REFERENDUM. L’IMPORTANZA DEL GIUDIZIO DEL POPOLO

Con l’intervento del 18/03/2026, dal titolo “per una Magistratura libera e democratica”, ho cercato di spiegare asetticamente la proposta di modifica della Costituzione sul tema della Giustizia, oggetto del referendum confermativo, così concludendo: “Ma il merito di una riforma costituzionale non dipende da chi la propone, ma da ciò che contiene. Lo scrive Fioravante Bosco.

Il contenuto di questa riforma è compatibile con i principi del giusto processo, coerente coi modelli europei più consolidati e rispondente alle criticità del sistema giudiziario italiano che nessuno, nei fatti, contesta seriamente sul piano descrittivo. Il disaccordo non riguarda la diagnosi, ma piuttosto le soluzioni prospettate. Come addetto ai lavori, essendo stato prima sindacalista Uil e poi Funzionario pubblico, ritengo che le soluzioni proposte siano ragionevoli; come cittadino, credo valga la pena di provare, e quindi di votare SI al referendum costituzionale”.

Naturalmente, la mia idea non è stata sposata dalla maggioranza degli elettori: i cittadini italiani, esprimendosi a favore del NO col 53,74% dei voti validi, su circa 27 milioni di votanti, hanno decretato la cancellazione della legge costituzionale, che pur aveva avuto quattro letture favorevoli, ma da una sola parte del Parlamento, il centrodestra. Era ovvio che in tale situazione – ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, che prevede che non si fa luogo a referendum se una legge costituzionale venga approvata in seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti – scattasse il ricorso al voto popolare.

Ora, la spaccatura politica che si è creata sulla Giustizia tra il governo e l’opposizione, peraltro miracolosamente ricompattata, può essere sanata con una sola medicina: un accordo all’interno del Parlamento, metodo che dovrà valere per tutte le prossime ed eventuali leggi di riforma costituzionale, ma anche per le più importanti leggi ordinarie, la prima delle quali potrebbe essere quella elettorale.

Il tema della Giustizia, che resta irrisolto, va affrontato nei suoi punti essenziali in maniera condivisa. Oltre ai rapporti internazionali, un Governo deve saper usare quella diplomazia che consenta di progredire sui singoli contenuti istituzionali. Ricordo gli anni di piombo, quando a maggior ragione, democristiani e comunisti si combattevano senza colpo ferire, sapendo poi trovare quelle intese che portarono a leggi speciali ed emergenziali per combattere il terrorismo.

Senza un linguaggio comune che possa fare la differenza, è assolutamente impensabile continuare a fare “muro contro muro”, che si sa è caratterizzato da posizioni estreme, opposte e intransigenti, come sta accadendo anche sulla riforma costituzionale del Premierato, voluta fortemente dalla premier Giorgia Meloni.

Ci si fermi, prima che venga partorita una nuova Caporetto.

Fioravante Bosco già segretario generale della Uil di Benevento,

nonché Comandante del Corpo di polizia municipale di Benevento

ARTICOLI CORRELATI