Il nome, forse, non è tanto noto tra le nuove generazioni ma chi conosce Mario Lamparelli dagli inizi vi dirà che appartiene di diritto alla schiera dei musicisti veri, soprattutto è stimato da chi non misura la bravura di un artista dalla posizione che occupa nelle classifiche stilate nei salotti.
A prova del suo valore c’è ancora l’ondata emotiva del suo pubblico che lo saluta con “standing-ovation”. Io lo ricorderò proponendo l’ultima intervista, caratterizzata da un linguaggio intelligente e meditato. Ho sempre considerato il suo solismo “strano”, se per strano si intende estroso, originale, per nulla scontato.
Lo scrive dalle colonne de IL SANNIO QUOTIDIANO del 4 Maggio 2026 Enrico Salzano, autore della rubrica LA MUSICA A BENEVENTO – I PROTAGONISTI.
“Nella mia musica ho tentato di esprimere ciò che mi piace in quel momento e quando il tempo è veloce e il brano è brillante, metto nell’esecuzione il cuore e lo stato d’animo”.
Spontanea e concreta la confessione di Mario Lamparelli, fisarmonicista – interprete – conduttore, tra i più vivaci della nostra scena musicale che coniuga istrionismo e senso dell’umorismo.
“Damià, questo strumento è per tuo figlio Mario,… così finisce di tamburellare sui tavoli!”
La sorpresa venne dal barbiere-chitarrista Giovanni Russo che lo invogliò a studiare la fisarmonica con il figlio Raffaele, già in arte. Successivamente perfezionò le sue spiccate attitudini musicali con i maestri, Odorico Baldini,Ermanno Cammarota e De Bellis presso il Liceo Musicale.
Sul finire degli anni ’50 il fisarmonicista costituì il complesso “Alba”, con Ettore Miele alla chitarra, i nipoti Tonino Itro altosassofonista e Raffaele Somma, batterista,… A questo primo nucleo si aggiunse poi il “rock’n roll man”Vittorio Campobasso. In un rapido giro di qualche anno, Lamparelli riuscì a conciliare, con un attento repertorio, il rock con una musica tradizionale- popolare, suggestionata dalla fisarmonica e dalla chitarra. Lamparelli, “lamparellizzava” quasi tutta la sua musica: trasformando un brano scialbo, poco significativo in un piatto forte e accattivante.
Negli anni successivi si dedicò all’insegnamento e alla sua scuola si formarono eccellenti musicisti, fra i quali la figlia Tania, dotata di grande temperamento e di una voce sorprendente che si rifà alla più antica tradizione partenopea. Pubblicò “Napoli Nord”, un cd interessantissimo dove appaiono i brani più toccanti e significativi del repertorio classico napoletano, tutti sapientemente arrangiati dal marito Gianni Seviroli, chitarrista e mandolinista.
Ma Benevento, città un po’ chiusa in sé e provinciale, gli stette sempre più stretta. E così il maestro Lamparelli, carismatico personaggio fuori dal comune, prese il suo inseparabile strumento,
raggiungendo la Germania e l’Inghilterra. I suoi spettacoli, all’epoca, furono portentosi. Il fisarmonicista – interprete – conduttore sottopose all’attenzione del suo pubblico un programma profondamente sincero, vicino alla gente, con grande naturalezza musicale e a tratti commovente nella sua dolcezza. “Infatti in quei Paesi, ma anche a Ladispoli, ebbi l’occasione di dimostrare una mia personalità quale cantante, riuscendo a sviluppare anche una musica inconfondibile, fatta di fraseggi estremamente personali”.
“Certo che ricordo il tuo stile e la tua voce chiara, suadente, che calza bene sui ritmi lenti, quali: “Aprile a Napoli”, “Voce ‘e notte”, “O’ bar ‘e ll’Università”, “Carmela” e “Indifferentemente” dove tanta è la maturità espressiva”.
“…Famm chello che vuò/ indifferentemente/ tanto ‘o saccio: che so?…/ Pe’ te nun so’ cchiù niente…/
“E damme stu veleno/ nun aspettà dimane/ ca indifferentemente/ si tu m’accide nun te dico niente”.
La mansarda di Mario, la fisarmonica “sullo stand”, uno spartito aperto sul leggio, evocano un’atmosfera “bohemien” che mi assorbe completamente, ma il trillo del mio cellulare che intona le note di Lupin, mi riporta alla realtà – Ahimè!
E così riprendo l’intervista al mio amico.
“Il tuo ritorno in città, dopo queste esperienze formative, ti vide più sicuro?”
“Enrico, ripresi a fare musica con il mio complesso “Alba”, così denominato quale omaggio al nome di mia moglie, presentando un vasto repertorio con maggiore padronanza dei miei mezzi tecnici e vocali…Quante soddisfazioni!! …Che tempi!!…
Era il momento, in quegli anni ’60, degli spettacoli ENAL, festival, concorsi, rassegne e serate, serate, serate…
Tu ricorderai?…Sono sicuro!”.
Con dovizia di particolari ed entusiasmo, il fisarmonicista dai modi “grossiere” talvolta ironico, scanzonato, tenero, ricorda i “tiempe belli” scatenando intense emozioni.
Emozioni e vitalità che il maestro Mario Lamparelli, musicista di razza, distribuisce a piene mani, ogni sera.
“…Marì,/ dint’o silenzio,/ silenzio cantatore/ nun te dico parole d’ammore,/ ma t’e ddice ‘o silenzio pe’ me!…/ Zitta,/ Marì!…”
La narrazione e la ricostruzione di eventi, documentati, passano attraverso le vicissitudini del M° Mario Lamparelli.
*Omaggio alla memoria di Mario Lamparelli, il “bohemien”.
Enrico Salzano
IL SANNIO QUOTIDIANO del 4 Maggio 2026








































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