Ho indugiato molto prima di scrivere dopo aver letto la lettera di M.S, in relazione al funzionamento del reparto psichiatrico. Sono rimasta, infatti, molto rammaricata in quanto, per sventure familiari, ho frequentato non poco quel reparto negli anni passati. Mio fratello ha fatto ricorso molte volte al ricovero ed anche se lui oggi, divorato dalla sua depressione, non c’è più, non posso negare che lì, quando lo andavo a trovare, ho avuto sempre un’accoglienza che non dimenticherò. Tante volte mi è stato concesso di trattenermi oltre l’orario visite e mai una scorrettezza. Serbo nel ricordo l’umanità delle dottoresse Rosanna Papa, Adelaide De Silva, Angela Valente, del dottore Gennaro Casillo. Si registrava un’atmosfera familiare e li vedevo tutti, medici ed infermieri, uniti al dottore Giuseppe De Lorenzo. Quanti caffè ho preso nello studio di quest’ultimo che mai, anche nei momenti peggiori, ci ha fatto mancare a tutti in famiglia il suo aiuto. Intervengo proprio in virtù di quanto affetto mio fratello ha avuto e, quindi, l’intervento di M.S. mi è apparso pretestuoso e fuori luogo. Sì, è vero, tante volte ho ascoltato le doglianze del personale per risposte non avute dai vertici, ma la coscienza m’impone, per gratitudine, di dire la verità. A quei medici, agli infermieri, nonchè al dottore De Lorenzo tutta la mia gratitudine. Questo avvertivo di dire.
Antonietta Zagarese






































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