Nuova stazione sismica a Cusano Mutri Installata dal nucleo di protezione civile – osservatorio sismico “ Luigi Palmieri”

Nel quadro delle iniziative in programma sul territorio provinciale Sannita, ha dichiarato il Direttore dell’ Osservatorio Sismico “Luigi Palmieri” Prof. Pietro De Paola è stato realizzato ampliamento della propria rete sismica nel Sannio, che attualmente è composta da 8 stazioni e precisamente : Pesco Sannita – Torrecuso- Baselice- Buonalbergo –Pannarano – Airola – Faicchio – Sant’ Angelo a Cupolo, con   l’ installazione nel Comune di Cusano Mutri, di una nuova Stazione Sismica telemetrata, con codice identificativo internazionale “CUM07”.

Tale progetto, si è concretizzato grazie alla donazione delle apparecchiature della Stazione Sismica, al nostro Centro, da parte del Sig. Renato Cavallo, residente in Sant’ Agata dei Goti, anch’ egli appassionato da anni alla sismologia ed entrato a far parte della nostra struttura a tutti gli effetti. Non meno importante il supporto logistico, fornitoci dal Sindaco di Cusano Mutri Dott. Giuseppe Maria Maturo, dall’ assessore Marisa Croce, nonché dal Parroco di Cusano Mutri Don Giacomo,   consentendo fra l’altro l’ allocazione degli strumenti, nei propri locali. In ultimo un particolare ringraziamento, a chi ha creduto con tenacia, al nostro progetto il Sig. Pasquale Prece, che fra l’ altro ha partecipato attivamente ai lavori di installazione.

Il sismologo Giuseppe Luongo, professore emerito di Geofisica della terra solida presso l’Università di Napoli Federico II, che spesso è nostro ospite, anche per quanto attiene alle attività corsuali del nostro Centro di Formazione per la Protezione Civile “ Antonio Barone”, ha dichiarato che l’ installazione di una nuova stazione a Cusano Mutri, per la rete dell’ Osservatorio Sismico Luigi Palmieri, è stata un iniziativa quanto mai opportuna . Ha continuato il Prof. Giuseppe Luongo, ci tengo a chiarire alcuni aspetti legati alla sismicità del nostro territorio.

Per ragioni legate all’evoluzione geologica della Terra, l’Appennino – spiega il prof. Luongo – è un’area dove si accumula tensione nelle rocce che, per questo motivo, sono soggette a compressioni, stiramenti e piegamenti. Di tanto in tanto, le rocce sottoposte a queste tensioni si fratturano o si spostano, liberando l’energia accumulata che si propaga sotto forma di onde. I tremolii che noi chiamiamo terremoto non sono altro che il manifestarsi di queste onde sulla superficie terrestre. Il tratto di catena appenninica che più ci interessa, per quanto riguarda gli effetti della sismicità della provincia di Napoli e della fascia costiera campana, è il cosiddetto Appennino Campano-Molisano e la parte Lucana.

Per limitare i danni che potrebbe provocare nuovo evento sismico è fondamentale agire con giudizio, stabilendo una strategia difensiva efficiente. I percorsi per perseguire questo importante obiettivo – continua Luongo – sono due: la ricerca scientifica e le applicazioni ingegneristiche. La ricerca ha il compito di conoscere sempre meglio dove avvengono i terremoti, come si libera l’energia e qual è l’effetto della propagazione delle onde nei vari tipi di terreno. In base a questi dati può essere aggiornata, di volta in volta, la normativa antisismica che detta i criteri ingegneristici per costruire strutture capaci di subire il minor danno possibile in caso di evento sismico. Questo modo di affrontare il problema è, tuttavia, particolarmente efficiente per le costruzioni di nuova generazione; per gli edifici già costruiti invece l’unica cosa che possiamo sapere è che in certe condizioni abitative c’è maggiore pericolo rispetto ad altre.

Detto questo – prosegue Luongo – nell’Appennino la sequenza di dati è sicuramente maggiore e ci permette di definire come aree sismicamente attive il complesso del Matese, la zona del Sannio e il tratto che interessa l’Irpinia fino ad arrivare al Vallo di Diano nel salernitano. La ricerca scientifica dimostra che questa regione si sta attualmente deformando ed è lecito attendersi qualche terremoto. Per fortuna la storia sismica e gli studi di geologia sembrano escludere eventi di grandissima energia. Non dovrebbero perciò verificarsi terremoti fortissimi, come è avvenuto recentemente in Giappone, ma i limiti massimi dovrebbero oscillare intorno a magnitudo 6 . Considerato che il terremoto del 1980 è stimato di magnitudo 6.9, il peggiore scenario che possiamo immaginare dovrebbe essere di conseguenza molto simile.

 

La Stazione di Cusano Mutri, ha dichiarato il dott. Antonio Michele, Sindaco del Comune di Pesco Sannita, rivestirà dato il suo particolare posizionamento, sul Monte Calvario,   un grande interesse per lo studio della sismicità dell’ area del Matese, per le sua peculiarità soprattutto la bassa rumorosità di fondo del sito, divenendo così un punto di riferimento e di Osservazione per il nostro Centro Sismologico. I lavori di installazione sono stati realizzati, dai nostri tecnici nei giorni scorsi, e le apparecchiature già sono in fase di registrazione ed in rete H24.

Ed infine un grazie particolare, ha dichiarato Carlos A Sorrentino Coordinatore del Centro, va al nostro responsabile informatico Della Monica Michele, che è riuscito in breve tempo a mettere in rete, grazie alla sua professionalità i collegamenti con Centro di acquisizione di Pesco Sannita. Ci auguriamo ha concluso il Prof. Pietro De Paola, che la fase di sperimentazione e collaudo delle apparecchiature si concluda a breve, consentendoci di poter effettuare, con illustri ospiti una pubblica presentazione dell’ iniziativa, presso il Comune di Cusano Mutri”  ,che assume il ruolo,per la sua particolare ubicazione geografica, di stazione sismografica privilegiata nei confronti della limitrofa area sismogenetica del bacino di Boiano.

 

ARTICOLI CORRELATI