1. La fede cristiana è fede pasquale. Essa ha la sua origine, il suo nucleocentrale nel mistero pasquale. Con un’immagine ardita l’evangelista Giovanniscrive che “Gesù è l’Agnello che sta ritto in mezzo al trono … come immolato” (Ap 5, 6).È immolato perché ha dato la sua vita per noi sul legno della croce e ci hamostrato la misura de “l’amore più grande” (Gv 15, 13). È l’icona viventedell’amore di Dio per l’umanità. È ritto perché è tornato in vita per sempre e ciha mostrato l’infinita onnipotenza dell’amore del Padre che vince il peccato e lamorte. Da Cristo immolato, crocifisso e risorto ricevono forza tutti coloro chepercorrono la via della sofferenza e del dolore. La risposta di Dio al doloredell’uomo è l’averci dato Suo Figlio perché sia compagno nel dolore e nellamorte. Egli è venuto a soffrire e morire come noi e per noi. “Egli mi ha amato e hadato se stesso per me” (Gal 2, 20). Ognuno diventa, con il proprio dolore, affluentedi quel torrente di sangue scaturito dal costato di Cristo, Agnello immolato.2. “Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato ilterzo giorno” (1 Cor 15, 3-4). La risurrezione di Gesù è il più mirabile dei segni. Èlo stesso Gesù che lo indica con il segno di Giona ( Mt 16, 3). È con il Crocifissorisuscitato che riparte la storia della salvezza dell’umanità. Senza la suaresurrezione, la Chiesa avrebbe poco da dirci: “Se Cristo non fosse risorto, vanasarebbe la nostra fede” (1 Cor 15, 14). Il grande e misterioso evento della risurrezioneè l’evento per eccellenza, rivelato da Dio, operato dallo Spirito Santo,testimoniato dagli Apostoli e da moltissimi discepoli, accettato dal cristianoper fede. È anche un fatto storico ma comprensibile solo alla luce della fede.3. C’è un male che corrode l’umanità. È il male dell’egoismo a livello personalee sociale. Nel Documento conciliare Chiesa e mondo contemporaneo leggiamo:«Il progresso umano, che è un grande bene dell’uomo, porta con sé una grande tentazione:infatti, sconvolto l’ordine dei valori e mescolando il male con il bene, gli individui e i gruppiguardano soltanto alle cose proprie, non a quelle degli altri: e così il mondo cessa di essere ilcampo di una genuina fraternità… e l’operosità umana, ordinata al servizio di Dio edell’uomo, può diventare strumento di peccato… Se ci si chiede come può essere vinta tale mise-I – IL MIRABILE SEGNO DELLA RESURREZIONEII – IL MISTERO PASQUALEE L’ATTIVITÀ UMANA LIBERATA E REDENTA1revole situazione, i cristiani, per risposta, affermano che tutte le attività umane, che sonomesse in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall’amore disordinato di se stessi, devonovenir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della resurrezione di Gesù Cristo» (n.37).4. Carissimi, in tante occasioni ho segnalato le sofferenze, i mali, le emergenzepresenti nelle nostre comunità. Ma, contemporaneamente, sento forte ildovere di dare speranza, di invitare alla speranza. Non possiamo cedere allosconforto e alla rassegnazione paralizzante. La Chiesa è nel mondo e per ilmondo segno visibile dell’amore misericordioso del Padre, per il conforto e lapiena liberazione dell’uomo. Oggi giunge a noi l’annuncio di una grande gioia:Cristo nostra speranza, è risorto! È questo l’annuncio che rinnova completamentel’orizzonte dell’esistenza umana e della storia dell’uomo. La risurrezionecomporta la liberazione. Non si celebra la Pasqua se l’uomo “non fa la Pasquadi liberazione”.5. Con questo messaggio esorto, pertanto, ad aprire il cuore e gli occhi sulvolto dell’uomo sfigurato dalla povertà, dall’emarginazione, dall’esclusionesociale. In particolare, intendo porre l’attenzione sull’emergenza della disoccupazioneche è la prima sofferenza delle famiglie, degli adulti, dei giovani. Èquesto il problema che più pesa negativamente sulla persona e sulla famiglia etoglie a molti nostri figli la gioia di vivere. È questo il problema: il lavoro chenon sappiamo se verrà; come dare speranza nel futuro per crearsi una famiglia.È drammatico l’essere esclusi dal processo produttivo per opera dello stessocorpo sociale. In una società che non garantisce questo diritto-dovere essenziale,c’è da interrogarsi sul destino dell’uomo.6. In questo messaggio desidero riflettere sullo sviluppo e sul lavoro.Tutti siamo consapevoli di vivere in un’epoca di crisi complessa, dove sono inquestione le strutture portanti della vita sociale e il modello dello sviluppo coni grandi e profondi mutamenti anche per il lavoro. Alcuni sciaguratamente arrivanoad affermare che dove c’è più sviluppo, c’è anche più disoccupazione perchédiminuiscono i posti di lavoro. È questo il momento opportuno per gettarele basi di un nuovo progetto d’uomo e di un nuovo concetto di sviluppo, verificandoi mutamenti prodotti dalla tecnologia, dall’economia, dalla globalizzazionee ricostituendo un nuovo ordine economico internazionale, medianteuna riforma delle strutture dell’economia e della distribuzione del lavoro.7. Molti imprenditori sono convinti che senza orientamenti etici, senzaun codice morale con valori condivisi e comuni non si verificheranno i tantoinvocati cambiamenti. Naturalmente parlo da Pastore, cercando di interpretarele attese e i bisogni di chi non ha voce, pur nella consapevolezza di non avere2né la competenza né la capacità di discorrere e proporre soluzioni. Ma non sipuò tacere che qui è in gioco la dignità stessa dell’uomo, la sua possibilità di realizzarsi,la sua capacità di vivere nella società, la sua aspirazione alla giustizia ealla solidarietà. Il valore del lavoro non è solo economico, ma, prima di tutto èantropologico. La negazione del lavoro diventa negazione della dignitàdell’uomo stesso. Il lavoro è un dovere e un diritto. È una fonte di crescita vitale,sociale e morale della persona e dell’intera società. Per l’uomo il lavoro è unmezzo, un dovere per vivere e progredire nelle dimensioni di una perfezioneche trascende la realtà di questo mondo. Nella luce della fede il lavoro èun’attività dell’essere umano creato da Dio e redento da Cristo.8. L’Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno (SVIMEZ) nell’ultimorapporto (ottobre 2013) fotografa un Paese in recessione. L’Italia è fra lenazioni più lente a recuperare: nel 2012 il Pil nazionale è sceso del 2,4% , e negliultimi dieci anni, dal 2001 al 2012, il Pil nazionale è cresciuto del 1,6% medioannuo, rispetto al 14% della Francia, il 14,3% della Germania. Il Mezzogiornoha subito più del Centro-Nord le conseguenze della crisi, con una caduta fortedel Pil e dell’occupazione e le prospettive di ripresa sembrano lente e incerte.Si fa avanti un rischio concreto di consolidamento del calo dei consumi e dellaperdita dei posti di lavoro. Le ultime rilevazioni inchiodano la Campania nellamedia del 28,4% di disoccupati, con un tasso di disoccupazione giovanile,entro i 24 anni, salito al 48,2%. I ritardi da recuperare sono paurosi. In base allevalutazioni SVIMEZ nel 2012 il Pil è calato nel Mezzogiorno del 3,2%, oltreun punto in più del Centro-Nord, pure negativo (-2,1%).Alla provincia di Benevento la grande crisi di questi anni ha inferto pesanticolpi sul piano occupazionale e socio economico. Esaminando attentamente idati ISTAT, emerge che il tasso di disoccupazione dal 2012 al 2013 è schizzatodal 14,5% al 16,9%. Se poi andiamo a guardare il tasso di inattività, cioè la percentualedi persone in età lavorativa (15-64 anni) che non lavorano e non cercanolavoro, un indicatore molto importante per capire la mancata partecipazionedelle persone al mercato del lavoro, si rileva che esso nel 2013 è al 52,8%,collocando il nostro territorio tra le province italiane con le percentuali più alte(la media nazionale è al 36,4%). In questo valore si annidano – oltre agli studenti,alle casalinghe e ai ritirati dal lavoro – i tanti scoraggiati che non ricercano piùil lavoro, perché convinti di non avere alcuna chance di trovarlo, oppure unancor più preoccupante incremento tra le file del lavoro nero.III – EMERGENZA LAVORO39. Sogniamo un Sud diverso che lasci definitivamente alle sue spalle lapressione della protesta, la retorica del lamento. Non possiamo non denunciareche c’è bisogno di opportunità di lavoro e che la mancanza di occupazione èla prima emergenza. Il lavoro, valore centrale e fondamentale nella moraledella vita economica, merita più alta considerazione “perché è opera dell’uomo e perchédietro ogni lavoro c’è sempre un soggetto vivente: la persona umana. È da ciò che il lavorotrae il suo valore e la sua dignità” (Cfr. Giovanni Paolo II, Atti della Conferenzadell’OIL di Ginevra, 15 giugno 1982).10. Ogni giorno nelle mie udienze ricevo persone che lamentano il drammadi situazioni difficili per la mancanza di lavoro. Dalle nostre parrocchie,dalle famiglie, giunge il grido di dolore di adulti senza lavoro, o che hannoperso il lavoro, di giovani senza alcuna occupazione, degli anziani costretti avivere con pensioni minime. La situazione della nostra realtà sta diventandoesplosiva. È una situazione di disoccupazione endemica con il forte indebolimentoeconomico che pesa inesorabilmente sulle famiglie perché è accompagnatodall’insostenibile aumento del costo della vita.Aumenta continuamente il numero dei nuovi poveri. I pasti giornalieri allanostra mensa Caritas superano il centinaio. Il 25,8% dei nuclei familiari campanisi trova in condizioni di povertà relativa, è dunque evidente l’afflizione ditante persone e famiglie nella sempre più difficile congiuntura economica. El’effetto più disastroso è anche l’emigrazione di intere famiglie con uno spopolamentoche è diventato una emorragia, uno svuotamento inarrestabile,soprattutto nell’entro-terra. È messa in crisi sia la sopravvivenza civile dellanostra società e dei nostri comuni sia della nostra cultura. È veramente sconcertantenon avere speranze per il futuro. È un dramma che la coscienza civilee cristiana non può ignorare. Non è civile una società che lascia buona partedella sua popolazione senza lavoro.11. I giovani stanno molto a cuore all’Arcidiocesi di Benevento. Diversi gliinterventi realizzati anche attraverso il Progetto Policoro. Con il 2014 siamoentrati nell’ottavo anno di vita del progetto, che è “il sogno della Chiesa italiana peri giovani disoccupati del Sud”. Grazie all’impegno degli animatori di comunità, inpiena sintonia con l’azione degli Uffici diocesani competenti (Ufficio per i ProblemiSociali e Lavoro, Caritas e Pastorale Giovanile), si sta provando a darerisposte e sostegno ai giovani delle nostre comunità locali, che sono in cerca dilavoro e che hanno voglia di scommettere sui loro talenti per costruirsi un futuro.Nel tempo si cominciano a vedere anche i primi risultati: sono nate cinqueimprese, sotto forma di società cooperative. Alcune di queste iniziativeimprenditoriali sono ormai attive da alcuni anni, attraverso la concreta offerta4di servizi su svariati campi: da quelli legati all’intervento con i minori, all’editoria,al turismo religioso e ai disabili. Con i giovani cooperatori, nell’ambitodel Progetto Policoro, si effettua un affiancamento significativo nell’ottica dialimentare e motivare uno stile etico di fare economia. In maniera da testimoniare,in questo contesto difficile della vita sociale, un modo di fare impresadiverso da quello prevalente. Pur essendo lo sforzo della Chiesa locale quellodi realizzare “segni”, senza alcuna pretesa di risolvere un problema così grandeper la provincia di Benevento, cioè la disoccupazione giovanile, sono numerosii giovani che si rivolgono allo sportello del Progetto Policoro per un aiuto.In supplenza di livelli istituzionali locali, schiacciati dalle emergenze, ènecessario un ruolo più attivo delle componenti della società civile e delle organizzazionidi rappresentanza del lavoro e delle imprese. L’obiettivo è, allora,attivare quelle “coalizioni orizzontali”, per realizzare delle buone pratiche, poireplicabili.L’Arcidiocesi di Benevento promuove dal 2007, attraverso l’Ufficio per iProblemi Sociali e il Lavoro, in collaborazione con l’Università Cattolica delSacro Cuore e il Centro di Cultura “Raffaele Calabria” di Benevento, il Laboratoriodi formazione al bene comune CIVES. Attualmente è giunto alla settimaedizione, in virtù della sua cadenza annuale.12. Tutti auspichiamo che le politiche attive del lavoro, quelle occupazionalied imprenditoriali, e tutti gli strumenti normativi (contratti, patti, concertazione,progettazione ed attuazione di programmi), i contratti di lavoro parttime- a tempo indeterminato – interinale – corsi di formazione, la flessibilità inentrata a volte in condizioni di sfruttamento, possano determinare situazionifavorevoli per la creazione di opportunità di accesso al lavoro. Il lavoro atempo è stato programmato per dare maggiore occupazione a molti e non perlimitare l’occupazione a tutti. La flessibilità dà elasticità al sistema, ma deve portarepoi alla continuità e alla pienezza dell’occupazione. Occorre ricercareinsieme con intelligenza e competenza le cause per superare lo stato dolorosodi gravi forme di ingiustizia sociale ed economica.Un appello a quegli imprenditori che offrono lavoro in nero affinché escanodal sommerso. Il lavoro nero è una triste realtà con il suo carico di problemie di sofferenze. Un invito soprattutto a tutte le categorie, istituzioni, imprenditoriad attivarsi con più coraggio e creatività, sfruttando le risorse che ci sono einvestendo in energie e professionalità.IV – SOLIDARIETÀ PER IL LAVORO513. Ci dispiace constatare che tra classe dirigente – istituzionale e Paesereale ci sia, a volte, divaricazione, incomprensione, irritazione ed esasperazione.Ma si vuole ad ogni costo uscire dall’indecisione. Si affrontino con i fattitutti i punti caldi sospesi e tutte le preoccupazioni condivise: dal sistema previdenzialea quello giudiziario, da quello occupazionale a quello bancario, daquello politico a quello economico. Per ogni Governo la situazione occupazionaledovrebbe rappresentare una delle priorità.Il problema del lavoro, della disoccupazione, dello sviluppo del nostroMezzogiorno sta forse al primo posto nelle promesse e nel programma elettoraledi tutti gli schieramenti politici, ma poi il “problema – risorsa Mezzogiorno”viene sempre dopo, anche se il Sud rimane la nuova frontiera interna a cui guardareperché il Nord trovi spazio al suo sviluppo. E sappiamo tutti che proprioil problema del lavoro costituirà il banco di prova e di credibilità nell’immediatofuturo. Ma l’allarme suona per tutta l’Europa del Terzo Millennio.Bisogna ricordarsi che nel numero delle nazioni va aggiunta una in più, quellacostituita “dal popolo dei senza lavoro”.14 – Il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 30 Marzo 1995 a Siena, così affermava:“È l’ora di una nuova politica di solidarietà sociale che non sia assistenzialismo perchél’assistenzialismo di comodo è dannoso alla lunga per gli stessi assistiti… Si faccia dellasolidarietà il principio guida della politica economica … È arrivato il momento di riconciliarele ragioni della persona con quelle della comunità, la politica con il bene comune, l’economiacon l’etica, il capitale con il lavoro”. La Chiesa, da sempre, chiede maggiore giustizianel mondo produttivo, nel commercio, nella comunità internazionale, ponendoal centro l’uomo e le sue ragioni. Ci spinge l’amore all’uomo, alle nostrecomunità, all’avvenire delle famiglie, alla società, allo sviluppo. Non ci sarà solidarietàse mancherà il necessario investimento di risorse economiche edumane.Il mio augurio è che finalmente ci sia una svolta e che alle promesse ed aiproclami corrispondano impegni concreti dei cittadini e della società politicadirigenziale ed imprenditoriale nei confronti di tanta parte del popolo chegeme ed attende la legittima soddisfazione di diritti primari. Bisogna reagireconcretamente al dramma delle povertà. Finché ci sarà un solo uomo con ilvolto sfigurato dalla povertà, sarà lo stesso corpo sociale ad essere deturpato eferito, se è vero che quando soffre un membro del corpo, è tutto il corpo a soffrire.Per realizzare un vero sviluppo, nell’ottica del primato della politica, èpure necessario ripensare lo stato sociale, garantendo in ogni modol’elaborazione di autentiche politiche sociali. Il dominio dell’economia sullapolitica e l’avvento di alcune regole oggi indiscusse (liberalizzazione, deregola-6mentazione e privatizzazione) comportano competitività esasperata, concentrazionedella ricchezza ed emarginazione crescente, le quali conducono a privilegiarel’individuo e il suo successo, a scapito del cittadino e dei suoi diritti.15 – Pur cosciente dei nostri limiti, lancio un appello a tutte le forze politiche,ai sindacati, a tutti gli attori locali impegnati e a chi può investire parte delproprio denaro, perché s’intraprenda ogni iniziativa per dare a tutti un lavorodignitoso. Non sono mancati tentavi esemplari, ma occorre uno sforzo maggiorea livello legislativo, imprenditoriale, culturale, per portare avanti programmie piani di lavoro concreti ed operativi e per suscitare capacità di crearelavoro e nuova occupazione. Auspichiamo, in particolare, la realizzazionedelle iniziative programmate nel comparto agricolo, agroalimentare, archeologicoe dell’ambiente, turistico, industriale, commerciale e dei servizi, per fardecollare l’economia locale. Convertiamoci al Vangelo di fraternità. Viviamosecondo il Vangelo di Gesù Crocifisso e Risorto. Pasqua è liberazione. Rimuoviamo,per quanto sta in noi, le cause inique che generano ingiustizia e povertà.Abbandoniamo quelle “strutture di peccato” create dal nostro egoismo. Condividiamo,con tutti, progetti di solidarietà e di fratellanza. La Pasqua ci invita allasperanza e alla gioia, ci assicura che Gesù cammina con noi, condividendo lenostre sofferenze, impegnamoci con la Sua luce, forza e grazia per un avvenirenuovo, per una società rinnovata, per un’umanità liberata, più fraterna e piùsolidale.Coraggio e auguri a tutti di BUONA PASQUA nel Signore Risorto!Dal Palazzo Episcopale, 25 marzo 2014* Solennità dell’Annunciazione del SignoreAndrea MUGIONEArcivescovo Metropolita di Benevento




































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