Primarie in Michigan, Biden e il rischio voto di protesta per Gaza

Washington, 26 feb. (Adnkronos) – E’ rischio voto di protesta per Joe Biden, oggi, alle primarie nel Michigan. “E’ importante creare un blocco elettorale, qualcosa come un megafono con cui dire ‘quando è troppo è troppo’, non vogliamo un Paese che sostiene guerre, bombe e distruzione, vogliamo sostenere la vita, ogni singola vita uccisa a Gaza”, spiega infatti Rashida Tlaib, deputata democratica di origine palestinese eletta nello Stato, è diventata una delle principali voci che esortano la base democratica a votare ‘nessuno’ invece che Biden, per dare un segnale riguardo alla necessità che gli Stati Uniti appoggino concretamente il cessate il fuoco.

“Non è una campagna anti-Biden, è un voto umanitario, un voto di protesta, un voto per spiegare a Biden e alla sua amministrazione che noi crediamo nel salvare le vite”, spiega alla Cnn Layla Elebad, attivista dem del Michigan, sorella di Tlaib, che ha lanciato “Listen to Michigan”, una delle campagne, insieme a “Our Revolution” e “Abadon Biden”, che nelle ultime settimane stanno facendo campagna elettorale per spingere gli elettori, soprattutto arabi americani, a mostrare nei fatti di essere stati delusi da Biden con il suo sostegno incondizionato ad Israele.

“Se volete che veniamo ascoltati, allora venite qui ai seggi e votate ‘nessuno'”, ha detto in un video registrato di fronte ad uno dei seggi del voto anticipato e postato sui social media, la prima donna di origine palestinese arrivata al Congresso. Secondo gli organizzatori almeno 10mila persone voteranno ‘nessuno’, ricordando che nel 2016 furono proprio 10mila voti a dare la vittoria a Trump nello Stato.

E proprio a questo rischio che Gretchen Whitmer, governatrice del Michigan co-presidente della campagna Biden per il 2024, ha fatto riferimento, criticando la campagna per il voto di protesta.

“E’ importante non perdere di vista il fatto che ogni voto non dato a Joe Biden sostiene un secondo mandato di Trump – ha detto la democratica, il cui nome circola insistentemente come una possibile candidata alla Casa Bianca in caso di rinuncia di Biden – un secondo mandato di Trump sarebbe devastante, non solo per i diritti fondamentali, non solo per la democrazia, ma anche per la politica estera”. “Lui è quello che ha promosso il divieto di ingresso per gli islamici”, ricorda ancora Whitmer.

Argomenti che non convincono i fautori del voto di protesta: “Consideriamo il precedente presidente ripugnante, ha impedito ai nostri familiari, amici e colleghi per entrare nel Paese, ma Mr Biden li sta uccidendo”, afferma, riferendosi alle armi che gli Usa, nonostante i disaccordi con il governo di Benjamin Netanyahu, continuano ad inviare ad Israele, Hassan Abdel Salam, membro della Abandon Biden National Coalition.

Mentre nelle primarie di oggi in Michigan i democratici eleggeranno tutti i 117 delegati che andranno alla convention per la nomina del candidato, per i repubblicani 16 delegati saranno eletti durante le primarie, mentre i restanti 39 durante una convention statale del partito che si svolgerà sabato. Con Donald Trump, reduce del successo di sabato in South Carolina, in netto vantaggio anche in Michigan su Nikki Haley, che nonostante l’infilata di sconfitte non molla, sul fronte repubblicano potrà creare una certa confusione questo curioso e complesso sistema ‘spezzato’ di elezione dei delegati alla convention.

Il fatto è che al momento ci sono due diversi dirigenti locali del partito repubblicano che rivendicano la presidenza, Kristina Karamo e Pete Hoekstra. Anche il comitato nazionale repubblicano riconosce solo quest’ultimo come legittimo presidente, Karamo svolgerà una convention alternativa, e quindi non è chiaro quale due convention effettivamente eleggerà i delegati.

“Se altre persone che credono di rappresentare il partito repubblicano vogliono incontrarsi, dovunque vogliano, possono farlo, ma quella non sarà una convention”, ha affermato Hoekstra, con Karamo che rivendica di essere lei alla guida di “un’entità legale”. A parte le tensioni interne al partito, la complessa struttura delle primarie repubblicane è una risposta al cambiamento della data delle primarie, da marzo a febbraio, votata dai democratici che guidano lo Stato per applicare la rivoluzione del calendario delle primarie voluta da Joe Biden.

I repubblicani si sono opposti, dicendo che questo nuovo calendario sarebbe stato contrario a quello del comitato repubblicano, arrivando poi a questa soluzione di compromesso di dividere in due tempi l’assegnazione dei delegati, un primo gruppo durante le primarie – che vengono indette dalle autorità dello stato – ed un secondo gruppo nella convention, o caucus, gestita dal partito, nella data tradizionale, il 2 marzo, delle primarie in Michigan.

Il Michigan negli ultimi cicli elettorali si è dimostrato uno Stato chiave, conferendo, per poco più di 10mila voti, la vittoria decisiva, e la Casa Bianca, a Trump nel 2016, mentre nel 2020 ha vinto Joe Biden, ma sempre di misura. Secondo un sondaggio pubblicato da The Hill, se si votasse oggi per la Casa Bianca l’ex presidente vincerebbe con un vantaggio di due punti, con il 46% contro il 44% del presidente, ed un 10 per cento di indecisi.

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