Scuola. Lettera mamma – docente al Sindaco Mastella

Gentile signor  Clemente Mastella Sindaco  non sono qui per giudicare il suo operato e tantomeno la sua persona. So perfettamente che le decisioni in termini di prolungamenti scolastici, restrizioni e tutto ciò che concerne questo particolare momento storico, non spettano a lei, ma converrà con me che, nel momento in cui vengono appoggiate si diventa, inevitabilmente, passibile di critiche e giudizi (talvolta pesanti e sbagliati), da parte di chi non la pensa come lei.
Non voglio parlare del funzionamento corretto o meno della DAD, i docenti ce l’hanno messa tutta e chi non l’ha fatto appartiene a quella categoria, a tutti nota, che non l’avrebbe fatto comunque; per non parlare di quello che ci hanno messo i ragazzi: non é facile trovare stimoli e motivazioni in un simile contesto ma loro sono riusciti a farlo!
E poi che senso avrebbe parlare della DAD, c’erano forse alternative?
Non voglio nemmeno parlare del sistema scolastico italiano, sono uno scienziato, non un politico o un ministro e lascio a loro fare il proprio dovere e lavorare al meglio.
Sebbene sia una docente, sono qui per parlarle da madre, madre di un’adolescente che, come tanti, troppi, sta pagando una grande pena, sta soffrendo la prigionia pur essendo innocente, sta vivendo una “non vita”. Mi permetto di invitarla a riflettere su questi punti, a lei come a tutti quelli che devono prendere decisioni: si parla, sparla, blatera e si perde di vista la questione più importante!
Come ho scritto in un precedente post ciò che più conta è la salute mentale di questi ragazzi che, per il momento, vagano nell’ignoto, hanno una vita sospesa, un’adolescenza stroncata che non potranno in alcun modo riavere. Recuperare una nozione scolastica, come la data di nascita di Napoleone o il funzionamento del mitocondrio, serve a ben poco in questo momento, non sarà certo questo a rendere serena la vita futura di questi ragazzi.
Ciò che, a mio avviso, va recuperata è la vita stessa, fatta di relazioni, di viaggi, di esperienze, di spensieratezza, di libertà.
Lei più di ogni altro dovrebbe comprendere l’importanza di vivere appieno, di farsi le ossa, di prendere anche le bastonate, lei che ha avuto il coraggio e la capacità di partire da un paese dimenticato da Dio e farsi spazio in un mondo difficile e ostile.
Certe cose non s’imparano a scuola e, soprattutto, a scuola non s’impara quando le condizioni sono devastanti. Prolungare l’anno scolastico significa prolungare un’agonia, significa punire ulteriormente chi con tutto questo non c’entra per niente.
Pensateci….
Lucia Giaccio, mamma e docente

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