Terminato il campionato, la società giallorossa ha deciso di dare il ben servito ad Antonio Soda il cui contratto, in scadenza alla fine di questo mese, non è stato rinnovato. Dopo l’ufficialità di questa scelta, sono iniziati a circolare diversi nomi per la sostituzione del mister di Cutro: Giannini, Acori, Somma, Braglia, Ficcadenti, addirittura Cosmi e Reja. Di questi, quello più vicino a trovare un accordo era Mario Somma che, fonti vicine alle società, dicono si sia incontrato con i Vigorito e con il ds Mariotto. Questo incontro pare che si sia concluso con un nulla di fatto e con un arrivederci tra le parti, ma tutto fa pensare che Mario Somma non sarà il prossimo allenatore del Benevento. Dunque, accantonata l’ipotesi del tecnico toscano ed escludendo anche Giannini, che alla fine dovrebbe restare a Gallipoli, nella lista dei papabili restano Acori e Ficcadenti, con Braglia pronto a fare da outsider. Cerchiamo ora di capire le metodologie di gioco e di gestione del gruppo dei due tecnici rimasti in lista.Leonardo Acori, nato ad Assisi il 16 gennaio 1955, inizia la sua carriera di allenatore con il Prati in Prima Categoria: da qui inizia la sua ascesa al successo. Acori infatti vince tre campionati consecutivi e, dopo esser passato al Gubbio, riesce ad ottenere una storica promozione in C2. Nel 2002/2003, dopo una parentesi felice con la Sangiovannese (raggiunti i play off di C2 persi in finale con la Pro Patria), passa all’ambizioso Rimini con il quale in 4 anni ottiene 2 promozioni (storica quella dalla C1 alla B, quando il Rimini vinse il campionato davanti a squadre del calibro di Avellino e Napoli). Il primo anno in serie B, la squadra romagnola ottiene una salvezza molto sofferta, ma nell’anno successivo si classifica addirittura quinta, non disputanto i play off per la promozione nella massima serie, a causa delle tre promozioni dirette di Juventus, Genoa e Napoli. Quest’anno, dopo esser stato vicino alla panchina della Lazio, ha allenato il Livorno fino alla penultima giornata di campionato, quando è stato esonerato a causa della sconfitta interna con l’AlbinoLeffe, con la squadra al terzo posto in classifica. Le squadre di Acori sono ben riconoscibili: il modulo fisso è il 4-3-3, con varianti tattiche importanti per quanto riguarda quelle partite in trasferta che si rivelano ostiche. I due esterni bassi devono avere molta mobilità, devono essere capaci di accompagnare la manovra offensiva della squadra; a centrocampo invece il mister umbro schiera un centrale basso che funge da metronomo, con i due interni di movimento che devono essere bravi negli inserimenti senza palla; in attacco Acori si affida molto alla fantasia (lo dimostrano i grandi campionati di Ricchiuti e Jeda a Rimini e di Diamanti e Tavano a Livorno) con un ariete centrale che sia capace di liberare spazio ai due che gli giocano in appoggio. Massimo Ficcadenti nato a Fermo il 6 novembre 1967, dopo una carriera da calciatore passata tra Verona e Torino, inizia quella da allenatore al Fiorenzuola, in Eccellenza, per poi passare all’ Avellino nell’anno in cui Sibilia abbandonò i biancoverdi (esonerato senza nemmeno iniziare il campionato dal patron Casillo). Nel 2003 passa alla Pistoiese con la quale ottiene un buon decimo posto in C1. La sua consacrazione da allenatore arriva però a Verona. Il presidente veronese Pastorello gli affida la panchina gialloblù con l’obiettivo di raggiungere una salvezza tranquilla in serie B. Ma il “Ficca”, nella prima parte di stagione, è stato capace di fare di più, portando la squadra a ridosso delle prime posizioni, scovando gente come Mattia Cassani, Andrea Dossena, Valon Behrami, Tiberio Guarente, Alessandro Rosina, Papa Waigo e portando alle luci della ribalta Erjon Bogdani (17 gol), Adailton e Andrea Cossu. A Verona, si vede la vera impronta di Massimo Ficcadenti: il suo modulo di gioco preferito è il 4-3-3, anche se c’è una buona flessibilità tattica che a volte lo ha portato ad adoperare moduli come il 3-4-3 o il 4-4-2. Predilige esterni bravi tecnicamente e con buona corsa, utilizza sempre un regista che sia capace di far girare a dovere la squadra, ma la differenza nelle sue squadre l’ha sempre fatta la mentalità, l’organizzazione di gioco, la predisposizione al sacrificio e l’abnegazione.Massimiliano Mogavero per LoStregone.net






































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