Una scatola di cioccolatini degli anni 40, tra dolcezza e arte.

Sulla base della scatola figura una dicitura molto interessante: “Tutte le scatole e gli incarti dei prodotti sono creati dal Reparto Artistico della Perugina e realizzati dallo Stabilimento Poligrafico Buitoni”. La scatola, con molta probabilità, fu realizzata agli inizi degli anni 40. Ma come nacque la fabbrica di dolciumi Perugina? Il 30 novembre 1907, nella Perugia antica, Francesco Buitoni, Annibale Spagnoli, Leone Ascoli e Francesco Andreani costituirono la “Società perugina per la fabbricazione dei confetti”. Ma il successo di Perugina fu dovuto principalmente all’estro tecnico di Luisa Spagnoli, moglie di Annibale, ed al talento imprenditoriale del diciottenne Giovanni Buitoni, cui il padre Francesco affidò l’Azienda ad appena un anno dalla sua fondazione. Dopo i confetti, la Perugina, si dedico immediatamente alla lavorazione del cacao; la “Bevanda degli Dei”. Le origini mitologiche narrano che il cacao fosse stato originato dal sacrificio di una principessa azteca, che si fece uccidere dai nemici pur di non rivelare dove fossero custodite le ricchezze del Regno. Dal sangue della principessa sarebbe germogliata la delicata pianta del cacao, dalle valenze mistiche ed afrodisiache, tanto da essere riservata, in forma di bevanda, a sacerdoti e guerrieri. Importato dalle Americhe nelle corti europee in versione addolcita rispetto alla forte e piccante bevanda originaria, il cacao si diffuse inizialmente come medicamento e stimolante. La vera consacrazione della bevanda si avrà solo dopo la metà del settecento, in Francia, diventando di moda presso l’aristocrazia europea. Solo nell’Ottocento il cioccolato, passerà dallo stato liquido a quello solido diventando così oggetto di produzione industriale. Perugina, come dicevamo, nasce nel 1907, in principio fu un piccolo laboratorio artigianale dedicato alla produzione di confetti, con sede nel cuore di Perugia. Nel 1913, dal desiderio di dare spazio alla creatività dei proprietari, nacque l’esigenza di trasformare il laboratorio in una struttura di dimensioni più vaste: sorse così il nuovo stabilimento di Fontivegge a Perugia; da allora Perugina è riconosciuta come il vero simbolo dell’arte cioccolatiera italiana, sinonimo allo stesso tempo di tradizione ed esperienza.E’ negli anni Venti che nascono quelle specialità destinate ad accompagnare generazioni di italiani, primo fra tutti il Bacio. Un triplice contributo – il prodotto di Luisa Spagnoli, il nome di Giovanni Buitoni, la grafica di Federico Seneca – diede vita al Bacio. Sapevate che il cioccolatino nasce nel 1922 e, a causa della sua forma tozza e vagamente rassomigliante ad un pugno, si presenta con il nome di cazzotto? Sempre a Perugina nasce nel 1926 la caramella “Rossana” al gusto di crema al rhum,il cui nome è un omaggio a Roxanne, la dama seicentesca amata da Cyrano de Bergerac. Ciò che fece di Perugina un’azienda pioniera nella comunicazione fu l’uso fortemente anticipato dei moderni mezzi di comunicazione: dal primo storico Concorso a premi “I 4 moschettieri”, all’utilizzo di Testimonial, all’evoluzione delle campagne pubblicitarie ed infine, agli eventi mediatici. Le scatole di cioccolatini hanno affascinato i golosi di mezzo mondo fin dai loro albori. Il viaggio nel mondo delle scatole di cioccolatini inizia a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 attraverso le immagini su di esse rappresentate, evocatrici di ricordi per una passione storica. Quei disegni delicati appaiono oggi come tangibili testimonianze dei tempi passati, testimoni delle tendenze della moda, di ciò che si amava gustare ed ammirare. Uno dei primi esempi risale al 1880, quando la Caffarel Prochet confezionava i suoi Gianduiotti; spicchi di cioccolata in scatole di cartone abbellite da volute, motivi floreali e tratti decorativi più o meno elaborati. Intorno al 1910 si amplia anche la gamma delle forme e dei materiali; appaiono le prime scatole in latta, banda stagnata e legno. Nel 1922 la Perugina affida a Federico Seneca, uno straordinario creatore artistico, la realizzazione di una scatola di cioccolatini. Dall’ispirazione che Seneca trasse dal quadro di Francesco Hayez “Il Bacio” nascerà l’effige della coppia di innamorati sotto il cielo stellato che ancora oggi caratterizza i Baci Perugina. Ovali, rettangolari, quadrate, rotonde, minuscole o di grandi dimensioni, attraverso la loro evoluzione, le scatole di cioccolatini ci raccontano un mondo passato, il gusto e le tendenze delle diverse epoche. Oggi la Perugina fa parte del gruppo Nestlè. La Nestlé opera nella produzione e commercializzazione di salumi, olio di oliva, sughi freschi, pasta, bevande, prodotti dolciari, gelati, latticini, latte per neonati e, inoltre, nella produzione di alimenti per animali domestici, vantando nel 1998 un fatturato pari a circa 3.417 miliardi di lire. In Italia il gruppo svizzero conta 24 stabilimenti con circa 7 mila dipendenti e controlla i marchi Smarties, Kit Kat, Galak, Lion, Crunch, After Eight, Quality Street, Rowentree, Cailler, Toffee, Polo, Fruit Joy, Orzoro, Latte condensato e cioccolato Nestlé, Perugina (dolci), Nestea, Beltè, Spumador (bevande), Vismara, King’s (insaccati), Sasso (olio), Berni (conserve), Locatelli, Mio, Fruttolo, Fiorello (latticini), Pezzullo e Buitoni (pasta), Maggi (cucina generale), Friskies, Buffet (cibi per animali) e i boicottati Nesquik e Nescafè (autentici portabandiera della multinazionale elvetica). Dopo i grandi acquisti negli ultimi anni, la Nestlé italiana sta riorganizzando la sua presenza, vendendo marchi non ritenuti strategici e razionalizzando le produzioni. Nel luglio ’93, con la prima tranche della privatizzazione, relativa ai surgelati e ai dolci del gruppo Sme, la Nestlé aggiunge alla sua ricca tavola i marchi Motta, Alemagna, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Maxicono, Surgela, Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza e Oggi in Tavola. A livello mondiale la Nestlé contende il primato nel settore agro-alimentare a Philip Morris e Unilever ed è presente in 66 paesi con più di 500 fabbriche, 210 mila addetti e un fatturato nel 1994 di 56.8 miliardi di franchi svizzeri (circa 70 mila miliardi di lire) così ripartiti: 28% bevande, 27% prodotti a base di latte e dietetici, 26% prodotti alimentari diversi, 14,5% cioccolato, 4% medicinali. La storia della Perugina, a Solopaca è rappresentata da due interessanti scatole di cioccolatini, ma la Perugina ha proprio un museo tutto suo; il Museo Storico Peruginacollocato all’interno dello stabilimento Nestlè Perugina di S. Sisto, è uno dei pochi e certamente dei più ricchi musei storici d’impresa italiani. Il museo documenta lo sviluppo dell’azienda nel contesto storico della scoperta e dell’uso del cacao e delle sue possibili lavorazioni.

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