Covid. Report Gimbe, rallenta discesa contagi in ultimi 7 giorni (-14,8%)


“Rallenta la discesa dei nuovi casi settimanali” di Covid. Negli ultimi 7 giorni è stata pari a “-14,8% rispetto a -27,5% della settimana precedente”, fa notare Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe citando i dati dell’ultimo report, relativo al periodo 11-17 maggio.

I contagi settimanali “si attestano a quota 244 mila con una media mobile a 7 giorni che sfiora i 35 mila casi giornalieri”.

Il report registra comunque una riduzione percentuale dei nuovi casi in tutte le regioni, ma si spazia dal -0,1% della Sardegna al -22,7% della Calabria.

In calo anche i decessi (763 contro 842), che segnano un -9,4% (38 sono riferiti a periodi precedenti).

Rispetto alla scorsa settimana, in 4 province si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi (Rimini +0,4%; Biella +1,7%; Bologna +3,2%; Nuoro +32,7%), in 103 invece una riduzione (dal -1,6% di Cuneo al -39,1% di Vibo Valentia).

L’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti solo in 17 Province: Chieti (741), Salerno (647), Nuoro (640), Pescara (638), Sud Sardegna (620), Ascoli Piceno (605), Crotone (603), Cagliari (600), Teramo (594), Avellino (588), Oristano (571), Campobasso (571), Benevento (559), Terni (543), Bologna (537), L’Aquila (531) e Fermo (51).

Il monitoraggio indipendente della Fondazione rileva che i nuovi casi nell’ultima settimana sono calati dai precedenti 286.350 a quota 243.932.

In calo di circa 115mila unità anche i casi attualmente positivi (-10,7%, pari a 967.401 contro 1.082.972 della scorsa settimana), e le persone in isolamento domiciliare (959.599 vs 1.074.035, -10,7%).

In calo del 13% i ricoveri con sintomi (7.465 vs 8.579, cioè oltre mille in meno) e del 5,9% le terapie intensive (337 vs 358).

Le evidenze scientifiche internazionali dimostrano che la protezione vaccinale nei confronti della malattia grave” Covid “inizia a calare dopo 120 giorni dalla somministrazione del booster. Sebbene questo dato non sia mai stato enfatizzato dai report istituzionali, in Italia, a partire da metà febbraio, si rileva un progressivo aumento del tasso di mortalità negli over 80 (da 28,8 a 40,1 decessi per 100 mila persone) e – seppure in misura minore – nella fascia 60-79 anni (da 3,4 a 4,9 decessi per 100 mila persone), con conseguente numero assoluto di decessi molto elevato nelle fasce più anziane della popolazione, in particolare negli over 80”. Complessivamente, si legge, nelle persone vaccinate contro Covid con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 16,8-48,2%): fanno eccezione la fascia 5-11 anni per la quale le diagnosi tra i vaccinati segnano un +33,9% rispetto ai non vaccinati e la fascia 40-59 con un +0,5%. In tutte le fasce d’età si riduce soprattutto l’incidenza di malattia grave (del 27,4-78,9% per ricoveri ordinari; del 45,8-78,5% per le terapie intensive) e decesso (del 47,1-100%).

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