Caso Maleventum, la sentenza e i fatti: le precisazioni di Paolo Di Donato sull’articolo ANSA.

In merito alla pubblicazione «I fondi per i migranti usati per viaggi e acquisti di lusso», diffusa dall’agenzia ANSA il 31 maggio, in seguito a comunicato stampa emesso dalla Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti regionale, si desidera chiarire i veri esiti della sentenza del Tribunale di Benevento n. 56/2026, che l’articolo presenta in modo distorto e fuorviante.

1. Condanna di Paolo Di Donato: È stato condannato esclusivamente per due reati, entrambi con un periodo di riferimento ben definito:
– Frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.), per il periodo ottobre 2015 – febbraio 2016 (fatti riferiti a certificato di agibilità e chiusura di un centro di accoglienza per problemi legati alla sicurezza sul lavoro.
– Concorso morale in rivelazione di segreto d’ufficio (art. 326 c.p., escluso il comma III, quindi senza scopo di lucro), per il periodo febbraio – maggio 2016.

Sentenza impugnata davanti alla Corte di Appello di Napoli.

1. Distorsione dell’articolo ANSA: L’articolo suggerisce un ampio panorama di illeciti — compresi associazione a delinquere, corruzione e truffe — dando l’impressione che tali reati siano stati accertati. Tuttavia, il Tribunale ha assolto Paolo Di Donato da:
– Associazione a delinquere (art. 416 c.p.), perché il fatto non sussiste.
– Truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), per non aver commesso il fatto.
– Tutti i reati di corruzione e concussione (artt. 317, 319, 319-quater, 321 c.p.), perché il fatto non sussiste.

1. Assoluzione degli amministratori: Nessuno dei quattro amministratori del Consorzio MALEVENTUM — Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro — ha subito condanne penali. L’accostamento tra la sentenza penale e l’invito a dedurre contabile genera confusione, ledendo gravemente la reputazione dei soggetti coinvolti.

2. Restituzione dei beni: Il Tribunale ha disposto il dissequestro e la restituzione a Paolo Di Donato dei beni e del denaro sottoposti a vincolo cautelare, oltre al dissequestro immediato degli immobili.

3. Invito a dedurre della Procura regionale: Riguardo all’invito a dedurre menzionato dall’ANSA, si tratta di un atto istruttorio preliminare all’eventuale azione di responsabilità. Le contestazioni sono oggetto di difesa articolata, considerando che:
– Una parte significativa delle somme non è mai stata erogata dalla Prefettura di Benevento, essendo stata sottoposta a sequestro in un altro procedimento ancora pendente.
– Per l’annualità 2018, la Prefettura non ha versato al Consorzio oltre 3 milioni di euro, come confermato dalla sentenza del Tribunale di Napoli n. 4991/2025.
– Le spese indicate dalla Corte dei Conti come «non inerenti» non provengono da fondi della Prefettura, poiché tutte le spese sostenute sono legittime e il Consorzio operava anche per altri committenti senza contabilità separata pertanto l’ accusa di aver usato fondi destinati ai migranti è tutta da dimostrare.

Si specifica, inoltre, che i fatti oggetto di richiesta di chiarimenti risalgono al 2018.

Paolo Di Donato ribadisce la propria fiducia nella Magistratura e si riserva ogni azione per tutelare la propria immagine e onorabilità, compromesse dalla rappresentazione incompleta e fuorviante fornita dall’articolo.
Paolo Di Donato

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