In Campania c’è uno psicologo ogni mille abitanti e 2 su 3 hanno attualmente un lavoro retribuito mentre solo 1 su 10 è inattivo. È quanto emerge dalla ricerca ‘Psicologi campani…al lavoro!’, commissionata dall’Ordine campano e curata da Caterina Arcidiacono, docente di Psicologia sociale all’università Federico II, e da Teresa Tuozzi, docente di Teorie e modelli della psicologia di comunità all’ateneo napoletano, presentata oggi, in occasione della Giornata nazionale della psicologia. Negli ultimi anni è cresciuto complessivamente il numero degli iscritti all’Ordine, la fascia d’età più rappresentata è compresa tra i 30 e i 34 anni e con un 85% di donne la psicologia si conferma una professione ‘in rosa’. Si tratta della prima ricerca di questo tipo tra gli Ordini professionali campani, con una particolare attenzione all’area grigia di transizione tra lo studio e il lavoro. Il 62% del campione ha un lavoro retribuito, il 17% è in formazione e il 17% svolge attività di volontariaro. E ancora: il 20% dichiara di essere in cerca di prima occupazione il 20% mentre l’1% è in pensione. Per la maggior parte degli psicologi il tempo di inserimento nel mercato occupazionale si stima in meno di 6 mesi (28%) per trovare un lavoro qualsiasi e di più due anni (29%) come psicologo. “È un dato positivo – ha commentato Antonella Bozzaotra, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania – il fatto che gli psicologi dichiarino di se stessi che lavorano e trovano lavoro entro sei mesi dalla laurea”. Prendendo come riferimento esclusivamente chi lavora, il 48% è occupato solo come psicologo, il 32% ha dichiarato di lavorare sia come psicologo sia come non psicologo, il 20% solo come non psicologo. Le attività lavorative vengono svolte prevalentemente presso studi professionali in proprio o associati (62%) e aziende pubbliche (42%); il privato rappresenta il 40% delle sedi di lavoro mentre il non profit lo è per il 39%. Gli ambiti di attività maggioritari sono quello della salute (89%), della scuola (35%) e dei servizi sociali (26%). “Questi psicologi lavorano nell’ambito psicosociale, un settore che ha segnato un grandissimo incremento – ha spiegato – e noi lo colleghiamo anche al fatto che abbiamo istituito il servizio di progettazione sociale, questo ci ha permesso di lavorare affinché gli psicologi implementassero questa competenza della progettazione nel sociale, quindi potessero partecipare a bandi per vedersi finanziare i loro progetti”. Per quanto riguarda i contratti, la maggior parte dei lavori svolti rientrano nella categoria del regime di libero professionista/lavoro autonomo (89%), di dipendente a tempo indeterminato (31%), di collaborazione (26%) e di dipendente atipico (20%). Da notare che c’è un 10% che dichiara di lavorare senza avere un contratto. La condizione di volontario e l’attività di formazione caratterizzano in particolare gli under 29, che iniziano a lavorare nel 24% tra 1 e 2 anni dalla laurea e nel 42% non ha mai lavorato da psicologo. Il lavoro prettamente psicologico risulta quasi una chimera fino all’età matura; gli over 60 svolgono nell’81% dei casi attività psicologica retribuita, mentre ciò accade solo nel 28% degli under 29. È significativo come nelle fasce intermedie la percentuale si attesti tra il 47% e il 64%, ma non raggiunga in alcun modo quella dei ‘golden old’.







































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