Il neo amministratore unico del Cosenza calcio ha presentato il suo progetto alla stampa snocciolando cifre e debiti ed illustrando la sua proposta di rilancio della società. Il debito attuale è quantificato in 1,6 milioni di euro, era di 2,2 milioni prima delle dimissioni di Toscano e Mirabelli. Di questo debito già 140.000 euro sono stati pagati grazie alla vendita di De Rose, mentre 60.000 euro sono gli introiti pubblicitari.
Gli attuali dieci soci che sono entrati con Funari mettono un capitale di 150.000 euro. Poi c’è il capitolo cessioni validato in maniera decisamente modesta in 400.000 euro e comprende le cessioni di De Rose, il restante, Gagliardi, Bernardi e Doninelli (il cui solo valore si aggira intorno a 400.000 euro). Importi che entro giugno arriveranno nelle casse della società. All’appello, dunque, per portare in pareggio la società mancano 850.000 euro, cifra che potrebbe essere colmata con 50-60 quote di 15.000 euro ciascuna che corrispondono all’1% della società. In tutto questo il rilancio dell’idea che apre altre prospettive è quello della trasformazione in spa della società che porterà così ad un azionariato popolare tipo Barcellona. Queste le cifre messe nero su bianco dal dottor Funari da elogiare per aver finalmente mosso le acque dal punto di vista amministrativo. La parola passa ad imprenditori, enti locali, associazioni del commercio e dell’industria che potranno così in maniera trasparente dare il loro contributo.
A Cosenza, dunque, si giocano due partite. Quella della società che è più importante e del campionato con la gara di lunedì a Benevento che è diventata determinante considerato che la squadra che nonv ince da dicembre è scivolata anche a causa delle penalizzazioni in piena zona play out.





































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