"Nel corso di trent’anni di attività – scrive il medico – vissuti sempre tra le mura anguste di un reparto psichiatrio, mi é capitato di essere involontario testimone di eventi particolari che, di volta in volta, hanno coinvolto anche chi, come me, con il trascorrere del tempo, dovrebbe aver radicato la tempra per dimostrarsi forte. Invece, nella realtà, così non é". "Lo spettacolo che questa mattina – continua -, chiamato al pronto soccorso, si è presentato ai miei occhi, senza dubbio, assume una valenza particolare. Il corpicino carbonizzato di questa anima innocente, di un fiore che sbocciava alla vita, mi ha fermato, mi ha lasciato impotente, mi ha fatto, qualora ce ne sia bisogno, comprendere che l’esperienza e gli anni non permettono affatto di rimanere distaccato". "Così, il volto prima amico, inespressivo, di questa mamma – si legge ancora nella lettera – che, chiusa nella sua malattia psichica, non si rendeva conto di quanto successo, di cosa le accadesse intorno, portano a riflettere, spingono a mollare, forse anche a scappare. Questa mamma che, malgrado seguita con amore ed affetto dagli operatori del centro mentale, non si è sottratta alle imposizioni del delirio rivolgendo la sua azione distruttrice verso l’affetto più caro. E’ la norma, è la realtà, nella patologia psichiatrica. Il quadro, tuttavia, devastante non si è fermato qui". "Una terza vittima impotente – aggiunge De Lorenzo -, nell’altra stanza, il padre. Quest’ultimo, chiuso nel suo dolore, è rimasto lucido, coerente nel discorrere, preciso nell’attenta analisi del suo particolare vissuto. Straziato, ma composto. Che rispondere a quest’uomo quando, nell’avvicinarmi a lui, mi ha detto:"Vedete, dottore, questa è l’ultima tappa della mia vita infelice. Quando, giorni fa, venni da voi, avendo perso il mio impiego, definiamolo così, quale parcheggiatore abusivo a ridosso di piazza Risorgimento, non ho avuto risposte. Gli altri sono stati accontentati, io escluso. Perché?" "Gli ho chiesto scusa – conclude – anche se ritengo di non avere colpe. Le decisioni sono state assunte da altri escludendo me. E, forse, questa ulteriore prova, nel dramma cui sono stato umanamente coinvolto, è servita a convincermi vieppiù di aver preso una decisione saggia lasciando il ruolo amministrativo in una realtà ove i cittadini, purtroppo, non vengono considerati alla pari. Ecco, questa tragedia ci induce tutti a riflettere. Non poco".
(ANSA).






































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