PASQUA, UNA SFIDA DELL’AMORE DI DIO MISERICORDIOSOIDAL NATALE ALLA PASQUA: EPIFANIA DELL’AMORE DI DIO1. Noi cristiani confessiamo che Gesù Cristo è il Salvatore. Nel Natale celebriamo l’inizio della salvezza, con l’incarnazione. Nella Pasqua c’è il compimento del Natale. È la promessa che si compie, la pace e la salvezza che si realizza.2. Noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio che è amore, che ci ama di amore infinito e ci chiede di corrispondere all’amore. Dio si è fatto uno di noi in Gesù Cristo per insegnarci ad amare. La sua vita, morte e risurrezione è una epifania d’amore.3. Il contenuto della Pasqua è Cristo immolato che, per mezzo del suo sangue versato sulla croce, riconcilia a Dio tutte le cose nei cieli e sulla terra. La Pasqua rivela ancora una volta l’umanità di Gesù, con il suo corpo mortale, la sua divinità, il suo essere immortale e il suo essere unico figlio eterno di Dio Padre. “Dio ha tanto amato gli uomini da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16).4. La Pasqua è la rivelazione definitiva dell’amore trinitario; l’evento della croce di Gesù ci rivela chi è Dio. Egli è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo. In Lui ci ha manifestato il suo amore per l’umanità. E Lui con la vita e la parola annunziò al mondo che Tu sei Padre e hai cura di tutti i tuoi figli. Perciò in questa Pasqua noi vogliamo riflettere soprattutto sulla paternità di Dio e sulla necessità di corrispondere al suo amore come figli, redenti dall’amore del suo Figlio. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo […] Ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo […] In Lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia” (Ef 1,3-10).IIDIO PADRE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO5. Il nostro parlare di Dio e di Dio Padre non vuole essere un’avventura intellettuale. Si corre sempre questo pericolo. Certamente diamo per scontato che il nostro messaggio arriva soprattutto a persone che credono in Dio Padre. Anche se tutti sappiamo che il secolo passato è stato il secolo dell’ateismo teorico e pratico. Sedotti dall’ateismo e dal materialismo ci si impegna ancora oggi a negare Dio in nome della scienza, della dignità dell’uomo e della sua libertà, in nome di tutto il male fisico e morale esistente. Dio non ha bisogno di difensori che dimostrino al mondo la necessità della sua esistenza. Ma ci vogliono soprattutto dei testimoni. Il vero cristiano deve essere sempre pronto a rendere ragione della sua fede in Dio Padre, Spirito Santo e Cristo Signore. Ma, per alcuni, anche a volte detti impropriamente cristiani, Dio è un essere inutile, insignificante, ineloquente e antagonista. Ma noi non possiamo fare a meno di invocare Dio, di parlare del Dio trinitario.6 . Lui ci viene incontro e si rivela nella sua parola. Infatti non basta all’uomo sapere genericamente che esiste Dio. Il bisogno più forte è di chiamarlo con il suo nome, di avvicinarsi a Lui, di accostarsi alla sua Persona. Questo non può avvenire senza che Dio stesso, con amore potente e amorevole, si avvicini all’uomo togliendo il velo (rivelando), mostrando il suo volto, manifestando la sua vita divina. Il desiderio di Dio è di porre la sua tenda in mezzo a noi, di convivere con l’uomo in un continuo superamento di segni e simboli (tenda, arca, santuario) fino ad incarnarsi in Gesù Cristo: immagine visibile del Dio invisibile (cfr. Col 1,15).7. Dio si rivela come nostro Padre. “Non è Lui il Padre che vi ha dato la vita, che vi ha creati e resi sicuri?” (Dt 32,6). “Ma Signore tu sei nostro Padre; noi siamo tua argilla e tu colui che ci dà forma. Tutti noi siamo opera delle tue mani” (Is 64,7). La paternità di Dio è un’esperienza fatta da Israele che ha creduto nel suo Signore. Quindi non è frutto dello studio, della ricerca o dell’immaginazione. È una costante della Sacra Scrittura. La Bibbia è la storia di un amore, di un Padre che non si arrende, che non si stanca della nostra infedeltà, malvagità e debolezza. Questa paternità raggiunge ogni uomo ed esprime benevolenza, sollecitudine, affetto, premura, misericordia, vicinanza e amore. Non la si può descrivere, occorre vivere la paternità di Dio che non ci abbandona e non ci dimentica mai “come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono” (Salmo 103,13).8. Il Dio presentato da Gesù è anche il Dio della natura (che fa piovere sui giusti e sui cattivi, che crea il mondo e riveste l’erba), il Dio della storia delle vicende umane perché si rende presente in mezzo agli uomini con la sua benevolenza, potenza e misericordia, ma soprattutto è il Padre. La presenza di Dio Padre celeste è affermata ben 170 volte nei vangeli. È un Padre che prende su di sé le debolezze ed il peccato degli uomini e li salva offrendo suo Figlio. Basta ricordare la parabola del Padre misericordioso (cfr. Lc 15). È un Padre che è con i suoi figli oppressi, deboli, ultimi e peccatori.9. Gesù ci ha insegnato a riconoscere la paternità di Dio perché come Padre “si prende cura di noi” (1Pt 5, 7). “Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno […] non affannatevi dunque per il domani” (Mt 6, 8-34). “Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domanderanno” (Mt 7, 11). E ci ha invitati ad avere la bontà e la tenerezza del Padre: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 36).10. Gesù chiama Dio suo Padre e chiama se stesso Figlio “debbo occuparmi delle cose del Padre mio” (Lc 4, 49) dirà dodicenne nel tempio; e alla fine della sua esistenza: “Padre nelle tue mani raccomando il mio spirito” (Lc 23, 46). Le espressioni correlative Padre e Figlio affermano un rapporto tutto particolare tra due persone. “Tutto mi è stato dato dal Padre mio. Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui (noi) al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11, 25 – 27 ). “In quanto a quell’ora, nessuno la conosce […] neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 13, 32).11. Gesù conosce la sua origine e sa di essere inviato dal Padre. Soprattutto nel vangelo di Giovanni è presentata l’origine del suo essere, del suo insegnamento e della sua missione messianica. “Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso” (12, 44); “Il Padre che ha la vita ha mandato me” (6,57); “Io non ho parlato da me, ma il Padre mi ha mandato” (12, 44); “Dio nessuno l’ha mai visto, proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (1, 18). Gesù è la via che conduce al Padre, è la verità che rivela il Padre. Gesù vive per il Padre. Lui, che è stato generato dal Padre, opera in costante riferimento al Padre e tutto compie secondo la volontà del Padre (Gv 6, 57; 17, 1.4; 1, 34).12. Gesù lo chiama Abbà (Mc 14,36), appellativo familiare, tramandato in aramaico, lingua materna di Gesù. C’è qui un rapporto diverso tra Gesù ed il Padre e il Padre e noi. Dirà sempre Padre mio e Padre vostro, mai Padre nostro tranne che nell’insegnare la preghiera. È Gesù Cristo che rende possibile una tua fede in Dio come Padre. In Lui il Padre ci ha donato già tutto. Con Lui ha compiuto la redenzione, la liberazione dell’umanità dal male, dai mali e dalla morte.13. Gesù è stato glorificato dal Padre che con “il suo Spirito ha risuscitato Gesù da morte” (Rom 8, 14). Nell’ultima cena iniziò la sua preghiera dicendo: “Padre viene l’ora, glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te” (Gv 17,1 e ss.). Sant’Agostino nel commento al vangelo di Giovanni (TR. 104,3) scrive: “La sua gloria prende le mosse da quando Dio lo esaltò e giunge fin là dove egli è nella gloria del Padre […] Orbene il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, per giungere alla risurrezione nella quale è stato glorificato, prima ha dovuto umiliarsi nella passione […] È la sua umiltà che ha meritato la gloria e la gloria è il premio dell’umiltà è […] Ecco la glorificazione del Signore nostro Gesù Cristo di cui la risurrezione è l’inizio”.IIILA CARITÀ È LA STRADA PER SCOPRIRE L’AMORE INFINITO DI DIO PADRE,DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO14. Tutto è stato fatto per amore. L’opera della creazione, l’opera della redenzione, l’opera della santificazione è l’epifania continua dell’amore di Dio. Dio, specialista in vita ed in amore, ci spinge in questa direzione. Ha mandato il suo Figlio all’attacco della morte, dell’odio e del male e lo ha fatto vincere. Cristo ci chiede di saper perdere la propria vita, donarla: “chi perderà la propria vita la salverà”. (Mc 8,35). Non ci sono scappatoie: la realizzazione di sé come figli di Dio passa attraverso il dono di sé. Il cristiano deve giocare la sua vita insieme a Cristo per gli altri! Per questo quando ha voluto sintetizzare la sua legge nuova ha parlato in termini di amore: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10, 27). Il come è come io vi ho amato. E ha indicato il vertice di questo amore: “Non c’è amore più grande di colui che da la vita per la persona amata” (Gv 15,13). Ecco il massimo dell’amore, far dono totale della propria vita. E una proposta, una meta da capogiro per gente come noi abituata all’amore interessato, al tornaconto. Il programma di vita di un cristiano è semplice: vivere come figlio di Dio e fratello.15. L’uomo, allontanandosi da Dio, si è separato anche dagli altri uomini con le conseguenze che conosciamo: odio, conflitti, ingiustizia, sopraffazione, violenze, abusi, divisioni. E il Padre ha donato suo Figlio. La Pasqua è tutta qui: l’offerta del Figlio suo. E Gesù ha comunicato l’amore di Dio Padre e la fraternità umana. Occorre celebrare la Pasqua dell’amore; della fraternità, innamorandosi di Dio e dei fratelli, con segni e gesti di amore, superando egoismi, abbattendo pregiudizi ed ingiustizie.16. Disgraziatamente nel mondo c’è una terribile assenza d’amore. Ciò che non è amore nel mondo non l’ha fatto Dio, ma l’ha causato l’uomo, con la sua tragica libertà di opporsi all’amore con il suo egoismo. Il male più grande d’oggi è la mancanza d’amore, di carità, di solidarietà. Le nostre società esprimono una cultura egoistica, ripiegata in se stessa, nell’io, nel mio, nell’esclusivo profitto, nell’egoismo con il triplice ambito di piacere-possesso-potere. Il mondo occidentale industrializzato, cittadella del benessere, è assediato dalle masse di figli di Dio affamati. Non serviranno i muri innalzati di fronte allo spostamento di milioni di persone alla ricerca di migliori condizioni di vita. Sono tantissimi gli sbarchi di disperati in cerca di rifugio, di asilo, di benessere. Questa immigrazione è un vero dramma. C’è tanta sensibilità e pietà umana nella nostra gente e nelle istituzioni. Si va incontro a questa umanità ferita che ha bisogno di tutto, ma soprattutto di accoglienza, solidarietà ed amore. Ma non si può fare di più, anche perché, dopo la prima accoglienza, si incamminano per la strada dell’emigrazione ancora subita e percorsa dai nostri figli.17. Il mondo ha bisogno d’amore. L’umanità può essere salvata dalla carità, dall’amore concreto, disinteressato. È urgente e sempre attuale costruire la civiltà dell’amore sia in dimensione personale che sociale. È questa la grande sfida del Terzo millennio. Dopo la Pasqua di Cristo bisogna celebrare la Pasqua dell’uomo nuovo. È la Pasqua della fraternità da vivere continuamente. Occorre unire alla carità, che è amore e dono di sé, la carità che è misericordia, compassione del nostro cuore verso l’altrui miseria per la quale siamo spinti, se possiamo, a soccorrere. Quindi aprirsi agli altri, ai bisogni, partendo dai più vicini in difficoltà, condividendo il superfluo e a volte il necessario con chi soffre. Questo non avverrà senza una conversione (un passaggio – Pasqua) personale, mettendo in discussione il nostro stile di vita e scegliendo stili ed atteggiamenti inspirati alla sobrietà e alla solidarietà. Poniamo maggiore attenzione ai valori umanitari che sono esplosi drammaticamente nel processo di globalizzazione che deve avere carattere politico, economico, antropologico ed etico per superare le tensioni che agitano i popoli e per dare risposta alle tante emergenze. L’attenzione ai poveri, la condivisione della sorte dei paesi più arretrati, una maggiore giustizia sociale, il primato della solidarietà e della sussidiarietà con progetti di seria cooperazione e sviluppo globale, apriranno la porta alla speranza di una vita più umana, più degna di uomini fratelli e figli di Dio.18. Voglio pregare con Madre Teresa di Calcutta che sarà proclamata santa il prossimo 5 settembre. “Padre, rendici degni di servire i tuoi figli e nostri fratelli, che in mezzo al mondo vivono e muoiono nella povertà e nella fame. Da’ loro, attraverso le nostre mani e il nostro cuore, il pane quotidiano, la pace e la gioia. Padre, donaci oggi e sempre la fede che sa vedere e servire Gesù, tuo Figlio, nei poveri. Fa’, o Padre, che diventiamo un tralcio genuino e fruttuoso di Gesù, vera vite, accettandolo in noi come la verità che dobbiamo annunciare, come la vita che dobbiamo vivere, come la luce che dobbiamo accendere, come l’amore che dobbiamo comunicare, come la via che dobbiamo percorrere, come la gioia che dobbiamo donare, come la pace che dobbiamo diffondere, come il sacrificio che dobbiamo offrire per la salvezza del mondo”.19. Maria, la Madre della Misericordia, sta ai piedi della croce, prima dei discepoli, figlia e madre del suo Signore. Lei è l’icona dell’amore trinitario, Lei è la pienezza dell’umanità nuova ricreata dalla carità, Lei è la migliore Maestra che ci insegna cosa significhi essere figli di Dio e ci aiuta a riconoscere Dio, Signore e Padre. Da Dio, per mezzo del cuore materno di Maria, viene la vita, la speranza del mondo. Tu, dunque, o Madre nostra, invoca il Signore per ottenere duraturi frutti di amore, di pace, di concordia, di solidarietà per le nostre autorità, per le nostre comunità, per le nostre famiglie, per l’umanità intera! Amen. + Andrea Mugione Amministratore ApostolicoDal Palazzo episcopale, 6 marzo 2016IV Domenica di Quaresima







































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