ITALIA: STATO LAICO NON LAICISTA. INTERVENTO DI DON PIETRO D’ANGELO

RICEVIAMO e PUBBLICHIAMO
“Identità, legge e convivenza: perché l’Italia ha il dovere e il diritto di difendere il proprio patrimonio culturale e la propria radice cristiana?
L’Italia è un Paese democratico, laico e aperto, una realtà che ha costruito nei secoli un modello di convivenza fondato sul rispetto, sulla libertà individuale e sulla tutela delle minoranze. La presenza del Vaticano e la lunga storia cristiana hanno plasmato il tessuto culturale italiano molto più di quanto si creda. Le processioni, le feste patronali e i riti popolari non sono semplici manifestazioni religiose, rappresentano un patrimonio identitario che racconta chi siamo, come siamo cresciuti e quali valori hanno accompagnato la nostra storia. Questa identità non limita la libertà altrui perché nessuno è obbligato a condividere la fede che l’ha generata, ma è naturale che uno Stato la consideri parte essenziale della propria continuità culturale.
L’arrivo di persone provenienti da altre parti del mondo è un fenomeno che appartiene alla modernità e offre nuove opportunità di dialogo. Tuttavia la convivenza richiede un punto fermo che non può essere messo in discussione: chi vive in Italia, indipendentemente dall’origine, dalla cultura o dalla religione, deve rispettare le leggi italiane e accettare le tradizioni che appartengono alla comunità ospitante. Non è un principio di superiorità, è la condizione minima di equilibrio che ogni Paese adotta per garantire ordine pubblico e coesione sociale.
La libertà religiosa è garantita dalla Costituzione ma non implica il diritto di modificare lo spazio pubblico secondo regole proprie. Le norme italiane prevedono che manifestazioni e riti religiosi si svolgano nel rispetto dell’ordine pubblico e permettono alle autorità di negare o limitare eventi che potrebbero generare tensioni o interferire con la vita collettiva. La stessa legge tutela la neutralità degli spazi pubblici, motivo per cui nessuno può invocare eccezioni religiose per coprirsi il volto, pregare in strada o pretendere che lo Stato riconosca usi o abitudini estranei alla tradizione italiana.
Il principio è semplice e universale: quando si arriva in un Paese straniero ci si adatta alla sua cultura, mai il contrario. È ciò che accade a qualunque italiano che si trasferisce all’estero e vale allo stesso modo per chi arriva qui. L’integrazione si fonda sulla reciprocità, non sulla cancellazione delle identità. Le tradizioni italiane non sono negoziabili perché non appartengono a una singola comunità, appartengono alla storia della nazione.
La difesa del proprio patrimonio culturale non è un gesto di chiusura, è un atto di tutela verso ciò che definisce una società. Accogliere significa offrire spazio, non rinunciare alle proprie radici. La convivenza funziona quando ognuno porta con sé ciò che è, rispettando però il luogo che lo ospita. Un Paese che non protegge la propria identità, perde il punto di riferimento necessario per garantire rispetto, equilibrio e libertà a tutti”.
Don Pietro D’Angelo (teologo e prof. di storia e filosofia residente nel Comune di S. Nicola Manfredi(BN)

ARTICOLI CORRELATI