Carceri sannite, allarme sovraffollamento: “Dignità negata”, ma Benevento punta sul reinserimento

Nel carcere di Benevento convivono emergenze strutturali e segnali di speranza. È il quadro tracciato dal garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, durante la presentazione del report annuale sul sistema penitenziario sannita, ospitata a Palazzo Mosti.
I numeri fotografano una situazione critica. Alla fine del 2025, la casa circondariale “Michele Gaglione” contava 397 detenuti a fronte di una capienza di 259 posti. Una pressione costante che, secondo il garante, compromette innanzitutto la dignità delle persone recluse e rende ancora più difficile il lavoro del personale, già ridotto all’osso.
Pesante anche il bilancio degli episodi di tensione registrati nell’istituto: 34 casi di autolesionismo, 13 tentativi di suicidio e un suicidio portato a termine. A questi si aggiungono decine di aggressioni, centinaia di infrazioni disciplinari e numerosi tentativi di evasione bloccati dagli agenti. Un clima complesso che riguarda anche il penitenziario minorile di Airola, dove continuano episodi di violenza e tentativi di introdurre sostanze stupefacenti e telefoni cellulari.
Tra i temi centrali della relazione emerge quello della salute mentale. Ciambriello ha denunciato la mancanza, nel territorio sannita, di una struttura dedicata alla tutela psichiatrica dei detenuti, evidenziando come la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari non abbia eliminato il problema del disagio mentale nelle carceri.
Sotto accusa anche l’assenza di un reparto detentivo nell’ospedale di Benevento. Una lacuna che, oltre a incidere sul diritto alla salute dei detenuti, comporta difficoltà organizzative enormi: ogni trasferimento sanitario richiede infatti l’impiego di agenti di polizia penitenziaria sottratti alla sorveglianza interna.
Accanto alle criticità, però, il report mette in luce alcune esperienze considerate modello. Il carcere beneventano è tra i pochi in Italia ad aver introdotto la cosiddetta “casa dell’affettività”, uno spazio pensato per consentire incontri riservati tra detenuti e familiari. Positive anche le iniziative dedicate al reinserimento sociale, dai laboratori teatrali ai percorsi lavorativi che hanno permesso ad alcuni ex detenuti di trovare occupazione nei cantieri dell’Alta Velocità.
Per il garante, questi esempi dimostrano che il carcere può diventare un luogo di recupero reale, ma senza investimenti concreti da parte delle istituzioni il rischio è che restino esperienze isolate. Da qui l’appello rivolto al Ministero della Giustizia e alla Regione Campania: rafforzare la sanità penitenziaria, aumentare le opportunità formative e ripensare le politiche detentive, soprattutto per chi deve scontare pene brevi per reati non violenti.

 

ARTICOLI CORRELATI