Convivere bene con il proprio corpo è il desiderio di tutti. A maggior ragione di coloro che hanno l’idrosadenite suppurativa, una malattia infiammatoria cronica della pelle, denominata “acne inversa”, poiché condivide con l’acne i noduli, gli ascessi, le cicatrici, ma che va oltre perché è più grave e debilitante sia per il fisico e sia per la mente. Diagnosticata in ritardo nella maggioranza dei casi, colpisce circa 50 mila persone nella nostra Regione, tra cui molti giovani, portando con sé un pesante carico psicologico che compromette la loro vita personale, sociale e lavorativa.
Una malattia complessa, favorita da una predisposizione genetica e aggravata da diversi fattori scatenanti, come il fumo, l’obesità e un’alimentazione sbilanciata, che oggi può essere curata con farmaci innovativi, tra cui secukinumab, un anticorpo monoclonale capace di bloccare l’interleuchina 17A, che riveste un ruolo centrale nel causare l’idrosadenite suppurativa e che ha appena ottenuto la rimborsabilità dal Servizio Sanitario Nazionale per questa indicazione terapeutica. L’inserimento nel Prontuario Terapeutico della Regione di questa molecola e la sua conseguente disponibilità rappresentano un significativo progresso, poiché consentono di offrire ai pazienti una opzione terapeutica in grado di migliorare la loro qualità di vita.
Il riconoscimento precoce della malattia e un accesso tempestivo ai centri di riferimento e allo specialista restano tuttavia fondamentali. È infatti essenziale poter contare su una presa in carico condivisa con un team multidisciplinare, che includa, nutrizionisti, psicologi, chirurghi, terapisti del dolore e infermieri, per dare un concreto sostegno ai pazienti.
Ai microfoni di Tv7 Anna Balato, professore associato in Dermatologia – Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli ed Elisabetta Fulgione, Dirigente medico AOU Clinica Dermatologia Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.






































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