Mastella alla festa della Madonna delle Grazie: «Sono malato, pregate per me»

«A tutti chiedo di pregare per me. Anche io sono malato, spero di farcela».

Sono parole semplici, quasi trattenute, ma pronunciate davanti a una basilica piena che, in quell’istante, sembrano cambiare completamente il senso della celebrazione. La festa della Madonna delle Grazie, uno degli appuntamenti religiosi più sentiti dalla comunità del Sannio, si interrompe per un attimo nel suo ritmo consueto di riti, canti e presenze istituzionali, trasformandosi in qualcosa di più intimo e inatteso.

A parlare è il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che nel giorno dedicato alla patrona sceglie di uscire dai confini del ruolo pubblico per rivolgersi ai fedeli con una confessione personale, detta con evidente commozione. Non un discorso preparato, non un intervento ufficiale, ma un’esposizione diretta della propria condizione umana, affidata a una comunità raccolta in preghiera.

Il passaggio avviene in modo quasi impercettibile: la liturgia prosegue, ma per qualche istante sembra perdere la sua continuità abituale. Le parole del sindaco attraversano la navata come un’onda inattesa, spezzando il fluire ordinato della cerimonia. Accanto al riferimento al nuovo arcivescovo Mons. Michele Autuoro, la richiesta di preghiera per sé stesso introduce un elemento di fragilità che nessuno si aspetta in un contesto così solenne.

Il silenzio che segue non è vuoto, ma denso. È il tipo di silenzio che nasce quando una comunità riconosce la gravità di ciò che ha appena ascoltato. Le persone restano immobili, come se il tempo avesse rallentato per permettere di assorbire il significato di quelle parole.

Poi arriva la risposta della basilica: un applauso spontaneo, lungo, non formale. Non è un gesto di protocollo, ma una reazione emotiva, quasi istintiva. È il segno di una partecipazione collettiva che supera i ruoli, le appartenenze politiche, le eventuali distanze tra cittadinanza e istituzioni.

Per un momento, infatti, non c’è il sindaco. C’è l’uomo. E davanti a lui non c’è un pubblico, ma una comunità che si riconosce nella fragilità condivisa, che risponde con vicinanza a una richiesta di sostegno così diretta e umana.

La celebrazione della Madonna delle Grazie, tradizionalmente legata alla protezione e alla speranza, assume così una sfumatura ulteriore. Diventa anche il luogo simbolico in cui la vulnerabilità personale può essere accolta, in cui la sofferenza non resta chiusa nell’individuale ma trova eco nel collettivo.

E mentre la cerimonia riprende il suo corso, resta nell’aria la sensazione di un passaggio raro: quello in cui un evento pubblico si trasforma, per qualche minuto, in un momento di verità condivisa.

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