazione e da ogni scadimento nei toni. Chi ha senso di responsabilità ha il dovere di non “soffiare sul fuoco” della difficile situazione sociale che ci apprestiamo a fronteggiare e per la quale servono soluzioni. Non polemiche.

Dopo questa doverosa premessa, ritengo di aderire pienamente alla riflessione del Comitato Giù le mani dai Pini, guidato da prof. Francesco Di Donato. Non solo sulla riflessione tecnica e giuridica relativa alla tutela di quegli storici alberi.

Infatti, ritengo che la questione vada affrontata prospetticamente.

Sia in senso figurato, perchè quegli alberi rappresentano la storia e l’identità di quella parte ormai antica e nobile della città. E’ l’intero viale, infatti, che va tutelato perchè va considerato, nella sua interezza, un monumento storico ed architettonico, dai grandi richiami simbolici, legati non solo alla trasvolata degli Atlantici, che fu celebrata più di ottant’anni fa con la nascita dell’omonimo viale e con la costruzione della Caserma Guidoni che, oltre a ricordare il sacrificio tutto “futurista” dell’ingegnere aeronautico Alessandro Guidoni (che riteneva che i velivoli dovessero essere colludati da chi li progettava e ciò gli costò la vita nei pressi di Roma, da cui il nome della cittadina “Guidonia”), era anche legata alla storia dell’industria aeronautica che allora era fiorente a Benevento, proprio nella zona che viene chiamata ancora “campo di aviazione”.

Ma era anche celebrata, quella storia, con i giardini Piccinato, alla fine del viale, ornati con gli storici lampioni a forma di triplano, disegnati dallo stesso architetto ed urbanista (a proposito, che fine hanno fatto? E’ finito il restauro? Possono tornare dov’erano?).

Ma, prospetticamente, la questione rileva anche dal punto di vista letterale. Immaginate il viale nella sua prospettiva visiva, sia che lo vogliate godere transitandoci, sia che vogliate gustare lo splendido “skyliner” che quegli alberi hanno costruito in ottanta anni. Basta guardarlo dal Rione Libertà o farsi un giro sulla tangenziale ovest e concorderete che quel viale è un “monumento”. In città che ambiscono ad essere meta di turisti e vogliono valorizzare il proprio patrimonio storico ed architettonico ci si preoccupa anche di questo. Immaginate cosa sarebbe il centro storico di Roma senza quegli stessi “pini”, apposti nella stessa epoca, come in tutt’Italia, e scelti quale simbolo identificativo dell’Unità nazionale.

Ma anche le considerazioni finali del comunicato del Comitato sono assolutamente da condividere e su questo voglio essere preciso. Non solo sulla riconversione “verde” della approccio cittadino, ma sono un assoluto sostenitore della necessità di fermare il “consumo di suolo”, con tutti gli strumenti a disposizione. Senza se e senza ma. Perlatro, fermare il consumo di suolo non vuon dire fermare l’attività edilizia, anzi. Semmai significa fermare l’atavica aggressione e l’inutile cementificazione espansiva che va solo a vantaggio degli interessi (anche questi atavici) della proprietà fondiaria.

Dirò di più. Non è più possibile tenere separata l’urbanistica dalla mobilità, dal verde e dallo sviluppo economico è commerciale. Ma di questo ne riparleremo.

Mi permetto solo di dare un consiglio al comitato, che è di forma e di sostanza: cambiargli il nome in: “Giù le mani dal viale Atlantici”.

Federico Paolucci

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