Quindicesima edizione de “Le streghe al Volante “Benevento-Ceppaloni 27 e 28 Giugno 2026

Ritorna la manifestazione “Le streghe al Volante organizzata dall’Asas.Come sempre l’evento e’ di caratura nazionale sotto l’egida dell’ASI ed è valido per il trofeo Marco Polo. Si parte nel pomeriggio di sabato 27 alle 15,30 con un lunch di benvenuto e la visita guidata alla sopraintendenza archeologica alla scoperta del dinosauro Ciro.A seguire tutti in auto ,passaggio per il leggendario stretto di Barba destinazione Ceppaloni.Mostra statica e sussurri al castello: viaggio nel mito delle Janare con le antiche notti attraverso arti .musiche e balli insieme alla degustazione di prodotti tipici. Domenica 28 Giugno visita guidata al MUSA:polo museale della tecnica e del lavoro in agricoltura. Momento clou lo scoprimento della targa ASI al Musa quale riconoscimento di museo entrato a far parte della rete museale dell’Asi .Il presidente e il vice presidente dell’Asas Lidia Cavuoto ed Antonio Giangregorio hanno sottolineato che con le streghe al volante si dà importanza ad un’itinerario culturale costituito da tre punti importanti di cui seguono i particolari.

Itinerario culturale :“LE STREGHE AL VOLANTE” (27-28 GIUGNO 2026)

L’itinerario offre un affascinante viaggio nel cuore del Sannio, unendo in un unico percorso paleontologia, leggende millenarie e storia della tecnologia rurale attraverso tre tappe d’eccezione:

1 Alla scoperta di “Ciro”, il cucciolo di dinosauro

Il percorso paleontologico celebra il celebre Scipionyx Samniticus, amichevolmente ribattezzato Ciro, un piccolo dinosauro teropode vissuto circa 110 milioni di anni fa nel Cretacico inferiore. Scoperto nel 1980 a Pietraroja da Giovanni Todesco, il fossile rimase per tredici anni in una cantina poiché scambiato per una comune lucertola, venendo identificato dagli esperti del Museo di Storia Naturale di Milano solo nel 1993, dopo che il suo scopritore ebbe l’intuizione decisiva guardando il film Jurassic Park. Al momento della morte l’esemplare era un cucciolo di appena tre settimane, lungo 24 centimetri, caratterizzato da tratti infantili quali muso corto e grandi occhi, oltre a probabili piume colorate, sebbene gli scienziati stimino che da adulto avrebbe potuto raggiungere i due metri di lunghezza per venti chili di peso. L’eccezionalità mondiale di Ciro risiede nello straordinario stato di conservazione dei suoi tessuti molli, un unicum scientifico che qualifica questo predatore a sangue caldo come un fossile di inestimabile valore, oggi sapientemente tutelato e studiato dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Benevento.

2 “ll Mito delle Janare” nello Stretto di Barba

La sezione antropologica si sposta nello Stretto di Barba, una suggestiva gola naturale scavata dal fiume Sabato tra il Sannio e l’Irpinia, nei territori di Chianche e Ceppaloni, luogo in cui la tradizione colloca la leggenda del Noce di Benevento. In quest’area isolata i guerrieri longobardi si riunivano per celebrare riti pagani in onore di Odino, i quali, agli occhi dei cristiani del settimo secolo che assistevano a corse notturne a cavallo e sacrifici di caproni sotto la luna, presero la forma di veri e propri sabba, termine che sembra derivare proprio dall’antico nome del fiume Sabattus. La svolta storica avvenne nel 663 dopo Cristo quando, per liberare Benevento dall’assedio bizantino di Costante II, il sacerdote Barbato convinse il duca longobardo Romualdo a rinunciare al paganesimo; l’anno successivo, divenuto vescovo, Barbato fece abbattere il noce sacro edificando la chiesa di Santa Maria in Voto, sulle cui fondamenta sorge oggi la cappella della Madonna della Pietà. Nonostante la distruzione dell’albero originario, la credenza popolare alimentò l’idea che esso rinascesse continuamente in luoghi diversi, legando indissolubilmente il mito ai successivi processi per stregoneria in tutta Europa e radicando la figura locale della janara, termine derivato dalla dea Diana che evoca uno strato culturale ancora più antico di donne dedite a rituali lunari lungo i corsi d’acqua.

 3 Il MUSA e l’evoluzione rurale

L’itinerario si conclude presso il MUSA, il Polo museale della tecnica e del lavoro in agricoltura di Benevento, uno spazio espositivo del Ministero della Cultura ricavato in una suggestiva fattoria restaurata e circondato da un ampio paesaggio rurale. La struttura propone un’esperienza viva che connette la storia delle campagne ad attività contemporanee come il cicloturismo e il fitness, snodandosi attraverso dieci padiglioni espositivi. Il cuore della mostra è rappresentato da una rara collezione di trattori d’epoca provenienti da tutto il mondo, affiancata da installazioni multimediali, filmati didattici, proiezioni in 3D e la suggestiva Quadrisfera, strumenti che illustrano la radicale trasformazione dell’agricoltura operata dalla meccanizzazione. Il percorso museale non celebra solo il progresso tecnologico ma valorizza profondamente il lato umano e sociale della civiltà contadina, documentando la fatica dei braccianti, le ingegnose modifiche artigianali apportate ai macchinari e la conservazione di tecniche e prodotti agricoli in via d’estinzione. Questo straordinario impegno nella salvaguardia del patrimonio motoristico e rurale ha permesso al MUSA di ottenere l’ufficiale inserimento nella prestigiosa rete museale nazionale dell’A.S.I.

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