Fusco (Ieo): “Ia e digital pathology con test genomici per cura mirata cancro seno”

Roma, 4 giu. (Adnkronos Salute) – “Nel carcinoma della mammella in fase precoce, il referto istopatologico, insieme alle informazioni che si evincono dai dati molecolari, quindi con i test genomici”, possono essere “davvero la chiave per una medicina di precisione e, soprattutto, per permettere a queste pazienti di ricevere il trattamento più giusto, senza eccedere nella chemioterapia, ottimizzando il ruolo dei nostri ospedali e delle nostre reti oncologiche. Stanno emergendo sempre più evidenze di come l’intelligenza artificiale e la patologia computazionale, quindi la cosiddetta digital pathology, possano davvero mettere in comunicazione tutte queste informazioni trasformando il dato fornito dai test genomici in un dato con un ancora maggiore valore predittivo”. Lo ha detto Nicola Fusco, direttore della divisione di Anatomia patologica e diagnostica molecolare somatica dell’Istituto europeo di oncologia e professore associato di Anatomia patologica al dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) dell’Università Statale di Milano, partecipando all’Asco, “il Congresso mondiale dell’oncologia dove – chiarisce – si è discusso molto di come implementare l’utilizzo dei test genomici e come sprigionare maggiormente il loro potenziale non solo dal punto di vista predittivo ma anche dal punto di vista della stratificazione del rischio”.

“Il carcinoma della mammella rappresenta la patologia oncologica più frequente nel genere femminile, con oltre 500mila nuovi casi diagnosticati in Europa – sottolinea Fusco – Fortunatamente, gran parte di queste malattie vengono diagnosticate in fasi molto precoci. È importante tenere presente che il test genomico rappresenta in questo momento il punto di raccordo tra quella che è la diagnosi istopatologica tradizionale basata sulla morfologia e sui criteri clinico-patologici, con i dati molecolari e i dati clinici. Per fare in modo che i test genomici vengano utilizzati e ci sia un’accessibilità ancora maggiore su tutto il territorio nazionale – spiega – dobbiamo tenere presente che il fulcro di tutto questo processo è il team multidisciplinare” delle Breast unit, “nel quale l’oncologo, il patologo, ma anche il chirurgo, il radioterapista e tutti gli specialisti hanno il compito di definire quali sono i criteri per la scelta del test genomico per il trattamento migliore della paziente”.

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