Per De Luca bisogna innanzitutto "orientare gli investimenti dei gruppi industriali pubblici, a cominciare da Fincantieri e Finmeccanica, verso il Sud riequilibrando per il Meridione le quote di produzione industriale con particolare riguardo per i comparti dell' aerospaziale, dell'automotive, dell'agroalimentare". Serve, poi, "un programma stringente d'investimenti per le infrastrutture: banda larga, sistemi idrici, trasporto su ferro ed assi viari, portualità e sistema aeroportuale". Tra i punti, anche "l'innovazione profonda nella gestione dei Fondi Europei con la creazione, altresì, di un fondo di rotazione per sostenere le progettazioni esecutive". Ed ancora, "investimenti sulla ricerca, negli atenei e nelle agenzie private, per l'innovazione in ambito industriale, aerospaziale, agroalimentare" e un "piano di sicurezza per il Sud". "Mi sono rifiutato di partecipare all'ennesimo dibattito sulla 'questione meridionale' che – spiega De Luca – ha perduto ogni respiro storico ideale per la crisi dei grandi soggetti politici, l'assenza di cultura industriale, il leghismo e soprattutto per le prove d'inefficienza e dequalificazione della classe dirigente meridionale". "Proprio partendo da questo nuovo rigore con cui ci proponiamo di governare possiamo riaprire il ragionamento recuperando dignità e credibilità e portando il Sud a livelli di produttività e competitività globale. La questione del Sud – conclude – non è né separata, né settoriale. É un tutt' uno con il programma di sviluppo dell'Italia nel mondo e per determinare il ruolo ed il peso che l'Italia dovrà avere in Europa e nel mondo".






































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