Non di mercoledì, come nel passato, ma giovedì prossimo prenderanno avvio gli esami di maturità.; è un dato sintomatico! Alle otto e trenta anche nel Sannio le ottantasei Commissioni sveleranno le sette tracce nazionali, uguali per tutti gli indirizzi di studio in Italia, tra cui presumiamo non potrà mancare il protagonista dell’unificazione linguistica d’Italia, suddivise in tre tipologie. I 2.848 candidati di Benevento e Provincia avranno a disposizione sei ore per consegnare il proprio elaborato. L’aula potrà essere lasciata a decorrere da tre ore dalla conoscenza delle tracce. Le Commissioni, una per ogni due classi, sono ridotte a cinque (non sette, come prima!) componenti con una riduzione della spesa che si aggirerebbe intorno a 36,9 milioni di euro, per un totale ora previsto intorno a 140,7 milioni di euro: il presidente e quattro commissari, due dei quali esterni e due interni (non totalmente interni, come in Germania ed in Austria!) con la identica finalità di consentire il maggiore equilibrio possibile nelle valutazioni.
La seconda prova scritta dell’esame di maturità si svolgerà il giorno successivo, il 19 giugno, e per il liceo classico riguarderà il latino, per il liceo scientifico la matematica, per il liceo linguistico la lingua e cultura straniera, per il liceo delle scienze umane il diritto e l’economia politica, per l’istituto tecnico amministrativo l’economia aziendale, per l’istituto tecnico per il turismo le discipline turistiche aziendali.
La novità più conclamata si rinviene nella centralità della prova orale, disciplinata dettagliatamente dall’art. 22 dell’ordinanza ministeriale n° 54 del 26 marzo scorso che integra il nono comma dell’art. 17 del D. Lgs. n° 62/1917. Su di esso il Ministro ha apportato i maggiori cambiamenti; infatti, negli esami di maturità svoltisi al termine dell’anno scolastico 2024-25, alcuni studenti (circa dieci, ma la vicenda ha suscitato un notevole clamore!) non hanno voluto sostenere la prova orale, assumendo di ritenersi soddisfatti per la votazione conseguita agli scritti, insieme ai crediti maturati. L’O.M. determina in modo accurato lo svolgimento del colloquio che inizia con una breve riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico e prosegue con proposte di domande ed approfondimenti sulle quattro discipline, scelte dal Ministero. Non sembra, come è stato pur ritenuto, che ciò costituisca una modalità repressiva del dissenso, ma la prova orale, se trova in un autentico colloquio di poco più di quaranta minuti la sua manifesta estrinsecazione, è il vero perno dell’esame di maturità.
La scelta delle quattro discipline, peraltro, è avvenuta nel rispetto dell’equilibrio tra area scientifica ed area umanistica, ma ha sollevato notevoli dissensi soprattutto perché ha ridotto la multidisciplinarità ed ha limitato lo studio delle altre discipline. Si è inteso, comunque, in tal modo agevolare l’emersione nei candidati di una capacità argomentativa e dare al colloquio orale il senso di una prova fondata sulle effettive conoscenze e sugli itinerari formativi perseguiti soprattutto nel corso dell’ultimo anno. E’ questo un aspetto centrale della validità della riforma, che le forze in campo (dirigenti, docenti, allievi, famiglie, mondo sindacale, cioè tutti gli operatori) valuteranno nella seconda metà di luglio ed in avvio del prossimo anno scolastico.
I candidati insomma dovranno fornire prova di una riflessione critica sulle esperienze maturate, in quanto sono anche valutate le competenze pratiche, non solo quelle teoriche, in particolare l’esperienza di formazione scuola-lavoro (PCTO). E’ questa un bagaglio acquisito che aiuta a sviluppare competenze trasversali, sia per proseguire gli studi universitari, sia per frequentare gli ITS, sia per entrare nel mondo del lavoro. L’obiettivo dichiarato, ma molto contestato, è stato quello di porre in secondo piano il metodo puramente nozionistico per favorire, si è scritto, un’ampia maturazione critica sui vari argomenti in esame.
L’uso di dispositivi o della IA durante gli scritti o durante gli orali è severamente vietato e comporta l’estromissione dall’esame.
Il voto finale sarà formulato calcolando fino ad un massimo di quaranta punti per i crediti scolastici, mentre il punteggio per le due prove scritte e per quella orale, poiché venti è il punteggio massimo attribuibile per ogni prova, non può superare i sessanta. Com’è noto, i crediti scolastici furono introdotti con la riforma di L. Berlinguer, cioè con la legge n° 425 del 1997, successivamente più volte modificata con ampliamenti dalla riforma Moratti a seguito della legge n° 53/2003, dalla riforma Gelmini attuata con D.M. n. 99/2009 ed ancora allargata e meglio definita con la legge n° 107/2015, detta della Buona Scuola.
Un’ultima novità è data dalla circostanza che il bonus della Commissione passa da cinque a tre punti che possono essere attribuiti solo a chi raggiunge la soglia di almeno novanta punti, cumulando i crediti scolastici, le prove scritte e la prova orale.
Il candidato che, indipendentemente dal bonus, raggiunge il massimo del punteggio in tutte e tre le prove d’esame e che con voto unanime del consiglio di classe consegue il massimo nei crediti scolastici, può anche ottenere, con voto unanime della Commissione, la lode. Questa consente l’iscrizione nell’Albo Nazionale delle Eccellenze ed il conferimento di benemerenze economiche come la Carta del Merito di cinquecento euro, spendibili per l’acquisto di libri o di beni culturali. Il punteggio minimo è di sessanta/centesimi.
L’esame di maturità nel nostro Paese assume allora caratteristiche che lo avvicinano strutturalmente a quello attuato in Grecia, ma si discosta, per altre tipicità, da quanto avviene in Francia, in Germania, in Spagna, in Austria.
In conclusione, la valutazione non riguarderà solo Commissioni e 527.607 candidati di tutta l’Italia, a cui vanno gli auguri di tutta la Redazione, ma vi sarà anche l’irripetibile occasione per sondare la validità della riforma. Le correzioni nn mancheranno!







































ARTICOLI CORRELATI