COMUNICATO STAMPA ANCE BENEVENTO

 

 

Nel corso della giornata, dedicata agli Stati Generali delle Costruzioni, sarà presentato anche un documento che racchiude le proposte per la possibile ripresa del comparto, sia a livello nazionale che a livello locale (vedi nota allegata).

Dalla verifica del trend esaminato, risulta che il dato che colpisce maggiormente la Campania è quello relativo alla variazione demografica delle imprese. Infatti si registra nel primo trimestre 2010, un saldo negativo di 617, vale a dire 888 aziende nuove Iscritte, a fronte di 1.465 imprese cessate.

La situazione risulta ancora più preoccupante se il dato demografico va confrontato con quello occupazionale che ha visto, nel 2009, una perdita di circa 12.370 posti di lavoro.

Più effervescente, invece, il mercato immobiliare che mostra, nella regione Campania, una riduzione molto più moderata rispetto alle altre regioni prese in esame dal documento presentato dall’Ance Nazionale.

 

 

 

Benevento 14 maggio 2010

 

 

 

Di seguito riportiamo alcuni dati di sintesi dell’attuale situazione congiunturale e le proposte avanzate,dall’Ance Nazionale, per la ripresa.

 

I numeri della crisi

 

Occupazione

Sono 137.000 i posti di lavoro persi nelle costruzioni nel 2009,

ma se si considera anche tutto l’indotto il numero sale a 210.000.

Fallimenti

Più di 2.000 imprese di costruzioni sono fallite nel 2009, il 30% in più rispetto al 2008.

Imprese

Nel 2009 si sono avute 9.000 imprese di costruzioni in meno

rispetto al 2008.

Investimenti

Gli investimenti in costruzioni in 3 anni si sono ridotti del 18%.

Bandi di gara

Negli ultimi 6 anni il numero dei bandi di gara per lavori pubblici

si è ridotto del 55%.

Compravendite

In 3 anni le compravendite di abitazioni sono diminuite del 30%.

 

 

Le vie d’uscita

 

Reciprocità nei diritti e nei doveri. Occorre instaurare un rapporto di reciproca correttezza tra p.a., imprese e cittadini. Le imprese devono versare quello che è loro dovuto ma anche la pubblica amministrazione deve farlo. In questa ottica e tenendo conto dei mancati pagamenti da parte delle amministrazioni locali dovuti al patto di stabilità si ritiene necessario consentire alle imprese di compensare i propri crediti certi, liquidi ed esigibili con le imposte e i contributi dovuti.

Spendere i soldi che ci sono. Il Patto di stabilità va tenuto fermo ma, allo stesso tempo, bisogna mettere gli Enti locali virtuosi nella condizione di realizzare gli investimenti necessari allo sviluppo e alla competitività del Paese e onorare i propri debiti nei confronti delle imprese.

Accelerare il piano infrastrutturale. Per innescare la funzione anticongiunturale dell’edilizia è necessario:

  • dare effettivo avvio alla realizzazione del Piano Cipe

  • mettere a disposizione le risorse disponibili in tempi certi

  • dare priorità agli interventi diffusi sul territorio, che possono avere un effetto più immediato contro la crisi

Utilizzare la leva fiscale. Per accelerare processi virtuosi di uscita dalla crisi è fondamentale l’utilizzo della leva fiscale e l’eliminazione di norme ritorsive, ripristinando l’Iva per le cessioni di abitazioni da parte delle imprese di costruzioni anche dopo i 4 anni dall’ultimazione dei lavori.

Piano casa 1 e 2. Sul fronte residenziale è necessario, per far decollare finalmente l’edilizia sociale, che Regioni ed enti locali rispettino la scadenza di 180 giorni per definire proposte d’intervento che possano coinvolgere anche l’imprenditoria privata, avviando un’azione mirata alla riqualificazione urbana e all’abitare sostenibile. Sono inoltre necessarie semplificazioni normative per far partire anche il Piano casa 2.

Regolarità e trasparenza nel mercato del lavoro. Per garantire la presenza sul mercato di imprese regolari in materia retributiva e contributiva è prioritario mantenere il documento unico di regolarità contributiva (Durc) nei lavori privati e ampliare lo strumento della Cassa integrazione guadagni ordinaria in edilizia (Cigo), prevedendo l’equiparazione delle modalità del trattamento a quello dell’industria in senso stretto, che consente la sospensione totale dell’attività lavorativa fino ad un massimo di 12 mesi.

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