La notte è passata. Finalmente per idipendenti dei Consorzi Bn1, Bn2 e Bn3 una giornata calda e luminosa.

Sei anni di grandi sofferenze.

L’ingiustizia della perdita del lavoro è stata finalmente sanata.

Nel mese di luglio del 2000 siamo stati sospesi. A luglio ritorneremo a lavorare, quando si dice il destino.

Oggi a Napoli, negli uffici della Regione, si firma il documento che ci permetterà di riavere ciò che illegittimamente ci era stato tolto: la nostra dignità umana e sociale.

L’Amministrazione regionale, il Conai, l’Anci e i sindacati sottoscriveranno un documento che permetterà la riqualificazione professionale di tutti i dipendenti dei tre Consorzi.

Riqualificazione che avverrà in due fasi.

La prima, di due mesi, in aula per una preparazione teorica, la seconda, operativa sul posto di lavoro, di dodici mesi.

Successivamente, dopo la costituzione degli Ato, il definitivo reinserimento alle dipendenze del nuovo organismo che gestirà la raccolta differenziata nella nostra provincia.

Per descrivere le varie fasi e i vari aspetti della nostra vertenza, che da subito abbiamo definito anomala, non basterebbero più tomi.

Sinteticamente, e schematicamente, ci limitiamo a porre in evidenza una delle anomalie più grandi e speriamo foriera di sviluppi nell’immediato futuro. 

Siamo stati cacciati, in malo modo, dal nostro produttivo impiego perchè, a detta dei sindaci, il costo del lavoro era troppo alto. Bisognava, quindi, ridurre le uscite dei comuni.

Noi abbiamo sempre denunciato come falsa questa strumentale affermazione.

Ricordiamo, riassumendo la questione con inconfutabili numeri e costi.

La società provinciale Samte, che doveva subentrare, nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti, tramite la raccolta differenziata, ai tre consorzi ed anche all’Asia di Benevento, redige, a tale fine, un piano industriale per procedere alla successiva gara d’appalto.

Se ciò fosse andato a buon fine il Comune di Benevento avrebbe perso la capacità impositiva, quindi della gestione diretta di una notevole quantità di pubblico denaro.

Anche negli altri 77 comuni sarebbero saltate le realzioni tra cooperative e società private, subentrate ai tre consonsorzi, e le amminstrazioni che hanno avuto fortissimi interessi, di varia natura.

Interessi corposi che vorebbero, bisogna trovare il modo, non perdere.

La gara d’appalto fu approntata.

Risposero alcune grandi aziende, con migliaia di dipendenti che da anni operavano nel settore.

Grandi ed efficienti organizzazioni, che però avevano un difetto: non avere legami con il territorio. Di grandi professionalità, ma non utilizzabili per le mira degli amministratori locali.

I costi, per la totale gestione, si prevedevano, annualmente, sui venti milioni di euro.

Apriti cielo, i sindaci insorsero. Il servizio costava troppo.

Insomma, la gara non si è mai svolta e i sindaci, per tutti questi anni, hanno, indisturbati, gestito la raccolta.

Con quali costi per il tartassato contribuente?

Minori di quelli prospettati nel progetto industriale, redatto dalla Samte?

Un giornalista, che per anni ha seguito le nostre vicende, quantificò, aggregando dati pubblici, nel doppio il costo finale.

Mentre la Samte prevedeva una spesa di venti milioni annui, per lo stesso periodo, sono, magimacamete, raddoppiati: ben 40 milioni!

I conti non tornano: per i sindaci un costo di venti milioni era troppo elevato per le loro casse, mentre quaranta è stato un costo affrontabile.

Bisognerebbe fare luce sull’intera anomala vicenda: paradossalmente, lo Stir di Casalduni vanta altissimi crediti da molti comuni. Ciò ha creato difficoltà di gestione dello stesso, con forti tensioni tra i dirigenti e dipendenti per via di mancate spettanze.

A questo pounto la domanda sorge spontanea, avrebbe esclamato Lubano: dove sono finiti quei 20 milioni in più sborsati, ogni anno, dalla collettività degli onesti contribuenti?

Intanto la magistratura del lavoro emette sentenze con cui si riconosce ai lavoratori il diritto di essere risarciti per i legittimi stipendi non percepiti.

I comuni sono inondati di atti ingiuntivi.

Buon ultimo quello di Benevento che per soli due anni dovrà pagare ben 900mila euro.

I costi totali del servizio, quindi, lieviteranno ancora.

Si dovranno aggiungere altri 24 milioni, ( 4 milioni per sei anni di sospensione dei 124 legittimi operatori del settore ),  per pagare gli stipendi dovuti e riconosciuti dalla magistratura.

Che gran risparmi: un servizio essenziale pagato due volte, dai cittadini. Complimenti! Un record ineguagliabile, da Guinness dei primati!

Che grande esempio di buona amministrazione!

Noi non siamo preparati come i sindaci, padroni della scienza amministrativa, ma ci sorge il dubbio che in questa anomala vicenda vi sia stato un grandissimo e gravissimo danno erariale. Un notevole sperpero di pubblico denaro

Forse ciò dovrebbe attirare l’attenzione della Corte dei conti.

Ma questo, a noi poveri e umili lavoratori, non compete.

Noi siamo molto felici di ritornare al lavoro e ridare serenità alle nostte famiglie.

Tanto ci basta, la dignità è un nostro diritto.

Siamo poveri, ed essa ci appartiene, i nostri figli mangiano pane pulito.

Quelli di altri, invece.

Papa Francesco docet.

 

Piero Mancini, cittadino lavoratore.

 

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